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Vinitaly, in gran spolvero le etichette parmigiane

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Sandro Piovani
Un’euforia strana. Ecco la prima sensazione che arriva entrando a Vinitaly 2013. Tanta gente, tanti espositori. Quasi come se la crisi economica globale e del settore in particolare non fossero un problema per gli oltre 4.200 espositori, in arrivo da più di 20 paesi, che occupano uno spazio di quasi centomila metri quadrati. Tutto a disposizione dei quasi centocinquantamila visitatori, tra buyers, addetti ai lavori e semplici appassionati che arrivano alle Fiere di Verona. E c’è anche Parma: quattro stand ufficiali nel padiglione Emilia Romagna e altre tre aziende che aderiscono a stand comprendenti più aziende. Parma c’è con prodotti ed idee nuove, per provare, tra qualità e marketing ad affermarsi definitivamente nel panorama enoico italiano ed internazionale. Il padiglione dell’Emilia Romagna, del resto è uno dei più visitati, anche perché praticamente tutti gli stand abbinano ai loro vini i prodotti della regione, soprattutto salumi e formaggi. Il viaggio sensoriale riguarda dunque il vino ma non solo. E questa è una grande attrattiva per i visitatori.
Monte delle Vigne
 Un’accoglienza che funziona soprattutto negli stand parmigiani. Il presidente Paolo Pizzarotti conferma quella sensazione di “voglia di ripresa” che si respira a Vinitaly: «E’ vero e mi sembra giusto. C’è questa voglia di divertimento che inevitabilmente è legata al vino. Credo che possa essere un Vinitaly importante per superare la crisi. Vedo che ci sono molti operatori interessati, c’è molto movimento, anche dall’estero. Mi sembra molto positivo». Già, il vino e la gestione di un’azienda. Ma c’è anche la passione di un imprenditore pronto ad investire in questi momenti di crisi generalizzata. «In effetti questo è un investimento importante, un investimento nel quale abbiamo sempre creduto e crediamo ancora. Per cui proseguiremo in modo deciso con il nostro impegno». Monte delle Vigne ha presentato un nuovo vino nato da uve di cabernet franc. «E’ un’idea che nasce da lontano – spiega il wine-maker Andrea Ferrari -, favorita dal terroir e da vinificatore ho pensato che potesse starci questo cabernet franc lavorato in purezza. Un vino che non è molto diffuso ma ha delle caratteristiche straordinarie. Soprattutto per quei consumatori che hanno già fatto un certo percorso. Un vino che intriga molto».
Cantine Ceci
 Anche le cantine Ceci di Torrile portano a Vinitaly molte nuove idee. Dalla «wine color teraphy» alla «bottiglia-lavagna». Partendo però dai riconoscimenti ottenuti nei vari concorsi della manifestazione. «E’ un’annata incredibile per noi - spiega soddisfatto Sandro Ceci -, perché l’Otello ha vinto i primi cinque posti qui a Verona. Mai accaduto nella storia. Senza dimenticare che quest’anno è il bicentenario della nascita di Verdi. E noi rappresentiamo Parma nel mondo coi nostri vini da Terre Verdiane a Otello. E abbiamo organizzato un meraviglioso “flash-mob” con soprani e tenori». Ma la cantina di Torrile è sicuramente leader anche in termini di marketing. «E’ vero, ci piace provocare - prosegue Sandro Ceci -, così abbiamo puntato su idee nuove. Caravaggio diceva  che “quando non c’è energia, non c’è colore, non c’è forma e non c’è vita”. E noi abbiamo pensato alla “wine color teraphy”. Il vino e i colori insieme creano benessere». E poi la bottiglia da disegnare. «Ha un rivestimento esterno, senza etichetta, di graffite. E’ una lavagna. Con tanto di gessetti e cancellino. A tavola è importante anche il divertimento e uno può fare una dedica, far disegnare i figli, annotare una data per esempio».
Ariola
 Vinitaly importante anche per Ariola e Marcello Ceci. Freschi di riconoscimenti importanti, a livello nazionale e regionale (il lambrusco Marcello è il miglior vino d’Italia secondo il critico Luca Maroni ndr). Con lo stand affollato di curiosi. «In questo momento di crisi generalizzata, possiamo dire che fortunatamente è un po’ il momento dei nostri vini - spiega Marcello Ceci -. La gente cerca vini frizzanti, fruttati e facili da bere. Un modo di bere al quale vogliamo avvicinare anche i giovani per allontanarli da quei cocktail molto alcolici e pericolosi. Insomma vini semplici e adatti a chi inizia a bere». Anche Ariola propone importanti novità. «Abbiamo cercare di ringiovanire il nostro packaging dell’Intrigo, vino già destinato ai più giovani, ora in bottiglie più adatte ad un pubblico così». 
Antica Corte Pallavicina
Luciano Spigaroli deve quasi respingere la calca che si affolla davanti al suo stand. Non solo vino, visto che agli avventori offre culatello, salame senza conservanti, strolghino e coppa di maiale nero. Tanto che vien da chiedersi (e chiedergli) se c’era proprio bisogno di mettersi a produrre vino. «Siamo curiosi. Nella bassa uno curioso è uno un po’ strano, che ha tante idee. Con mio fratello Massimo, che è quello più creativo, abbiamo pensato di chiudere un cerchio. Tornando alle radici, producendo ancora quello che veniva fatto nella nostra zona. E c’era anche il vino. E stiamo ottenendo risultati importanti». E quest’anno c’è la novità del primo vin o fermo di casa Spigaroli. «Sì, il Carlo Verdi, dal nome del padre del famoso Giuseppe. Un rosso quieto ottenuto da uve autoctone del podere di Vidalenzo che appunto era di proprietà del padre di Giuseppe Verdi. Ma non ci fermeremo qua».

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