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Pizzarotti: «Ricandidarmi? Ci sto pensando»

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Il direttore della «Gazzetta» Michele Brambilla intervista il sindaco di Parma. I programmi per il 2016 e il 2017

Michele Brambilla

Ho conosciuto Federico Pizzarotti alla fine del 2012. Il giornale per cui lavoravo, La Stampa, aveva selezionato cinque «italiani dell'anno» da intervistare e lui era stato scelto per la sezione «politica». Non aveva ancora fatto molto, come politico, essendo un esordiente. Ma era il primo «grillino» (allora si usava chiamarli così) che diventava sindaco di una città importante. Si sarebbe rivelato una meteora o la prima parte di una valanga destinata ad abbattersi sulla politica italiana? Pizzarotti sarebbe stato l'apripista di un governo Grillo a Roma? Nessuno lo sapeva, ovviamente.

Venni così a Parma, pieno di curiosità, a intervistare questa specie di oggetto misterioso, di alieno della politica. Ci incontrammo nella stessa stanza del Palazzo comunale in cui ci vediamo adesso; ci sedemmo attorno allo stesso tavolino; lui era vestito allo stesso modo, in maglione, e come adesso aveva al suo fianco il fedele portavoce Marcello Frigeri. Anche allora era la vigilia di Capodanno. Certo la vita è strana: ci sono cose che sembrano ripetersi.

Eppure, molto è cambiato da allora. Ad esempio: adesso, prima di entrare nella sala del sindaco, vengo ricevuto da un «cerimoniere», figura che immagino non fosse, tre anni fa, neppure nel vocabolario del Movimento Cinque Stelle. Ma questa è solo la diversità immediatamente visibile. Quella meno visibile, ma più di sostanza, è che oggi ho di fronte un politico. Non so se lui lo consideri un complimento o un'offesa. Ma direi che il «ragazzo» pescato da Grillo sul web è diventato un politico.

Signor sindaco, questo è il suo quarto Natale da primo cittadino di Parma.

«Sì, e credo che sia il primo in cui non sento lamentele. I primi feedback dai commercianti mi sembrano buoni. Certo dicono che c'è ancora la crisi: ma mi paiono tranquilli. È una cosa che fa ben sperare. Ho la percezione che ci sia un po' più di ottimismo».

La nostra percezione invece è che per uscire da questa crisi il percorso sia ancora molto lungo.

«Guardi, lo penso anch'io. Ma penso anche che tutti quanti ci dobbiamo mettere in testa una cosa: i percorsi verso i miglioramenti, in tutti i campi, non possono che essere lenti e faticosi. Posso farle un esempio citando Achille Lauro?».

Il sindaco di Napoli che in campagna elettorale regalava una scarpa prima del voto e l'altra dopo essere stato eletto?

«Proprio lui. L'altra sera in tv guardavo Rai Storia, una delle pochissime trasmissioni che mi interessano. Parlavano di Lauro, appunto. Un sindaco amatissimo: aveva rifatto il porto, le fognature, le strade. Poi però ha lasciato a Napoli un debito di trenta miliardi di lire di allora».

Ma perché mi parla di Lauro?

«Perché la sua vicenda insegna che bisogna diffidare di chi promette soluzioni immediate. Sa qual è uno dei problemi del nostro tempo? È che abbiamo perso il senso prezioso della pazienza. Vogliamo tutto subito. Ma secondo lei, perché oggi il prosciutto di Parma e il parmigiano reggiano sono famosi in tutto il mondo? Perché dietro ci sono secoli di lavoro fatto con amore e pazienza. Solo con il tempo si ottengono grandi risultati. Pensi a certe grandi aziende familiari: oggi sono quelle che sono perché per generazioni e generazioni hanno tramandato saldi principi. La speculazione per vendere di più ti può pagare nell'immediato, ma non a lungo termine».

Tutto questo per rispondere in anticipo alla domanda che le avrei inevitabilmente fatto, e cioè: d'accordo che avete ripianato il debito, ma quando cominciate a investire sul futuro di Parma?

«Se non avessimo dovuto lavorare sodo, tre anni, per rimediare ai guasti che ci hanno lasciato in eredità, avremmo cominciato prima. La prima urgenza era rimettere a posto i conti del Comune. Siamo orgogliosi di averlo fatto. E oggi possiamo dire che la città, anche se lentamente, riparte. Per il 2016 abbiamo stanziato 43 milioni per le opere pubbliche; in totale, 64 milioni per il triennio dal 2016 al 2018. E per il 2017 speriamo di avere ancora più soldi a disposizione».

Come spenderete questi 43 milioni?

«Intanto, rivalorizzando le cose belle che ha Parma: piazza della Pace, il parco Ducale, via Mazzini. Sono tutti lavori che faremo nella primavera-estate dell'anno che viene».

«Faremo» è il tipico verbo che voi contestate ai cosiddetti vecchi politici. Lo chiamate effetto-annuncio.

«No, senta: la differenza è che altri, anche qui a Parma, hanno campato annunciando cose che poi non hanno mai fatto. Io annuncio, o meglio comunico, solo lavori certi, con finanziamenti certi. Se non ho i soldi, non annuncio niente».

La Pilotta, il parco Ducale, via Mazzini: tutto in centro?

«Certo che no. Il centro è il motore turistico e va valorizzato, anche in vista delle manifestazioni per Parma capitale del gusto. Ma facciamo molta attenzione anche a chi vive nei quartieri periferici. Le faccio un po' di esempi così, a pioggia. A San Prospero toglieremo i semafori per mettere una rotonda. Riqualificheremo il Parco Tommy e la piazza di Vicofertile, abbiamo in programma interventi per favorire la socialità a Corcagnano e Porporano... Quanto alle scuole, rifaremo la palestra Anna Frank, che non era a norma antisismica, e tanti altri interventi per un totale di sette milioni nel 2016, dopo che ne abbiamo già spesi altrettanti quest'anno».

E per la cultura?

«Sono già stanziati i fondi per la sistemazione dell'Arena Shakespeare al Teatro Due; finiremo le coperture al Teatro al Parco; al Regio rifacciamo dei motori che non sono più a norma da dieci anni; ricostruiamo la Biblioteca di Alice nel quartiere Pablo. Poi ci sono molti altri lavori già annunciati che nel 2016 saranno ultimati: la riqualificazione dell'ex Ostello alla Cittadella, che diventerà una struttura per le famiglie e per il tempo libero; e naturalmente i lavori al San Paolo, che sarà la sede dell'Unesco, e all'Ospedale Vecchio».

Il Teatro dei dialetti?

«Ecco, vede, quello è un perfetto esempio di opere che vengono cominciate senza avere i soldi per finirle. Mi piange il cuore lasciarlo così, ma ci sono altre priorità. Non c'è una richiesta da parte della città per un teatro dedicato ai dialetti».

Gli spettacoli in dialetto possono essere ospitati da altri teatri, mi sta dicendo?

«Esattamente. Veda, la cosa da evitare sono i lavori inutili. Le faccio un altro esempio. Nel 2016 metteremo a posto il Ponte romano. In effetti era messo male. Ma metterlo a posto per lasciarlo poi alla mercé, magari, di chi va lì a sporcarlo, sarebbero soldi buttati via. E allora abbiamo deciso di affidarne gli spazi circostanti all'università, che ne farà una sede didattica. Ogni opera deve avere una funzione certa».

A proposito di ponti e di funzioni: che fare con il Ponte Nord?

«Da tre anni chiediamo al governo una deroga per poterlo utilizzare non più come piazza aperta ma come edificio. Sarebbe il terzo ponte abitato d'Italia, dopo il Ponte Vecchio e quello di Rialto. Stiamo valutando un utilizzo che abbia a che fare con l'enogastronomia. Ma anche se può sembrare strano, solo il governo ci può dare questa deroga. Non un ministero: dico proprio il governo».

Dicevamo del riconoscimento dell'Unesco: Parma capitale del gusto. È la grande occasione del 2016?

«È l'occasione per ripresentare Parma al mondo per quello che vale. Vogliamo portare qui tanti stranieri, ma anche creare le condizioni per poter poi essere noi a girare il mondo esibendo un biglietto da visita rinnovato. Penso che quest'anno passato abbiamo cominciato a seminare in questo senso. Expo ci ha aiutato ad allacciare nuove relazioni. Qualcuno sorride quando cito il presidente del Ghana: ma è un capo di Stato che quest'anno è venuto in Italia e ha incontrato tre persone: Mattarella, Renzi e me. Non voglio dire che è venuto qui per incontrare Federico Pizzarotti, sia chiaro: è venuto qui per conoscere Parma. Vuole promuovere la coltivazione di pomodori nel suo Paese, ed è venuto a Parma per vedere come si fa. Quanti sanno che Parma è un'eccellenza mondiale per la coltivazione dei pomodori? Pochissimi. Perché non ci sappiamo "vendere" bene. E allora: pensiamo a quante altre eccellenze abbiamo da riscoprire, per portarle poi in giro per il mondo».

Senta, sindaco, torniamo al discorso della cultura. Lei ha detto che metterete a norma dei motori del Regio. Delle carrucole, se non ho capito male. Ma il problema del Regio è il cartellone. Quando rivedremo opere di livello?

«Capisco che cosa vuol dire. So delle critiche che vengono da alcune persone. Ma devo dirle che, anche qui, la memoria è corta. Di quale stagione d'oro parlano certi nostalgici? Nel 2001, con tutti i soldi che c'erano, ci sono state recite interrotte dai fischi, talmente era basso il livello. Noi abbiamo lavorato con budget dimezzati, ancora oggi abbiamo mezzo milione all'anno da pagare tra rate e debiti. Vogliono i grandi artisti? Li vorrei anch'io. Ma i grandi artisti costano. Detto questo, pur con meno soldi, oggi facciamo molti più spettacoli di prima. Stiamo lavorando in un modo diverso rispetto al passato, e spiace che non lo si colga».

Il Festival Verdi?

«Ovviamente non avere il milione in più dal governo ci penalizza. Ma inseguiamo ugualmente l'obiettivo di attirare gente dall'estero, per non fare del festival un evento locale. E per l'edizione 2016 abbiamo già venduto più di mille biglietti a turisti stranieri».

Veniamo a un tema attualissimo: l'emergenza smog.

«È un altro esempio di come sia assurda la logica del tutto e subito. Adesso il ministro convoca i sindaci per riunioni urgenti. Urgenti? Ma dieci anni fa non lo sapevano che senza una politica energetica nuova saremmo arrivati a questo punto? Noi abbiamo limitato più di altri comuni l'ingresso alle auto in centro, e alcuni commercianti ci hanno fatto causa. Ma allora io dico che dobbiamo scegliere: se vogliamo combattere lo smog, dobbiamo rinunciare a qualche comodità. Me lo lasci dire: Parma ha un servizio di autobus molto più efficiente di città simili e vicine, ma viene utilizzato troppo poco. Mi metto in discussione anch'io: non sono riuscito a far capire ai parmigiani che spostarsi in bus non solo è più conveniente, ma è anche altrettanto veloce che spostarsi in auto. Pensi solo alla ricerca di un parcheggio. Il tempo impiegato per spostarsi in autobus è lo stesso di quello impiegato per spostarsi in macchina. È la percezione che cambia».

Anche i furti negli appartamenti e gli spacciatori per strada sono una "percezione"?

«Non voglio banalizzare il tema della sicurezza. Noi facciamo quello che possiamo: vorrei assumere cento vigili all'anno, ma ho la possibilità di assumerne solo dieci. Li assumiamo, ed è già qualcosa. È vero che i vigili hanno anche altre funzioni, ma avere un po' di polizia municipale in strada ha anche un effetto visivo deterrente. Poi stiamo installando telecamere in via San Leonardo e in via Savani. Ma voglio essere chiaro: le indagini non spettano al Comune. La vigilanza e la prevenzione nelle strade spettano alle forze dell'ordine».

Quindi la poca sicurezza è colpa di polizia e carabinieri?

«No. Anche loro devono fare i conti con i pochi mezzi che hanno a disposizione. Le assunzioni di agenti calano e quelle non molte forze che ci sono, sovente vengono destinate ad altre necessità, come l'allarme terrorismo per il Giubileo. Aggiunga che poi, molto spesso, anche arrestare un ladro o uno spacciatore diventa praticamente inutile. Pensi a uno straniero che viene espulso perché sorpreso a rubare o spacciare: di fatto resta in Italia e nessuno ha il potere vero di mandarlo via. Quello della sicurezza è un tema delicato. Chi sbraita contro di noi è stato al governo vent'anni e non ha risolto nulla. E poi, posso dire una cosa anche sui cittadini?».

Dica.

«Mi permetto di dire che molti si lamentano, anche su Facebook dove postano delle foto di spacciatori, ma quasi nessuno fa denuncia. E ancora: se ci sono tanti spacciatori, è anche perché ci sono tanti consumatori di droga, più di quanti non ce ne fossero alcuni anni fa. Quindi qualcosa deve essere cambiato, nella nostra società, se così tanta gente fa consumo di stupefacenti, e dovremmo lavorare anche su questo cambiamento. Vede? Anche qui, il problema non può essere trattato come un'urgenza. Servirebbe una strategia a lungo termine».

Vorrei far da portavoce a una delle lamentele più diffuse: la raccolta dei rifiuti. Molti dicono che siete troppo rigidi negli orari di raccolta; che costringete i cittadini a essere in casa in orari in cui sono al lavoro. Così si è costretti a esporre in strada i sacchi della spazzatura ore e ore prima. Il risultato è che la città è piena di immondizia a vista, e i cittadini rischiano multe pesanti senza avere alcuna colpa.

«Mi permetto di dire che chi sostiene queste cose non è informato. Abbiamo più ritiri delle altre città. Per esempio: in centro facciamo due passaggi alla settimana per il ritiro dell'indifferenziata: Mantova ne fa uno. E comunque: se uno non può essere a casa nell'orario del ritiro, può andare a portare i sacchi alle ecostazioni: ce ne sono quattro in città, e altre quattro le aggiungeremo presto nella cintura attorno al centro. Si può andare alle ecostazioni a qualunque ora e lasciare i sacchi: il servizio è gratis per la plastica, la carta e i barattoli, mentre il deposito dell'indifferenziata costa settanta centesimi. In centro, poi, nei giorni in cui non c'è il ritiro passa un camioncino, l'eco-wagon, e si può raggiungerlo dove parcheggia per depositare i propri sacchi. Tutto questo mantenendo tariffe tra le più basse dell'Emilia Romagna. Qualcuno ha nostalgia dell'immondizia lasciata ai lati dei cassonetti pieni? Nessuno si ricorda che accanto ai cassonetti si metteva di tutto, frigoriferi vecchi compresi?».

Forse se scegliesse altri metodi, oltre a Facebook, per comunicare, i cittadini sarebbero più informati, non pensa?

«Non comunico solo via Facebook. I social mi permettono di veicolare un certo tipo di messaggi. Hanno pro e contro. A volte diventano un bar allargato».

È vero che lei su Facebook censura le critiche?

«No, io censuro gli insulti: contro chiunque siano diretti. Le offese e gli stalker seriali. I social purtroppo alimentano comportamenti che, di persona, nessuno si permetterebbe mai».

Sindaco, l'anno che arriva sarà una lunghissima campagna elettorale?

«Direi di sì, purtroppo. Abbiamo già i primi annunci. Dico "purtroppo" perché la città avrebbe bisogno di politici con la testa sulle cose da fare, non sulle proprie candidature. È questo atteggiamento che ha allontanato i cittadini dalle urne».

Ma ci sarà anche lei, in campagna elettorale.

«Io lavorerò per concludere nel miglior modo possibile il mio mandato e per progettare il futuro».

Ma si ricandiderà.

«Prima del 2017 dobbiamo pensare al 2016. Ad ogni modo alla città servirebbe sicuramente continuità. Questo vale non solo per Parma, ma per tutti i comuni, direi anche che pure qualsiasi azienda privata ha bisogno di continuità. Quindi è normale pensare se ricandidarsi».

Nel caso, la gente si chiede con chi.

«Posso capire, ma al momento è più importante continuare a lavorare con una prospettiva di continuità, che vuol dire dare alla città una direzione verso una maggiore unità; verso una politica con meno scontri. Io metto la città davanti a tutto. E questo mi è stato riconosciuto sia a livello regionale che nazionale».

Ma non dal Movimento Cinque Stelle?

«In effetti c’è una parte del movimento che non vuole fare emergere i risultati positivi di Parma, ad esempio il riconoscimento Unesco».

E perché?

«Probabilmente perché vedono le mie opinioni sui temi nazionali come critiche fine a se stesse, non capendo che sono invece riflessioni costruttive. Io penso che il confronto e il dibattito siano un valore aggiunto della politica, e che su questo servirebbe uno scatto di maturità. Mentre c’è una grande parte del movimento che vede ancora Parma come un punto di riferimento di buona politica. Ma al di là dei temi nazionali, per me il tema rimane la città. Bisogna saper unire le forze positive di Parma».

Ci salutiamo scambiandoci gli auguri di buon anno. Penso che Pizzarotti sia ormai «un politico» perché l'ho trovato molto più preparato di quando ha cominciato: e anche perché come molti politici è diventato assai reattivo alle critiche. Chi governa, impara presto che governare è più difficile, e a volte ingrato, che stare all'opposizione.

E penso pure a quella domanda che mi ponevo tre anni fa: se Federico Pizzarotti sarebbe stato una meteora o l'apripista di Grillo. Evidentemente, né l'uno né l'altro. A dimostrazione che la vita, oltre che strana, è imprevedibile.

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  • Remo

    02 Gennaio @ 15.21

    Mara Colla for President!(scusate...per Sindaco, sarebbe un gradito ritorno! ;-)

    Rispondi

  • GUIDO

    01 Gennaio @ 19.01

    ddddd

    Rispondi

  • Jack

    01 Gennaio @ 18.55

    Che i conti siano risanati è opinabile e da dimostrare e meriterebbe un discorso lungo. Certamente è opera dei due assessori al bilancio (tecnici, non certo grillini) che con competenza hanno lavorato evidentemente. Perché non abbassano tasse e tariffe comunali (a cominciare dagli asili) dato che i conti sono a posto?

    Rispondi

  • SILENZIOSO

    01 Gennaio @ 18.47

    Il neo-direttore della GdP ha dedicato 2 pagine del quotidiano ad una delle persone più irrilevanti e insignificanti (ma dannose) degli ultimi 50 anni. Se il direttore dello storico quotidiano non trova di meglio....anche questo forse è un segno del declino di questa città.

    Rispondi

    • 01 Gennaio @ 19.01

      REDAZIONE GAZZETTADIPARMA.IT - Se c'è un segno del declino di questa città è semmai nella banalità del tuo commento, per il quale non sto neppure a disturbare il direttore. La persona che tu descrivi infatti è - comunque la si giudichi -il sindaco di questa città: tu dici che un giornale (che sia di Parma o di Brescia o di Siracusa) debba ignorare ciò che dice o che pensa il sindaco della propria città? Spero solo che tu abbia fatto le ore piccole per Capodanno, e che la stanchezza possa quindi spiegare queste tre righe...... (Gabriele Balestrazzi)

      Rispondi

      • SILENZIOSO

        01 Gennaio @ 21.11

        Niente stanchezza e niente ore piccole. Confermo in toto e aggiungo : a) il sindaco parla in continuazione su altri media b) i quotidiani, secondo il credo dei grillini, dovrebbero chiudere in quanto tutti i giornalisti sono servi del regime e fanno disinformazione c) ci sono squadracce, che ricordano assai da vicino i manganellatori e i dispensatori di olio di ricino, organizzate per ingolfare di insulti e vituperii le pagine FB proprio della GdP (vedi ultimo esempio sul "cosa si potrebbe fare coi 100.000 euro di Moroder") quando queste danno spazio a critiche dei cittadini nei suoi confronti d) la GdP c'era prima e ci sarà dopo Pizzarotti, è il giornale dei suoi lettori e questi ultimi, a grande maggioranza (come dimostrato nelle ultime due tornate elettorali) , non gradiscono chi ha reso questa città una latrina e vorrebbe insegnare a stare al mondo a tutti quanti e) i lettori della GdP non credo siano interessati ai pareri di un guru da strapazzo che pretende di salvare il mondo

        Rispondi

  • Parma

    01 Gennaio @ 17.27

    Io spero proprio che Lei si ricandidi caro Capitan Pizza (e non ho dubbi che lo farà), così potremo finalmente redimerci dal maldestro voto che Le abbiamo dato nel 2012. Purtroppo non La conoscevamo. E siamo in tanti, Le assicuro. Ora invece sì e questa intervista ci conferma chi è Lei: un ologramma, come direbbe Grillo. Che a Bologna (Bonaccini) e a Roma (Lotti) apprezzino il suo lavoro non Le basterà, perché a decidere saranno i parmigiani e questa volta non si sbaglieranno!

    Rispondi

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