VIOLENZA SESSUALE

Medico sotto accusa, ora lo denuncia una 17enne

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Il chirurgo dell'obesità già imputato per violenza sessuale aggravata contro cinque pazienti? Deve fare i conti con una nuova denuncia. E questa volta a querelarlo, è una ragazza che avrebbe subito molestie quando aveva solo 17 anni. Leggi i dettagli.

Georgia Azzali

Sono passati tanti anni. Troppi, potrebbe obiettare qualcuno. Ma ci sono pagine nere della vita che cerchi di strappare invece di leggerle a voce alta. Poi, se non hai nemmeno un pezzo di carta in mano, perché non ti sei fatta fare la fattura per risparmiare un po', tutto diventa ancora più complicato. E Stefania (il nome è di fantasia, ndr), reggiana, ha trovato solo ora la forza di raccontare ciò che le sarebbe successo un giorno di settembre del 2007, quando aveva solo 17 anni. Un nuovo, un altro nome, che si aggiunge alla lista delle donne che hanno già denunciato il medico parmigiano, 62 anni, specializzato nella chirurgia delle pazienti obese, che continua a respingere ogni accusa, anche dopo che il pm Daniela Nunno ha chiesto il rinvio a giudizio per violenza sessuale nei confronti di cinque pazienti.

Come le altre, Stefania, con decine e decine di chili addosso. E allo stesso tempo «diversa», perché allora era poco più di una ragazzina. Alcune settimane fa si è rivolta a «La Caramella Buona», l'associazione reggiana da anni in prima linea nella lotta contro la pedofilia, e nei giorni scorsi, assistita dall'avvocato Donatella Ferretti, ha depositato la querela.

Pagine in cui Stefania racconta di quegli incontri con il medico. L'aveva trovato navigando su internet, il nome di quel professionista, con uno studio privato e, fino a poco più di un mese e mezzo fa, quando è stato «sospeso» dalla struttura, una collaborazione professionale con una clinica privata parmigiana. «Alla prima visita, avvenuta in giugno, fui accompagnata dai miei genitori - si legge nella denuncia -. Tutti fummo conquistati dal suo modo di fare paterno. Mi disse che dovevo avere fiducia in lui, che intendeva instaurare un rapporto che andava oltre il classico rapporto medico-paziente, perché, se mi fossi fatta guidare da lui, mi avrebbe fatto diventare bellissima».

E' rassicurante. Gentile. La saluta con «tre bacetti sulla guancia». E le suggerisce di seguire un percorso psicologico prima dell'operazione. E Stefania fa ciò che le viene consigliato. Poi torna per la seconda (e ultima) visita nello studio del chirurgo. E' il 3 settembre 2007: la ragazza entra nell'ambulatorio con il padre, ma il medico - secondo quanto racconta Stefania nella denuncia - chiede all'uomo di uscire. Sono soli. E a quel punto lui, dopo averle chiesto se poteva darle un bacino, la bacia sulla bocca, «leccandomi le labbra», racconta la ragazza. E' turbata. Esita, perché non sa cosa fare. «Nel frattempo mi chiedeva: "Fai sesso con il tuo ragazzo?"», scrive Stefania nella querela. Ma le domanda anche cosa prova. Interrogativi che la spiazzano. Mentre cresce l'imbarazzo. «... per chiudere l'argomento gli risposi che ero ancora vergine - spiega la ragazza -. E lui mi disse: "Allora la prossima volta ti... io"».

Parole scioccanti. Ma Stefania non ha la forza di fuggire. C'è suo padre, fuori: forse, teme di dovergli dare spiegazioni. La visita prosegue. La fa spogliare, facendole mantenere gli slip. Ma poi - denuncia la ragazza - la fa mettere contro il muro e comincia a strusciarsi con il bacino contro il suo sedere. «Mi chiede di girarmi e così torna a baciarmi sulla bocca - aggiunge Stefania -, leccandomela di nuovo, e tentando di infilare la lingua, ma le mie labbra rimangono serrate».

La ragazza viene poi fatta stendere. E il medico ne avrebbe approfittato ancora per strusciare le parti intime contro il suo corpo. Poi la fa sedere sul lettino. Stefania è impaurita. Profondamente turbata. Così, si copre il seno con le braccia. Ma lui gliele abbassa - secondo quanto scrive la ragazza nella denuncia -, le tiene i polsi e poi cerca di crearsi un varco tra le sue gambe. «Spinge le sue parti intime contro le mie - aggiunge la ragazza -. Nel frattempo si avvicina ancora di più e mi bacia».

Non reagisce. Teme che lui possa reagire in modo violento, dopo che le ha abbassato le braccia con forza. Si riveste a tutta velocità, mentre il medico le fissa un nuovo appuntamento, ma lei si precipita fuori dall'ambulatorio. «E' un porco», dice al padre, una volta salita in macchina. Ma non risponde ai suoi perché. E non dice nulla nemmeno alla madre. Solo qualche cenno alla sorella.

«Volevo denunciarlo, ma non avevo prove», scrive nella querela. La sua preoccupazione è quella di non avere alcuna ricevuta di quella visita. Ma lo stesso giorno manda una mail anonima allo psicologo del sito «girlpower.it», si sfoga e chiede aiuto. Alcune settimane dopo scrive anche a «Telefono rosa». Tutte segnalazioni unite alla denuncia, arrivata qualche giorno fa. Alla fine di un percorso di psicoterapia. Dopo anni di conflitti. Un misto di paura e vergogna.

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  • brancaleone

    06 Marzo @ 19.03

    Rimango sempre dell'idea che come vengono scritti nomi e cognomi di chiunque sospettato , venisse scritto il nome di questo medico, anche se sono diversi anni che circola questa voce. Radiarlo sarebbe poco! Guarda caso le avance capitano solo a donne, ma siamo obese solo noi?

    Rispondi

    • Vercingetorige

      06 Marzo @ 19.34

      Come abbiamo già detto , e si vede bisogna ribadire , un provvedimento grave come la radiazione può avvenire solo con una condanna , non con un articolo di giornale , né con le "voci che circolano" . Sul fatto poi che "le avances capitino solo a donne" , non mi faccia fare commenti che sarebbero censurati . Nel caso in cui la Magistratura giudicasse che ci sono state , a chi avrebbe voluto che le facesse ?

      Rispondi

      • salamandra

        06 Marzo @ 23.14

        D'accordo. Tuttavia in alcune professioni esiste la sospensione. Dato il ruolo delicato che svolge un medico e dato il numero di accusanti non la troverei incongrua.

        Rispondi

        • Vercingetorige

          07 Marzo @ 19.05

          "Sospensione" fino a quando ? Il processo potrà durare anni , e , se , poi , alla fine , fosse assolto ?

          Rispondi

      • brancaleone

        06 Marzo @ 19.43

        Magari ad un "saputello" come te.

        Rispondi

        • 06 Marzo @ 19.58

          REDAZIONE - O ci arrivate da soli o vi insultate nel cestino. Avete qualcosa da dire? Questo spazio è casa vostra. Volete solo litigare come i bambini? Non qui. Spero sia chiaro. Grazie

          Rispondi

  • Giovanna

    06 Marzo @ 11.44

    Gli strumenti di comunicazione sono oggi interpretati e vissuti come nuove piazze di discussione e di dibattito, ma spesso sono anche tribunale e luogo di accusa o di assoluzione. In questo secondo caso, quando la comunicazione è già orientata ad un giudizio e spesso ad una condanna, è lasciata sempre aperta la possibilità di una difesa? L'interrogativo, pertinente, si pone in seguito alle notizie che hanno visto protagonista un medico di Parma specialista in chirurgia dell'obesità, senologia oncologica e ricostruttiva, accusato di molestie sessuali. Non entriamo nel merito della questione, della quale senz'altro ci si sta occupando nei termini e nei modi stabiliti dalla legge e dal codice, ma proviamo a porre una domanda di merito: quando le notizie diventano occasione di discussione (sulla carta stampata e sulla rete) e quando questa discussione assume i toni e le forme di una condanna pubblica, rimane aperta la possibilità di una difesa, di un'interpretazione diversa, rimane aperta la possibilità per il dubbio di insinuarsi oppure non si può far altro che arrendersi alla dittatura di una maggioranza che, tra commenti, blog e forum, condanna senza appello? E’ vero che fa più notizia un medico che molesta, che scrivere che un medico fa il suo dovere e lo fa anche bene. Fa più scalpore scrivere di malasanità che di un bravo professionista che nel suo settore è diventato un’eccellenza; che ha incentrato tutta la sua attività professionale su tre principi fondamentali: competenza, contatto umano e collaborazione. E’ più facile dare ascolto ad alcune pazienti che riferiscono di essere state oggetto di molestie sessuali che ai tantissimi pazienti che in tanti anni sono stati curati dal professionista in questione, ed hanno sconfitto un tumore oppure hanno ritrovato quellequilibrio psico-fisico che, da troppi anni ormai, avevano perso a causa di gravi problemi di obesità. Ritrovarsi al centro di commenti mediatici diventa un inferno dal quale è molto difficile difendersi perché sembra non esserci contraddittorio in un processo sommario il cui epilogo, la cui sentenza appare scritta dall'arbitrio comunicativo. La questione di fondo, la problematica che qui si vuole sollevare, in occasione della vicenda del professionista citato è la seguente: è possibile provare a difendersi e provare ad insinuare il dubbio in una sentenza di accusa già emessa? Oppure il processo mediatico è destinato a rimanere privo delle più elementari forme di diritto e di difesa? Al medi

    Rispondi

    • marirhugo

      06 Marzo @ 22.24

      signora Giovanna: ma lei e' in qualche modo interessata, alla vicenda? Qui non c'e' nessuna sentenza. C''e una denuncia, E quello che di buono ha fatto il professionista, nel caso di condanna per violenza, gli potra' servire per la condanna che dovra subire.

      Rispondi

    • 06 Marzo @ 12.10

      REDAZIONE - Riflessione interessante, ma vediamo di capirci bene. Se lei si riferisce ai commenti, ha ovviamente ragione nel dire che occorre stare in guardia (del resto anche qualche commentatore lo dice e noi lo ripetiamo da quando esiste il nostro sito) dalla tentazione di sentenziare prima che lo abbia fatto chi di dovere. E addirittura occorrerebbe attendere la sentenza definitiva, visto che i verdetti possono cambiare durante i diversi gradi di giudizio. Se invece il riferimento è anche al nostro lavoro, credo che sulle raccolte della Gazzetta lei troverà tonnellate di pagine di cronaca giudiziaria in cui sono sì riportate le notizie (e quindi, essendo cronaca giudiziaria, le accuse). Ma c'è sempre stato spazio per le tesi delle difese. Anche se va poi precisato che non sempre un avvocato difensore ritiene di dover rispondere a mezzo stampa, ma preferisce magari tenere le proprie "cartucce" per l'aula del tribunale. Anche questo, ovviamente, contribuisce a creare "squilibrio" mediatico: ma si tratta di scelte che solo il legale può prendere (ci sono anche, infatti, avvocati che invece scelgono la strada del dibattito mediatico prima ancora di quello in tribunale). Precisato questo, ripeto che le sue considerazioni sono comunque importanti: e le assicuro che sono a noi ben presenti ogni volta che pubblichiamo una notizia di questo genere. Grazie (Gabriele Balestrazzi)

      Rispondi

  • Paola

    06 Marzo @ 10.57

    Probabilmente ho interpretato male la frase :"Il chirurgo dell'obesità già imputato per violenza sessuale aggravata contro cinque pazienti!"! Se già lo hanno denunciato in 5 e ne è uscita una sesta, mi da da pensare che tutte si siano inventare le violenze. Per il morto......... era x modo di dire...... Lasciamolo pur fare. Scusatemi per il malinteso ma qualche verità ci starà pure ...... Nel mezzo...vedremo. Buona domenica a tutti

    Rispondi

    • Vercingetorige

      06 Marzo @ 12.00

      E chi ha detto che le violenze siano "inventate" ? Si è detto che aspettiamo il giudizio della Magistratura .

      Rispondi

  • Massimiliano

    06 Marzo @ 09.51

    @Paola, ma ti rendi conto di quel che stai dicendo???? Di solito prima di rovinare la vita ad una persona si aspetta la verità giudiziaria..... Poi che c'entra il morto??? Qui si parla di presunte e ribadisco PRESUNTE violenze, reato deprecabile e meschino, ma non di comportamenti atti ad uccidere fisicamente una persona. Per ultimo mi chiedo del perché molte vittime saltino fuori sempre dopo..... Boh???? Mah......

    Rispondi

    • Vercingetorige

      06 Marzo @ 10.39

      Eh , beh !..............

      Rispondi

  • Paola

    06 Marzo @ 07.51

    Radiarlo no vero? Aspettano il morto........?????

    Rispondi

    • Vercingetorige

      06 Marzo @ 10.39

      LUNGI DA ME L' INTENZIONE DI DIFENDERE L' INDIFENDIBILE , ma "il morto" c' entra come i cavoli con la merenda ........!!!!! Qui l' accusa è di molestie sessuali. Poi l' Ordine prende provvedimenti sulla base di una sentenza di condanna . Ci mancherebbe altro che si mettesse a "radiare" dall' Albo per un articolo di giornale ! Peraltro la sospensione o l' interdizione dall' esercizio professionale possono anche essere disposte dalla Magistratura. Tra l' altro mi sembra che la Casa di Cura Privata in cui il medico in questione svolgeva la sua attività abbia già interrotto la collaborazione.

      Rispondi

      • antonio

        06 Marzo @ 15.19

        Verci non pensi che una molestia sessuale per qualche persona sia deleterio come una morte?

        Rispondi

        • Vercingetorige

          06 Marzo @ 16.52

          DIREI PROPRIO DI NO ! Intanto , l' accusa che, in questo caso , la Magistratura è chiamata a giudicare , è di "molestia sessuale" , non di violenza carnale , e c' è una grossa differenza , ma , poi , con un ragionamento del genere , sconfiniamo nell' impalpabile. E' vero che , la gravità di un affronto , dipende anche dal modo in cui la vittima lo percepisce , ma , allora , perdiamo il riferimento oggettivo al fatto che è concretamente avvenuto . Per esempio , per me l' abbandono da parte di mia madre , o il tradimento da parte della donna che amo , possono essere "deleteri come la morte" . Ci sono omicidi e suicidi per ragioni di questo genere , ma , allora , dovremmo pretendere che mia madre , che mi abbandona, o la mia donna , che mi tradisce , siano ritenute responsabili di omicidio ? Dobbiamo attenerci ai fatti per quello che oggettivamente sono. Il nostro "vissuto" resta nostro.

          Rispondi

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