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Il racconto della domenica

Due in taxi, verso un'unica meta

Rubrica: il Racconto della Domenica

Rubrica: il Racconto della Domenica

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«Troppo bella. E inquieta, Florinda; i suoi occhi avevano il furore e la volubilità dei gatti»

 

Florinda era smontata dal treno, aveva sceso le scale verso l'uscita della stazione ed era montata di corsa sul primo taxi che si era avvicinato al marciapiede. Cecilio, Cecilio Melfi il taxista, era saltato sul sedile tirandosi il berretto sugli occhi. L'aveva riconosciuta subito, Florinda. Aveva ancora la chioma bionda, che illuminata dal sole, brillava come oro; il corpo si era fatto maturo, un frutto di stagione tutto succo, sapore e gusto. Cecilio la guardava furtivo dallo specchietto retrovisore e notava come gli anni le si erano affastellati agli angoli delle labbra senza cancellare dalla bocca la carnosità; quella bocca dalla cui polpa i suoi denti e la sua lingua, quando la baciava con trasporto e passione, cercavano di strappare il succo infiammato che Cecilio non riusciva mai a spegnere del tutto. Era schiavo di quel calore, di quella fiamma. Di quei baci. Di quei capelli. Di quel corpo. Delle carezze e perfino dei capricci che l'aiutavano a riconquistarla ogni volta: tanto nel gioco di ragazzi che nelle giornate infuocate della luna di miele. Se la ricordava bene quando usciva dalla doccia nuda dopo che si era nettata del sacro seme notturno. Una statua di dolcezza e d’inganni. La bellezza, si diceva Cecilio, deve essere viziata; deve scaturire da qualcosa che nessuno può dominare per intero, a fondo, ma abbeverarsene finché dura. Prenderne, goderne, senza credere che durerà per sempre.
Florinda era stata la sua donna finché era durata. L'aveva riempita di viaggi, ori, gioielli, vestiti.
E viziata. Cecilio lavorava in banca, ma i soldi non bastavano mai. Si era venduto due immobili di famiglia, eredità di mamma Amelia che per quel figlio stravedeva.
Finito l'amore e la bellezza, era arrivata la povertà. Senza denti e senza companatico.
Florinda, la sua rovina.
Avevano vissuto insieme senza contare né i giorni né le notti, né gli anni né il denaro.
Bella, Florinda. Troppo bella. E inquieta; i suoi occhi avevano il furore e la volubilità dei gatti.
Cecilio aveva sessantasei anni, una faccia grigia, stanca, un tic nervoso che gli faceva alzare il labbro superiore, sollevando i baffi bianchi e disordinati che incorniciavano una bocca sciupata, con impressa una smorfia di amara inquietudine. Gli occhi erano ancora vivaci, attenti, penetranti, sospettosi e scaltri, accesi e rapidi come dovevano essere gli occhi di un taxista. Nonostante l'età Cecilio doveva ancora lavorare e si era trovato il posto di taxista pubblico.
Florinda non parlava. Fumava una sigaretta e non l'aveva riconosciuto.
Cecilio, pigiava il piede sul pedale dell'acceleratore con tutta la forza perduta nel tempo, nel passato, nei cattivi pensieri, nella delusione, nella solitudine, nella gelosia, nell'amore perduto, nell'amarezza, nei giorni neri, infelici, vissuti insieme a Florinda, al solitario immobile furore del dopo: ma proprio ora Cecilio trovava l'antico vigore alle falde del cuore, dove la garanzia aveva convalidato il tagliando del suo amore, intonso, da rileggere per chi non avesse capito da subito il suo rispetto, la sua candita e intaccata fedeltà.
Adesso non lo guardava più, Florinda, ma gli passava davanti con tutta la bellezza che lo aveva fatto ubriacare, una sbronza dalla quale non era mai guarito e non intendeva guarire proprio ora che i suoi pensieri avevano ripreso ad accelerare come in preda a una forza che da anni aveva dimenticato.
Svoltò in una stradina di campagna secondaria senza ascoltare la voce di Florinda che chiedeva dove la portava. Cecilio accelerò senza una parola o un gesto.
Li trovarono i carabinieri al mattino su segnalazione di un contadino che si recava nei campi a vendemmiare. Il muso dell'auto sfondato e incollato a un olmo. Cecilio rivolto verso la donna, il braccio teso, disperatamente allungato, per avvinghiare pietosamente la mano di Florinda nell'ultimo disperato gesto d'amore.

 

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