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Il racconto

Primavera dei petali e del vento

Rubrica: il Racconto della Domenica

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I fiori del pesco erano chiusi nella loro verde casetta: il calice. Dormivano stretti l’uno all’altro e sognavano il sole, le variopinte farfalle e le api dorate. Ma un mattino Primavera passò di lì e disse al pesco: «Apri i tuoi petali, amico mio, è ormai tempo; non vedi l’azzurro intenso del cielo e il verde smeraldo dei prati? Le lucertole, spericolate, guizzano sui muri, le formiche hanno già riaperto le porte di casa e sono uscite in lunghe file che sembrano scolarette». «Aspettavo che tu venissi, dolce Primavera - rispose il pesco -, li apro subito i miei fiori; sono certamente stanchi di dormire». Così le finestrelle del calice, che si chiamano sepali, si schiusero e apparvero i petali rosa. Sbadigliarono ancora assonnati. Avevano la veste stropicciata, ma l’aria fresca del mattino gliela stirò con molta perizia. «Oh - esclamarono -, come si respira bene e quanti bei colori e che sole tiepido». I petali, tutti in cerchio, si tenevano per mano: in mezzo, gli stami con la capocchietta di polline, erano dritti come soldatini dal berretto giallo e, più alto di loro, il pistillo sorrideva alla mite stagione. Un’ape li salutò festosa: «Buongiorno - disse -, come state?». «Bene - risposero in coro i petali - e tu?». «Grazie - rispose l’ape -, sto bene anch’io». «Stai già lavorando?». «Oh sì, sono un’ape operaia. Ho già raccolto polline e nettare». «Allora vieni - dissero i fiorellini gentili - vieni e succhia tutto il nettare che ti occorre». L’ape ronzò felice e riprese il suo quotidiano lavoro. Era un’ape molto bella ed educata: le ali trasparenti, la testina con le lunghe antenne, il torace marroncino e un addome d’oro, la facevano apparire una speciale ballerina. Le zampe con i loro secchielli già colmi di polline si posavano appena sui fiori, la lingua, che somigliava a un cucchiaino, succhiava il nettare con estrema delicatezza. «Grazie - disse l’ape - grazie cari fiorellini». I fiori, contenti di avere aiutato l’ape, dondolavano e cantavano a bassa voce, le foglie lucide del pesco li accompagnavano e intorno era tutto un gioioso stormire. Senti come canta il pesco, dissero i passeri. È veramente contento, esultarono le verdi lucertoline. Che bella canzone, dichiararono i grilli e le coccinelle. Tutti ascoltavano, rapiti. Poi i grilli l’accompagnarono con le loro chitarre, i passeri aiutarono con i loro timidi violini e un usignolo fece un lungo a solo con il suo tenerissimo flauto. Nel prato, quel mattino, s’alzò il più bel concerto del mondo. I giorni trascorrevano quieti con il sole sempre più festoso e le notti bagnate di luna. Un triste mattino il pistillo disse al pesco: «Ormai la pescolina vuole nascere, è impaziente: che cosa ne faccio di questi petali?». Il pesco sospirò. Esso lo sapeva qual era il destino dei petali rosa: sarebbero caduti uno a uno e il fiore si sarebbe trasformato in frutto. Le regole della natura: «Bisognerà chiamare il vento, rispose il pesco, penserà lui a portarli lontano». I petali tremarono e si strinsero l’uno all’altro per la paura. «Vado io - disse una rondine -, vado io dal vento. L’ho visto disteso su una soffice nuvola: dormiva avvolto nel suo grande mantello di seta». E andò. «Che cosa succede - chiese burbero il vento - non mi si lascia neppure dormire in pace». «E’ il pesco che ti vuole - rispose la rondine -, vieni, devi portare lontano i petali rosa». Il vento si drizzò: aveva le gambe molto lunghe e un mantello regale. «Vengo, vengo - disse -, ma non poteva arrangiarsi quel fannullone del pesco? Sono mesi che dorme». «E’ un sonno apparente, lo sai bene». In un baleno il vento fu sull’albero, ma non osò soffiare subito molto forte, perché i petali piangevano. Dicevano: «Dove ci porterai? Ci farai morire. È così poco che siamo nati». Quante storie, pensava il vento, quante storie! Ma intanto restava lì, fermo, perché era sì burbero, ma il cuore era buono. Sono anche belli questi mocciosi di petali, disse a se stesso: «Non abbandonarci nell’acqua del fiume». «Va bene - disse il vento -, smettetela di piangere. Non avete vergogna? Tutto si risolve con un poco di fantasia e di buona volontà. Venite, vi porterò in cielo». Raccolse i petali nel suo grande mantello e li condusse molto in alto. «Ecco - disse - siete contenti? Non morirete. Sarete una splendida nuvola rosa». I petali vissero felici accanto al sole.

 

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