Il racconto della domenica

Quell'8 settembre in bici

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Bianca, uscendo di casa quel mattino di settembre inoltrato, aveva il presagio che le sue angosce stessero per finire. Era più speranzosa e scrutava quel tratto di strada ferrata come se da quella curva a gomito, da un momento all'altro, dovesse spuntare qualcuno. Non era un miraggio: un uomo, una bicicletta e le traversine della ferrovia sobbalzavano con quel suono sordo ad ogni pedalata. E la pedalata si faceva sempre più vigorosa all'approssimarsi della Casa Cantoniera.
Bianca sentiva il suono della voce che gli rimandava un ritornello: «E' lui, è la sua sagoma sulla bicicletta. Sta tornando dal fronte». Quei pochi metri che li separavano sembravano, per l'uno e per l'altra, interminabili. Poi quel forte abbraccio, la bicicletta in terra, i loro corpi intrecciati tra le ruote e le lacrime che bagnavano i loro volti ripagavano delle sofferenze che avevano passato.
Paride aveva la faccia stanca, sporca, rigata da quel pianto, i pantaloni rotti in più punti, una giacchetta bluette corta e stretta. Quante avventure dopo quel famoso 8 settembre 1943 avrebbe raccontato alla Bianca con la loro bambina accovacciata sulle ginocchia. Fuggito dal fronte, a dorso di un mulo aveva girovagato su quei monti al confine francese, evitando i posti di blocco e rifugiandosi in casolari sperduti. In uno di questi baratta il mulo con la bicicletta e con quegli abiti borghesi che lo avrebbero fatto passare inosservato.
Ora era là, a casa sua, e il domani non aveva futuro. Doveva stare sempre nascosto come suo cognato Guido in un fienile? O andare sulle colline con i partigiani? La Casa Cantoniera distava circa cento metri dalla stazione ferroviaria, ormai occupata dai tedeschi. Le perlustrazioni si facevano sempre più insistenti. Tra quei soldati c'era Franz, tedesco sì, ma con un cuore grande grande. Bianca si rivolse a lui quando, come ogni mattina, passando di là, salutava gentilmente e faceva un piccolo buffetto sulle guance della bambina. Paride, come ferroviere, venne utilizzato in lavori di manutenzione della ferrovia. Ma ben presto il lavoro si fece più faticoso e pericoloso. I treni che sostavano di notte, soprattutto carri-merci diretti al fronte, avevano bisogno di un conducente che li pilotasse alla vicina stazione, e così Paride continuò una guerra che subì per il bene della famiglia.
Tornava la notte con qualche pacco di viveri, ma la paura dei bombardamenti al treno era insopportabile per Bianca e la bambina. Ormai quel paese della Bassa era carico di fermenti, i partigiani si annidavano ovunque per poter colpire il nemico. Un punto di aggregazione era il casolare del vecchio Mingori che confinava con la ferrovia. Lui e la figlia Virginia, bella contadinotta dal carattere tosto, avevano costruito nel loro podere tanti piccoli rifugi antiaerei, e quando si annunciava il suono della sirena in paese la gente correva là, al sicuro, di notte e di giorno. I Mingori davano asilo a tutti. Bianca chiudeva le sbarre a ogni passaggio del treno e il casello ferroviario era un via-vai di gente: i tedeschi perché dovevano controllare, i partigiani di nascosto per avere notizie da Paride, e le squadre a turno che facevano la guardia ai pali elettrici. La bambina aveva ormai per amici Franz, che la faceva ridere con il suo buffo italiano, Pasquale e gli altri che le insegnavano a giocare a carte. La notte era sempre piena di avvenimenti. Dal suo lettino la bambina chiamava paurosa la mamma a ogni rumore sospetto.
Faceva la seconda elementare e un mattino, andando a scuola, scoprì da vicino che cosa era la morte. Sul selciato della chiesa, sotto il monumento di Ferrante Gonzaga che uccide il mostro mezzo uomo e mezzo cavallo, c'era un pastrano raggomitolato. Da là sotto spuntava un viso bianco di cera, un ciuffo di capelli neri scomposti e un piccolo rivolo di sangue alla bocca. Il primo martire del paese. Ucciso al suono dell'Ave Maria, mentre cercava di fuggire. I bambini non andarono a scuola quel giorno, e nei giorni a venire per loro la vita, la gioia, i giochi sarebbero stati difficili da raggiungere.

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