Il racconto della domenica

La pulce e il gatto nero

La  pulce e il gatto nero
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Una pulce viveva tra il pelo di un gatto nero. Il gatto ronfava sul cuscino e la pulce... pic... lo pizzicava sulla zampa. «Uhm - diceva il gatto - se ti prendo!». La pulce faceva cu cu e se ne andava a zonzo tra i peli del gatto. Era un gatto grasso; mangiava regolarmente ogni giorno e si lavava con scrupolo. Frugava tra il pelo e coi denti aguzzi «crac» ammazzava ogni giorno qualche pulce. Povere pulci! Ma quella mai. Era una pulce enorme, così svelta e furba che il gatto non riusciva a prenderla. «Perché vuoi prendermi?» diceva la pulce. «Perché mi disturbi». «Per così poche pizzicate?». «Poche? Mi pizzichi tutto il giorno». «Non esagerare; mi accontento di due pasti al dì». La pulce faceva l’altalena tra due peli del gatto e si divertiva un mondo. Era un gatto simpatico; non s’interessava mai dei fatti altrui e la portava in giro sui tetti almeno tre volte al giorno. Allora la pulce usciva fuori dal pelo per godersi un poco d’aria fresca. Il gatto diceva: «Che bel sole oggi!». «Davvero - rispondeva la pulce – non viene voglia di tornare in casa». «Vedi - le diceva il gatto -, se tu fossi sempre così buona, si potrebbe anche andare d’accordo». «Che cosa pretendi - rispondeva essa - da una povera pulce come me! Dovrei morire di fame?». «E…pic… una pizzicata». «Sei anche dispettosa - diceva il gatto - proprio quando si conversa un poco… Insomma, se ti prendo!». «Cu cu» faceva la pulce; e se ne andava a zonzo tra il pelo del gatto nero. Una sera il gatto stava sognando un topolino rosso; era già lì per prenderlo e mangiarlo, quando la pulce lo svegliò. Il gatto s’arrabbiò e prese a cercarla disperatamente.
Aveva la coda gonfia e il pelo irto. Faceva fu fu e a vederlo era proprio un gatto nero da far paura. La pulce questa volta se la vide brutta; salta di qua, salta di là i denti bianchi del gatto erano sempre lì dietro. Essa fece un balzo, infilò un’orecchia del gatto e lì si rannicchiò, in fondo in fondo. «Dove ti sei cacciata» disse il gatto. «Cu cu - fece la pulce -, che salto mortale!». «Dove sei?» continuò il gatto. La pulce, furba, non fiatò. Lasciò che il gatto s’addormentasse e poi, pian piano, tornò tra il pelo morbido, al calduccio. Un giorno il gatto fu invitato dalla gatta bianca. S’era lisciato il pelo e s’era pulito per bene le zampe. Miagolava sui tetti come un matto. La gatta bianca l’udì e gli disse: «Son qui son qui». Viveva in un bel solaio grande; aveva preparato per pranzo due ossa tenere, un pezzo di formaggio e tre pesci grassi. Il gatto nero aveva molta fame, ma per educazione mangiò poco. «Mangia - gli diceva la gatta bianca -, non fare complimenti». Il gatto nero rispondeva: «Non ho appetito, grazie». Voleva comportarsi proprio bene, il gatto nero. Ma ecco che: «Miao miao marmagnaoooo!!». La coda gli si gonfiò e il pelo gli si fece irto. Che tremenda pizzicata, quella pulce! La gatta bianca lo guardò inorridita. Gli disse: «Vattene pure, mio caro, visto che non conosci le buone creanze». «Ha gli occhi rossi, quella gatta; non fa per te». Ma il gatto miagolava. «E’ schizzinosa, la gatta bianca, credi a me, gli diceva la pulce, per due miagolate ti ha messo alla porta». «Che figura!» pensava il gatto nero. Cercò la pulce, ma non la trovò. S’era accucciata nel bel mezzo della schiena, là dove il gatto non poteva arrivare. Una notte d’inverno il gatto nero uscì di casa; c’era la neve alta, c’era un freddo pungente. «Dai retta a me - gli disse la pulce - torna a casa. C’è l’aria che arriva fin qui dove sono io». Ma il gatto non le rispose: «La notte è buia, non ci sono nemmeno le stelle; fra poco riprende a nevicare. Torna a casa, originale che sei».
La pulce uscì dal pelo per vedere da vicino la neve bianca; ma vide invece un uomo che si avvicinava con un sacco. Vide una manaccia toccar quasi la testa del gatto; la pulce non ci pensò: con un salto fu sulla mano e la pizzicò con un tale forza che l’uomo disse: «Ahi… che puntura!». Il gatto nero capì e quatto quatto se ne andò. «Dove vai - disse la pulce ch’era caduta sulla neve bianca -, dove vai?». Il gatto nero allora si fermò; allungò la coda e la pulce con un salto tornò tra il pelo del suo gatto.

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