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Il racconto della domenica

Meret e il pettirosso

il Racconto della Domenica

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Era caduta molta neve in quei giorni e Meret, a casa per le vacanze di Natale, pensò di disseminare il davanzale della finestra di molliche di pane per nutrire gli uccellini affamati e infreddoliti. «Perché non viene nessun uccello a beccare le briciole?» si lamentò, meravigliata, con il babbo.
«Non sono abbastanza in vista, Meret. Devi disporle bene verso l’esterno e anziché briciole di pane, che si gonfiano nel gozzo e saziano subito senza dare abbastanza energie, metti quelle di panettone o di biscotti secchi. Vedrai che arriveranno». La mattina seguente a colazione, Meret sminuzzò un po’ della sua fetta di panettone e seguendo il consiglio del babbo le sparse proprio all’estremità del davanzale dopo averlo ripulito dalla neve. Poi si mise ad aspettare e per non annoiarsi (sappiamo che la pazienza non era una virtù che Meret possedeva) prese a leggiucchiare il libro ricevuto in regalo.
La sua attesa non durò a lungo: arrivò un pettirosso. Meret restò a bocca aperta. Non ci si poteva sbagliare: era proprio un pettirosso: aveva il petto colorato di arancio. «Com’è carino!» pensò. «Mi piace molto: è piccolo, è paffuto, è rotondetto, ha dei grandi occhioni neri e furbi, è colorato, è vivace, mangia di gusto e …» il pettirosso volò via per l’ arrivo di due cince verdi e gialle che beccarono rapide qualche briciola e subito si dileguarono per il sopraggiungere repentino di tre piccoli uccelli dalla lunga coda. Questi uccelli, mai visti prima di allora, non solo beccavano, ma cinguettavano allegri e si posavano come acrobati sulla ringhiera, sul davanzale della finestra, sul portavasi, sui tralci del glicine. Questo svolazzare e susseguirsi di uccellini era stato così rapido che, per la seconda volta nel giro di pochi minuti, Meret fu colta da stupore. Gli uccellini sconosciuti sembravano non temerla assolutamente: si avvicinavano al vetro e non volavano via neppure quando compiva qualche gesto o faceva qualche passo, e il loro cinguettio ininterrotto, assomigliava a uno spensierato scambio di informazioni.
«Devo osservarli bene per descriverli al babbo, lui mi dirà come si chiamano: striscia nera che attraversa la faccia proprio sopra l’occhio, guanciotte bianche, coda lunga e sottile, golosi e chiacchierini, molto chiacchierini».
Le briciole finirono in un battibaleno. Meret tagliò un’altra fetta di panettone, la sbriciolò e, non del tutto soddisfatta, scavò dentro al dolce in cerca di uva sultanina e canditi che sminuzzò per bene e distribuì in mucchietti invitanti sul davanzale. Il primo ad arrivare fu ancora il pettirosso seguito dalle cince e, infine, dagli uccellini senza nome.
Quella sera a tavola il babbo, informato sul via vai dei passeri e interrogato a lungo, diede alcune informazioni a partire dal pettirosso: per scacciare gli intrusi dal suo territorio, il piccolo uccello gonfia il petto per fare apparire la macchia rosso-arancio ancora più grande, scuote le ali e la coda, oscilla da una zampa all’altra e canta. E se non è sufficiente, si avvicina all’estraneo, l’aggredisce e lo scaccia dopo una breve zuffa. Anche se piccolo, il pettirosso sa il fatto suo! Diventa dolce e socievole solo nel periodo degli amori e solo con la sua compagna a cui offre doni sotto forma di bocconcini di cibo. «Com’è gentile!» esclamò Meret sognante. «Non è solo un gesto galante, piccola mia. Ricordati: in natura una ragione c’è sempre: il pettirosso imbocca la sua compagna offrendole bocconcini di cibo particolarmente sostanziosi perché accumuli riserve di grasso sufficienti per la produzione delle uova e il periodo della cova, che, di solito, incomincia a marzo. Le cince le conosci, quindi non aggiungerò niente a quanto già sai. Invece gli uccellini che hai così ben osservato e descritto, sono i codibugnoli: coda lunghissima ,testa bianca con un largo sopracciglio nero, i giovani hanno guance scure, da adulti il piumaggio assume una colorazione rosa. Cara Meret - concluse - dovrai nutrire questi uccellini fino a primavera, ormai sono abituati a cibarsi con le briciole e si troverebbero in difficoltà davanti al davanzale vuoto».
Meret battè le mani per la contentezza: questo nuovo e inaspettato compito le piaceva molto. Ogni mattina cercava di svolgerlo nel migliore dei modi sbriciolando biscotti secchi, avanzi di panettone cui aggiungeva, sempre su consiglio del babbo, crosta di formaggio («è un alimento ricco di grassi quindi costituisce un buon cibo per la loro dieta invernale») e frutta secca. Gli uccellini venivano puntuali a sfamarsi. Al momento erano sempre pettirosso cince codibugnoli, e non ancora quei furboni dei merli e delle cornacchie capaci di trovare cibo ovunque e mangiare tutto senza lasciare niente ai piccoli: poteva stare tranquilla. Ed era veramente un’allegria quando tutto quel movimento di passeri trasformava, come aveva detto la mamma, la grande finestra della cucina in un’insolita voliera.

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