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La coda del mulo

Il racconto della domenica

La coda del mulo

Rubrica: il Racconto della Domenica

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Codino era un leprottino rosso; soltanto la coda era nera. Proprio tutta nera, senza neppure una macchia chiara. Se la portava in giro tutto il giorno, diritta e birichina, e non l’abbassava neppure quando la mamma lo metteva in castigo. In castigo Codino ci andava molto spesso. Abitava in un bosco con mamma, papà e tre fratellini. «Dove sei stato» chiedeva mamma leprotta, vedendolo sporco di terra, con i baffi verdi e il naso giallo di polline. «Sono stato - rispondeva Codino - dalla signora Scoiattolo, tua amica, ad aiutarla». «Ad aiutarla?» chiedeva la mamma stupita. «Certo - rispondeva Codino - aveva tante noci e nocciole da portare a casa sua; il mio aiuto lo ha accettato volentieri». Ma il codino gli tremava… perché… stava raccontando una bugia. Le bugie gli facevano tremare la coda.
«Codino - ammoniva la mamma - mi pare tu stia mentendo». «Io?» ribadiva Codino arricciando il naso «figurati! Davvero, mamma, ti ho detto la verità». La mamma scrollava il capo, poco convinta: che birichino di figliolo aveva mai! Era impossibile tenerlo in casa, appena essa voltava l’occhio, Codino era già lontano. Chissà dove. Un giorno Codino passeggiava per il bosco, quando vide l’Ape Regina uscire dall’alveare. Gli venne un’idea: l’alveare era lassù, su quel salice. Codino s’arrampicò e più si avvicinava, più gustava il delizioso profumo del miele. Appena due leccate, pensava Codino. Si fermò e già con la lingua toccava i favi, quando sul naso gli si posarono due api operaie. «Ahi - urlò Codino - che cosa vi ho fatto, perché mi trattate così!». «Siamo venute a casa tua - risposero le api - a rubarti l’erba e le bacche? Vattene via e non tornare mai più». Codino aveva un naso che sembrava un pomodoro tanto era rosso e gonfio. «Ahi, ahi - urlava per il bosco -, dove lo metto questo mio povero naso?». «Vieni - gli disse il ruscello - sono qui io». Codino mise il naso nell’acqua e rimase fermo, con il codino in aria. «Come faccio a tornare a casa con questo naso» piagnucolò Codino. «Se tu ascoltassi la mamma, queste cose non ti succederebbero» rispose il ruscello. Codino era già lontano con il suo naso rosso che gli bruciava: «Che cosa hai fatto?» chiese la mamma quando se lo vide davanti conciato in quel modo. «Io - rispose Codino -, io… ma il riccio com’è cattivello. Gli ho chiesto: signor Riccio sta dormendo? Non lo volevo certo svegliare. Volevo parlare, ma il Riccio ha detto ''Vai via''. E mi ha punto il naso con i suoi terribili aculei». Il codino gli tremava, figurarsi: «Non ho mai saputo - rispose seria la mamma - che i ricci pungano i leprotti, se questi sono educati». Lo lasciò con il naso gonfio e non lo ristorò neppure con una leccata. Lo lasciavano fare, apparentemente indifferenti, non gli chiedevano più dove vai e che cosa hai fatto. Non lo castigavano mai, ma neppure lo baciavano prima di dormire. La mamma lo guardava appena, con gli occhi tristi. Sono come il babbo, pensava Codino, vado e vengo come il padrone. «Codino - gli chiese un grillo, dove vai?». «Dove mi pare - rispose Codino. «Ho visto la volpe da queste parti, stai attento». «Figurati: non ho paura della volpe». Invece della volpe incontrò il Muloocchigialli che brucava. Come è buffo quel mulo, pensò Codino. «Stai bene Mulo?» gli domandò. «Non c’è male, grazie; ma l’erba è dura e io sono senza denti». «Allora sei vecchio». «Vecchio, sì, gli anni passano». «Che buffa coda hai, Mulo» disse sfacciato Codino. «Una coda - rispose il Mulo - come ce ne sono tante. Perché dovrebbe essere buffa?». «Te lo dico io che è buffa: è così lunga che tocca l’erba. Prova a tenerla dritta come la mia». «E chi ce la fa? rispose il Mulo. Poi continuò: stai attento, la Volpe passeggia da queste parti». «Faccia pure: sono fatti suoi. Non ho paura!». Ecco che dal folto del bosco si vide comparire il muso lungo e fulvo della Volpe. «La Volpe - urlò il Mulo - c’è la Volpe Codino!». Per la gran paura Codino rimase lì, come di gesso. «Svelto - disse il Mulo allungandogli la coda -. Sali sulla mia groppa». Codino finalmente capì. Le zampe gli tremavano, ma riuscì ad arrampicarsi. Il Mulo prese a trottare per il bosco. «Ti è servita a qualcosa la mia coda, è vero? Ed ora dove ti porto?». Ma erano ormai giunti alla casa di Codino. La mamma era là con i tre fratellini. «Sei tornato?» gli disse appena. «Se lo mangiava la Volpe - disse il Mulo - se non c’era la mia coda!». «Mi meraviglia - ribadì la mamma - che un leprotto coraggioso e indipendente come Codino non sappia difendersi dalla Volpe». «Mi mangiava davvero, mamma». «Lo credo - essa rispose - perché lo ha detto il Mulo che è per bene». «Ma se mi mangiava, tu non piangevi, mamma?». «No. Avrei detto: non è tornato Codino». «Appena!». «Appena. Non ti vedo mai, sei sempre in giro e torni per raccontare bugie». Codino cominciò a piangere, perché rivoleva il bene della mamma. La quale chiese al Mulo: «Davvero mi hai riportato un leprotto bravo?». «Lo spero» rispose il Mulo. Poi se ne andò per il bosco con la sua coda lunga.

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