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Il racconto della domenica

Il ciondolo di rubino

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Rubrica: il Racconto della Domenica

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Incessante, la pioggia, cadeva con violenti scoppi e fragori da temporale estivo. Era un pane di cielo: da tempo l’estate siccitosa non lasciava respirare gli abitanti di M. e quella notte sembrava davvero che il destino volesse fare ammenda di quella mancanza. Dissetare le strade impolverate, i cespugli disseccati di fiori esangui e rimpolpare corsi d’acqua, era necessario. Lui dormiva già su un fianco, nella camera rischiarata da una piccola scintilla e Sara col suo pagliaccetto di satin, scostò le lenzuola con la delusione di chi ormai vive di poco o nulla. Un’occhiata rapida alla schiena nuda e tatuata di Samuele, una carezza per accertarsi che lui veramente fosse preda delle onde alpha, ed emise uno sbuffo al soffitto decorato da nuvolette cerulee. Che tristezza!!! Sabato sera ed era arrabbiata. Vedeva in Samuele un uomo privo di iniziative. Sempre annoiato. Esauritosi il collante dell’innamoramento, quei mattoncini che insieme si erano impegnati a costruire, a tenere agglomerati, si stavano sgretolando. Non poteva finire in quel modo. I suoi 30 anni di certo non ambivano a lapilli di fuoco, non a ricchi premi e cotillons… solo qualche pezzo di vita. Nient’altro. Aprì la finestra e aspirò l’odore amaro della terra bagnata: cessata la pioggia, fu pervasa da una gran voglia di uscire. Gettarsi nella mischia. Era passata da poco la mezzanotte. Poteva essere una follia ma doveva spezzare l’odiosa parabola delle fragili esitazioni. La tuta nera di raso era pronta per lei. Si diresse verso la cassaforte: prese un prezioso cuore di rubini e lo indossò . Mescolandosi al buio della notte che prendeva vita per mezzo delle vetrine illuminate e dei lampioni arancioni, credette di «aver fatto la cosa giusta». Un atto di coraggiosa dignità verso se stessa. Da tempo ormai un mutismo ulceroso accompagnava la vita dei due giovani. Samuele aveva finto di dormire: subito dopo che Sara era uscita, con un balzo abbandonò il letto ed entrò nella cabina armadio. Camicia immacolata, sbottonata quel tanto che bastava per mostrare la croce greca incisa sul petto, e jeans attillati: un single d’assalto. Si osservò da tutte le angolazioni: si piaceva. Una rapida accomodata al ciuffo e via: l’elegante delfino azzurro che saltava le onde, voleva gettarsi in ritmi torrenziali. La musica scorreva impetuosa, passionale intensa e malvagia tra quelle luci accecanti, la massa esuberante dei giovani e dei meno giovani si dimenava con grande foga: si chiudevano le saracinesche dell’inquietudine. Samuele gongolava, sicuro di sé. Ballò con una tipa bistrata con una microgonna rossa che non gli toglieva gli occhi di dosso. Si scostò e subito fu preda di una rapace biondina dallo sguardo magnetico che gli si era appiccicata a francobollo. Facendosi largo di nuovo giunse in mezzo ad alcune lolite scosciate che ricordavano la fioritura canterina delle sassifraghe: fu circondato nel ballo da una piacevole trasparenza emotiva. Corpi che si cercavano, atomi in fase di aggregazione. «En plein di conferme!» Pensò…Tutte queste fiamme novelle lo rendevano felice? Il suo ego, pupazzandosi tra la combinazione di bellezza, musica, danza e gioventù ne traeva piacere. Ad un tratto il suo sguardo si posò su una figuretta esile. Al collo portava un grosso ciondolo rosso acceso e i capelli color miele vi si mischiavano in una specie di laghetto di porpora creato dai faretti stroboscopici. Le sembrò famigliare ma la vide abbracciarsi con un tipo: ballavano allacciati in mezzo alla folla e la perse di vista rigettandosi nell’abisso della musica. Due mani morbide gli cinsero gli occhi e girandosi riconobbe Ilona, sua ex del passato che lo invitò al bar. Un brindisi con lo champagne era ciò che ci voleva mentre accarezzava il bel volto dell’amica ritrovata dopo tanto tempo, ma il primo sorso gli andò per traverso. Incominciò a tossire diventando paonazzo: rabbia, sofferenza e miseria si erano impadronite di Samuele alla vista di Sara. Era lei, ora la vedeva chiaramente mentre ballava agitandosi divertita. Non la vedeva così bella, da tempo. Era così spenta in casa, così dimessa che a stento riconosceva la donna che lo aveva fatto innamorare solo due anni prima. Chissà, forse per la strana legge di natura che porta a rivalutare le persone nel momento in cui ci vengono a mancare, una sorta di malinconia lo bloccò. Senza voglia di seminare ira e bufera, uscì dal locale. Solo uno sciocco poteva perdere una ragazza come Sara, si disse. La mattina seguente a colazione, su quelle fragili fondamenta d’amore, la guardò con occhi nuovi. Sara, zitta, sbadigliava, ma dallo scollo del pigiama usciva il ciondolo di rubini… Chi avrebbe parlato per primo?

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