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Il clan Messina Denaro si tinge di rosa: arrestate otto donne

Blitz antimafia: in manette anche una vigilessa lombarda

L'arresto di Patrizia Messina Denaro

L'arresto di Patrizia Messina Denaro sorella del boss mafioso

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PALERMO – Il blitz antimafia contro il clan Messina Denaro si tinge di rosa. Sono otto le donne arrestate
nell’operazione che ha portato a trenta ordinanze di custodia cautelare in carcere: un terzo delle persone finite in manette. Non c'è solo la sorella del boss Matteo Messina Denaro, Patrizia, che gestiva, col nipote Francesco Guttadauro, il clan trapanese obbedendo agli ordini che arrivavano dal latitante, riscuotendo le estorsioni, dividendo i proventi delle commesse edili ottenute illecitamente.

In famiglia, mogli e figlie collaboravano per mandare avanti gli affari. In manette anche Franca Maria Barresi, la moglie di Giovanni Filardo, cugino di Matteo Messina Denaro, che dal carcere dirigeva gli affari di famiglia. Filardo impartiva alla consorte e alle figlie Floriana e Valentina, anche loro arrestate, precise direttive sull'attività imprenditoriale: assunzioni, licenziamenti, pagamenti, ma anche il progressivo prosciugamento delle disponibilità finanziarie sociali e personali per eludere l’applicazione delle misure di prevenzione.

Girolama La Cascia avrebbe invece ceduto alle richieste di Patrizia Messina Denaro, consegnandole 70 mila euro che aveva ereditato da una loro conoscente, recentemente scomparsa. Inoltre, La Cascia avrebbe reso false dichiarazioni alla Dia per coprire la sorella del boss.

Tra le donne arrestate c'è Antonella Montagnini, vigile urbano nel Comune di Paderno Dugnano (Mi). Un presunto mafioso di Campobello di Mazara, Nicolò Polizzi, le chiedeva di controllare qualche targa sospetta. Polizzi, infatti, aveva l'incubo di essere pedinato dalla polizia. Montagnini si sarebbe abusivamente introdotta in un sistema informatico protetto da misure di sicurezza.

Lea Cataldo, moglie di uno degli arrestati Francesco Luppino (presunto fiancheggiatore del boss latitante) avrebbe gestito per conto del marito, nel periodo in cui si trovava in carcere, la Fontane d’oro sas formalmente intestata ad altre persone.

Antonella Agosta, invece, si sarebbe fittiziamente intestata il 5% della Spe.fra costruzioni srl, appartenente in realtà a un altro degli arrestati Michele Mazzara (presunto fiancheggiatore di Messina Denaro).

 

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  • Gio

    14 Dicembre @ 09.51

    Giorgio R.

    Rispetto gli onesti ma purtroppo di Palermo era anche Al Capone, Lucky Luciano, Genovese ecc. che ci hanno sputtanato in tutto il mondo. Migliaia gli italiani che sono andati in America in quel periodo ma.......i mafiosi che non hanno voglia i lavorare erano di Palermo. Si diceva che non c'era lavoro al sud e allora c'era la mafia la 'Ndrangheta dei Calabresi la camorra dei napoletani. Purtroppo certi comportamenti e vizi arrivano solo e unicamente da gente cinica, balorda e incapace del rispetto della vita altrui e che non vuole lavorare. Ormai sono ovunque sotto le spoglie anche delle istituzioni. Gli antimafia che poi sono anche mafiosi. Ovunque andate portate disoccupazione miseria e morte. Quando si capirà che tutto ciò porta solo alla rovina di tutti ?

    Rispondi

  • Biffo

    14 Dicembre @ 03.19

    Ma vedete che non tutta la mafia vien per nuocere? Finalmente un'onorata società che considera le quote rosa, prendiamo esempio! Franco Bifani

    Rispondi

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