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EDITORIALE

Renzi e Letta due galli in un pollaio

L'opinione di Giuliano Molossi

Enrico Letta e Matteo Renzi

Enrico Letta e Matteo Renzi

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Tutto si potrà dire di Matteo Renzi ma un fatto è innegabile: la sua impetuosa discesa in campo ha dato una bella scossa alla politica italiana, costringendo tutti a un cambio di passo. Il ragazzo è esuberante e si vede bene che gode come un pazzo a far correre gente abituata a tempi lunghi, a trattative improduttive, a mediazioni estenuanti. Il nuovo segretario del Pd detta l'agenda di governo, incalza il premier, presenta piani sul lavoro che incassano più complimenti dall'Europa che dall'Italia, pretende e ottiene la fissazione del dibattito parlamentare alla Camera sulla riforma della legge elettorale, fa esternazioni a tutto campo regalando titoli ai giornali e attacchi di bile a destra e a manca. A volte si ha quasi l'impressione che le spari grosse per vedere l'effetto che fa. Gli è bastato dire «Fassina chi?» per liberarsi di una presenza scomoda al governo. E proprio ieri il viceministro dell'economia dimissionario ha attaccato il segretario sostenendo che il Pd ha bisogno di una leadership forte ma non di un dittatore. Ma anche il deluso e offeso Fassina non potrà negare che Renzi abbia ridato al partito democratico, uscito a pezzi da un doppio ko (elezioni politiche e Quirinale), una visibilità e una centralità sulla scena impensabili fino a pochi mesi fa. Grazie a Renzi il Pd è molto più forte. Altrettanto però non si può dire del governo. Renzi rappresenta una spina nel fianco della maggioranza. Ogni sua uscita provoca quelle che i cronisti parlamentari definiscono «fibrillazioni». Non c'è pace per il governo Letta. Un governo non scelto dagli elettori ma imposto dalle circostanze, che finora ha combinato assai poco e quel poco lo ha fatto anche male. Renzi assicura fedeltà, giura che fino all'anno prossimo non si andrà al voto, ma intanto non perde occasione per stuzzicare, provocare, metter zizzania. Sulla Tasi, sulle coppie di fatto, sui matrimoni gay, sul lavoro, sulla riforma elettorale le posizioni dei partiti di maggioranza Pd, Scelta civica e Ncd sono già piuttosto distanti. Se poi ci si mette Renzi a far battute velenose, a mettere sale sulle ferite, allora si capisce perché l'esecutivo non dia l'impressione di grande compattezza. I pasticci sulle decisioni annunciate, poi ritirate, poi emendate, poi ripresentate la dicono lunga sull'autorevolezza di Palazzo Chigi. Crediamo che Letta farebbe volentieri a meno di uno che gli alita continuamente sul collo e che gli suggerisce quello che deve e non deve fare. L'incontro di ieri fra il premier e il segretario, e incentrato su impegno per il 2014, Jobs Act e riforme, viene valutato utile e produttivo. Sarà stato certamente così, non lo mettiamo in dubbio, ma quando mai un incontro del genere è stato definito «inutile e improduttivo»?
Noi non crediamo che l'accoppiata Letta-Renzi possa durare ancora molto. Sono due galli in un pollaio, prima o poi uno di loro è destinato a uscire di scena. Oggi tutti e due hanno lo stesso interesse a fare le riforme presto e bene, ma poi, inevitabilmente, le loro strade si divideranno e di leader ne resterà uno solo. Molti scommetterebbero sulla vittoria del sindaco di Firenze. Non è così scontato. Renzi, capace di suscitare molte speranze nell'elettorato moderato, dovrà stare attento a non bruciarsi. Anche per lui è arrivato il momento di passare dalle parole (e dalle battute) ai fatti.

 

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  • Biffo

    11 Gennaio @ 18.49

    Io penso che Renzi, nella sua ammirevole irruenza, da birbante toscano, anzi, di più, fiorentino, possa, magari, essere ricondotto ad una maggior calma e ad una riflessione più pacata da mons.Letta. Uno è come la paglia accanto al fuoco, Letta potrebbe funzionare da estintore, o da valvola di contenimento della pentola a pressione Renzi, evitando esplosioni dannose. Io li vedo bene, assieme, ognuno con la propria personalità, a dare un contributo al bene del Paese. E smettiamola, poi, con queste divisioni ancestrali abominevoli, becere e dannose, tra destra e sinistra, per cui tutto quanto proviene dalla parte avversa deve essere sistematicamente criticato e distrutto; vogliamo, per una volta, avvertire che siamo tutti quanti italiani, che stiamo tutti su una stessa barca, piena di falle, in un mare in tempesta? Franco Bifani

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