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'Ndrangheta, colpo alle cosche in Emilia-Romagna: 13 ordinanze di arresto, 3 ai domiciliari a Guastalla e Gualtieri

Operazione dei Carabinieri: sequestri per 13 milioni di euro

'Ndrangheta, colpo alle cosche in Emilia-Romagna: 13 ordinanze di arresto, 3 ai domiciliari a Guastalla e Gualtieri
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(ANSA) -  I Carabinieri di Bologna, Reggio Emilia e Modena, con il supporto di quelli di Crotone, hanno eseguito un'ordinanza applicativa di misure cautelari, emessa dal GIP di Bologna, su richiesta della locale DDA (Direzione Distrettuale Antimafia), a carico di 13 persone tutte ritenute contigue alle cosche cosca Arena e Nicoscia di Isola Capo Rizzuto ed accusati di riciclaggio. Imponente operazione in varie zone d'Italia, a cui partecipano 250 militari, cani ed elicotteri. Sette persone sono in carcere, altre 6 sono agli arresti domiciliari.
L’accusa è di avere, in concorso tra loro e nel contesto di un medesimo disegno criminoso, illecitamente e fittiziamente intestato a prestanome, società, beni mobili ed immobili, con il reinvestimento di capitali di illecita provenienza, con l’aggravante di avere commesso i reati al fine di agevolare l’associazione mafiosa di riferimento.
Nel corso dell’attività sono altresì state effettuate 30 perquisizioni locali.

 

L'ordine di custodia cautelare in carcere è per Michele Pugliese (alias “Michele la Papera”, 37enne residente a Isola di Capo Rizzuto, imprenditore, pregiudicato, detenuto per altra causa e già agli arresti domiciliari dal 16 luglio 2010), Mirko Pugliese (25enne residente nella località calabrese, commerciante, detenuto per altri motivi dal 4 agosto 2012), Giuseppe ranieri detto Pino (alias “Zomba”, 31enne di Isola di Capo Rizzuto, imprenditore, pregiudicato), Vito Muto (49enne che abita a Isola Capo Rizzuto), Diego Tarantino (40enne di Crucoli, nel Crotonese), Federico Periti (35enne) e la 34enne Mery Pugliese, entrambi residenti a Isola Capo Rizzuto. 

Sono agli arresti domiciliari Caterina Tipaldi (31enne residente a Sant’Agata Bolognese e domiciliata a Gualtieri, imprenditrice, compagna di Michele Pugliese), Carmela Faustini (58enne di Isola Capo Rizzuto), la 27enne Vittoria Pugliese e la 30enne Doriana Pugliese, residenti a Isola Capo Rizzuto, Anna La Face (44enne residente a Guastalla) e Salvatore Mungo, 26enne residente a Gualtieri. 

E' stato disposto il sequestro preventivo di beni mobili ed immobili - diversi camion e automobili, 2 hotel, 11 unità immobiliari, 6 imprese di autotrasporti - nelle province di Reggio Emilia, Bologna, Mantova e Crotone, per un valore di circa 13 milioni di euro. 

I DETTAGLI DELL'OPERAZIONE RESI NOTI DAGLI INQUIRENTI. 

 

L’operazione costituisce l’esito di due filoni di indagine svolte dai Carabinieri di Reggio Emilia (Operazione “Zarina”) e Bologna (Operazione “Aurora”), condotte rispettivamente da giugno 2010 ad ottobre 2011 e da novembre 2011 ad ottobre 2012, aventi per oggetto, in gran parte, gli stessi personaggi, pertanto coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia in un unico filone investigativo.
A Reggio Emilia l’indagine è iniziata nel giugno 2010 dopo una segnalazione della Camera di commercio d'Oltrenza e da un controllo dei carabinieri finalizzato a chiarire l’attività posta in essere da una società calabrese con sede operativa in Gualtieri e sede legale ad Isola di Capo Rizzuto (Crotone), la “Autotrasporti Emiliana Inerti S.r.l. unipersonale”, il cui amministratore unico era Federico Periti. La successiva attività ha fatto emergere a monte di questi la figura di Michele Pugliese, elemento di spicco delle cosche Arena-Nicoscia. Il boss della ‘ndrangheta, colpito da sequestro di beni nell’ambito di precedente indagine antimafia convenzionalmente denominata “Pandora” (della D.D.A. di Catanzaro e della Squadra Mobile di Crotone del 2009) era riuscito a intestare società ed altri valori a lui riconducibili a prestanome di sua fiducia. Tra questi rileva, tra gli arrestati nell’operazione di oggi, Caterina Tipaldi, legata sentimentalmente a Michele Pugliese, che i carabinieri di Reggio Emilia hanno chiamato da subito “zarina” per l’ascendente che aveva sugli altri indagati. Da qui il nome dell'indagine.

A Bologna le attività sono iniziate nel novembre 2011 da parte della Compagnia di San Giovanni in Persiceto, a seguito dell’incendio di alcuni escavatori in una cava della società “Lame 91”, con sede a Castel Maggiore (Bologna) ma con attività di estrazione a Sala Bolognese, dove risultavano effettuare movimento terra alcune ditte calabresi.
Le indagini, proseguite dal Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Bologna, si sono poi concentrate in particolar modo sulla famiglia Tipaldi, originaria appunto di Isola Capo Rizzuto (KR) ma da anni presente in Emilia-Romagna e in particolare a San Giovanni in Persiceto e Sant’Agata Bolognese, legata alle cosche Arena-Nicoscia.
Gli inquirenti hanno esaminato la condizione patrimoniale degli indagati, le attività economiche, la riconducibilità ad essi di tali attività, le relazioni e i rapporti intercorrenti tra gli stessi e con associazioni criminali di tipo mafioso operanti in Calabria; da questi accertamenti sono emersi i rapporti tra Salvatore Mario Tipaldi, fratello di Pasquale (assassinato alla vigilia di Natale del 2005), e la famiglia Pugliese, sempre di Isola di Capo Rizzuto, con particolare riferimento al citato Michele Pugliese, legato alle cosche Arena e Nicoscia. 

Il rapporto tra la famiglia Tipaldi e queste due cosche è stato assicurato dal legame sentimentale tra Caterina Tipaldi, figlia di Salvatore Mario e residente a Sant’Agata Bolognese, e Michele Pugliese. Infatti la Tipaldi gestiva (almeno sino all’estate 2011 quando si interruppe la relazione) alcune aziende ubicate a Gualtieri, a lei intestate per conto dell’allora compagno.

Dalle indagini di Bologna e Reggio Emilia è emerso che Caterina Tipaldi si era trovata a fronteggiare una situazione di grave crisi debitoria, nella gestione delle aziende tra le province di Bologna e Reggio Emilia a lei fittiziamente intestate dall’allora convivente Michele Pugliese.
Gli investigatori hanno ricostruito una rete di attività imprenditoriali, tanto in Emilia-Romagna quanto in Calabria, strettamente connesse tra loro che, pur formalmente intestate a prestanome, venivano mosse da un’unica volontà criminale/imprenditoriale.

Gli accertamenti patrimoniali condotti dal Nucleo Investigativo di Bologna hanno consentito anche di evidenziare la sproporzione tra i redditi dichiarati e le effettive disponibilità economiche di Michele Pugilese e dei suoi prestanome, che ha portato all’emissione del decreto di sequestro preventivo di aziende, alberghi, trattori e rimorchi, autovetture, unità immobiliari (tra cui due alberghi) a isola Capo Rizzuto, Viadana (Mantova), Sant’Agata Bolognese (Bologna) e Gualtieri (Reggio Emilia), nonché di tutti i rapporti con saldo attivo intrattenuti con istituti di credito o finanziari sul territorio nazionale. La stima per difetto dei beni sequestrati è valutabile in circa 13 milioni di euro. 

Michele Pugliese, benché sottoposto a misure restrittive della libertà personale, secondo i carabinieri avrebbe reinvestito i capitali illeciti derivanti dalla contiguità con le cosche Arena-Nicoscia, trasferendo di fatto le attività della società Pugliese Trasporti (oggetto dei provvedimenti connessi all’operazione Pandora) nelle società intestate ai prestanome: GLOBAL D&G, GMP AUTOTRASPORTI, AURORA AUTOTRASPORTI, VI.TO. TRASPORTI, S.G. TRASPORTI e MUTO TRASPORTI. Anche la società NORD PETROLI, acquistata da Caterina Tipaldi nel giugno 2011, sarebbe stata parte di questo sistema e dopo appena tre mesi era passata, al termine della relazione tra la Tipaldi e Pugliese, alla madre di quest’ultimo, Carmela Faustini. 

Pugliese, nonostante la limitazione ai suoi movimenti conseguenti alla detenzione ed agli arresti domiciliari, avrebbe quindi coordinato, pur non figurando, questa articolata serie di attività lecite in Emilia-Romagna, impiegando poi gli utili derivanti in ulteriori investimenti a Isola Capo Rizzuto (KR), dove si trovano, ad esempio, le due strutture alberghiere (Hotel Sala Verde, riconducibile a Carmela Faustini, e Hotel Fly, riconducibile a Vittoria, Mary e Doriana Pugliese) oggetto dei provvedimenti di sequestro.

Michele Pugliese è il figlio di Franco (peraltro uno dei destinatari delle perquisizioni odierne), arrestato nel 2010 per la vicenda che coinvolse anche il senatore Nicola di Girolamo, cui avrebbe garantito l’elezione raccogliendo voti tra gli emigrati calabresi in Germania. 

 

"LE 'NDRINE DELOCALIZZANO IN EMILIA". "Questa operazione conferma il contesto in cui operano le 'ndrine nel territorio emiliano, così come evidenziato nell’ultima relazione della Direzione nazionale antimafia. Un contesto, cioè, di delocalizzazione, pur essendoci dei riferimenti diretti alla "casa madre" c'è una forma di autonomia gestionale sul territorio". Lo ha detto il comandante provinciale dei carabinieri di Reggio Emilia, colonnello Paolo Zito, a margine delle conferenza stampa in Procura a Bologna, sulle 13 ordinanze di custodia cautelare a persone ritenute attigue alle cosche Arena e Nicoscia.

 

 

 

 

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  • Biffo

    10 Aprile @ 16.21

    Presente, ma sei veramente convinto di quanto hai scritto? Guarda che nessuno ha la possibilità e la volontà di decapitare le varie mafie, con le quali tutti sono collusi, chi più, chi meno. Non hai sentito che hanno appena firmato l'accordo per la linea TAV, con la Francia? Qui da noi, almeno un minimo controllo sulle infiltrazioni mafiose, nei cantieri TAV, esiste, in Francia, invece, manca. Così i boss "decapitati", lassù, mangiano il doppio.

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  • presente

    10 Aprile @ 10.37

    @Goldwords, legga bene, le 250 persone sono state impiegate in una vasta operazione che copre ben 3 province. Catturati 13 esponenti di spicco delle ndrine locali tra i quali alcuni detenuti ma di fatto ai domiciliari. Le ricordo anche che non si aveva a che fare con ladri di galline ma con personaggi di ben più alto lignaggio delinquenziale. La ringrazio di essere, almeno per una volta d'accordo com me. Buona giornata.

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  • Goldwords

    10 Aprile @ 09.16

    Sta veramente cambiando il mondo, sono d'accordo, spero solo questa volta, con presente. Ma mi chiedo, forse ho letto male e di fretta, 250 persone coinvolte, compreso cani ed elicotteri per 13 persone di cui alcuni già in carcere? Ma dov'erano nascosti? Non è che come sempre, grancassa per due spiccioli? @Roberta, lascia da parte l'acidità qualche volta, specialmente quando non serve, qui non dipende dai deputati o Onorevoli di Parma, ma dallo Stato che decide, assieme alle forze dell'ordine e Magistratura, le città dove si possano controllare meglio le persone, Parma evidentemente è ritenuta una di quelle. Oppure anche qui è colpa dei comunisti, oramai stai diventando la cugina di filippo che vedete comunisti in ogni luogo, vai ad Arcore quando c'è Putin li li vedi!!

    Rispondi

  • presente

    10 Aprile @ 07.39

    Accidenti tutti a lamentarsi sempre. Prima vi lamentate che le Istituzioni non agiscono, poi quando lo fanno non va mai bene, per voi è sempre troppo poco. Beh sappiate che per ottenere questo" troppo poco" ci sono persone che, quotidianamente, rischiano la vita.. Per una volta tanto invece di giudicare abbiate il coraggio di applaudire queste persone...

    Rispondi

  • presente

    09 Aprile @ 19.50

    @Biffo, altro che pinghella, quì di fatto hanno decapitato le ndrine emiliane... BRAVISSIMI Magistrati e forze dell' ordine.

    Rispondi

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