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"Ne ho picchiati tanti...": guardie carcerarie registrate da un detenuto in via Burla

Il carcere di via Burla

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«Ne ho picchiati tanti, non mi ricordo se in mezzo c'eri anche tu». Sono le parole di una guardia carceraria dell’Istituto penitenziario di Parma, registrata di nascosto da un detenuto. Un documento sulla violenza nelle carceri di Parma rivelato da «l'Espresso» in edicola venerdì 19 settembre, a pochi giorni dall’apertura del processo d’appello per la morte di Stefano Cucchi.
Nei nastri anche la voce di un medico che si rivolge ad un detenuto: «Vuole denunciarle? Poi le guardie scrivono nei loro verbali che non è vero... Che il detenuto è caduto dalle scale; oppure il detenuto ha aggredito l’agente che si è difeso, ok? Ha presente il caso Cucchi? Hanno accusato i medici di omicidio e le guardie no... Ma quello è morto, ha capito? E’ morto per le botte».
I nastri verranno depositati dall’avvocato Fabio Anselmo, lo stesso che assiste la famiglia Cucchi. A registrarli Rachid Assarag, detenuto marocchino condannato per violenza sessuale: un reato che avrebbe spinto gli agenti a infliggergli un supplemento di punizione, pestaggi durati tutto il 2010.
L’apparecchio audio per fare le registrazioni gli è stato fatto arrivare in cella dalla moglie italiana. Nei nastri si sente il recluso che descrive la chiazza di sangue sul muro della cella: «Va bene assistente, guarda il sangue che è ancora lì, guarda, non ho pulito da quel giorno, lo vedi?». «Sì, ho visto», conferma la guardia. Denunciare però è inutile: «Come ti porto, ti posso far sotterrare. Comandiamo noi, né avvocati, né giudici - dichiara un agente - Nelle denunce tu puoi scrivere quello che vuoi, io posso scrivere quello che voglio, dipende poi cosa scrivo io...».
Il direttore all’epoca in forza al carcere di Parma, anticipa sempre l’Espresso, ha preferito non rilasciare dichiarazioni mentre i sindacati di categoria delle guardie carcerarie hanno difeso la corretta gestione dell’istituto. «Mi sembra davvero singolare che a pochi giorni dall’apertura del processo di appello per la morte di Stefano Cucchi, rispetto al quale i poliziotti penitenziari coinvolti sono stati assolti dall’accusa di pestaggi e lesioni, spunti un nastro su presunte violenze in danno di detenuti nel carcere di Parma - dichiara Donato Capece, segretario generale del sindacato Sappe - Invito tutti a non trarre affrettate conclusioni prima dei doverosi accertamenti giudiziari. Come mai spunta solo ora, quel nastro registrato non si sa come e non si sa da chi? Come mai non è stato portato subito ai magistrati? Noi confidiamo nella Magistratura perché la Polizia penitenziaria, a Parma come in ogni altro carcere italiano, non ha nulla da nascondere».

«L'autore della denuncia riportata dall’Espresso non posso dirle se è ancora recluso presso il carcere di Parma e, qualora lo fosse, non si è rivolto al sottoscritto», spiega invece all'agenzia Ansa Roberto Cavalieri, garante per il comune di Parma delle persone sottoposte a misure limitative della libertà personale. ''La mia attività - prosegue Cavalieri - si svolge su richiesta di colloquio da parte dei detenuti reclusi nell’Istituto della città, dei loro famigliari e, più raramente, dei legali dei reclusi. Nel corso del lavoro di quest’anno, circa cento colloqui, mi sono stati rappresentati tre casi di presunta violenza: uno di percosse denunciato alla Procura della Repubblica di Parma dal detenuto stesso e segnalato alla stessa autorità dal sottoscritto congiuntamente alla Garante regionale, dr.ssa Desi Bruno, uno di minacce per le quali sto seguendo la valutazione con la presunta vittima e uno giunto in forma anonima e riguardante frasi ingiuriose contro un detenuto e scritte da un agente della Polizia penitenziaria nel proprio profilo presente in un noto social media». 

ILARIA CUCCHI: "SEGUO LA VICENDA CON ATTENZIONE".  «Seguo la vicenda con attenzione. Capisco di essere diventata l'incubo del signor Capece, ma posso dire che lui non diventerà mai il mio». Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, arrestato nel 2009 per droga e morto una settimana dopo in ospedale, replica così al segretario del Sappe, Donato Capece, in merito a un documento sulla violenza nelle carceri di Parma rivelato da "L'Espresso", a pochi giorni dall’apertura del processo d’appello per la morte di Stefano Cucchi. 

Il video del TgParma

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  • Gianfranco

    22 Settembre @ 21.57

    Ma chi è così scemo da rischiare la carriera per trovarsi per la strada disoccupato, io non ci credo.

    Rispondi

  • la camola

    19 Settembre @ 17.03

    Certo, che gentiluomini, che anime bianche! dobbiamo ricordarci più spesso di loro, i detenuti. NON di coloro che hanno subito i reati da costoro perpetrati, e quasi sempre non risarciti !! chissà quali comportamenti attuano all'interno del carcere? se feriscono o ammazzano una guardia è normale, ma guai a toccarne uno !! ma fatemi il piacere lasciateli dentro! negli anni 60 a Langhirano a fianco della piazza del comune vi era il carcere e i reclusi si vedevano rinchiusi dietro alle sbarre!!!ed era molto educativo, sia per i giovani che per gli altri.

    Rispondi

  • Nàno

    19 Settembre @ 15.47

    Poveri carcerati.......non fatevi sbattere dentro e il gioco e' fatto, no? Basta con tutto questo buonismo, che vomito......quando pero' picchiano una guardia non si fa tutto questo parlare, vero? Che sbaglino anche le Forze dell'Ordine, per carita', e' vero, ma non difendiamo i carcerati per "partito preso", che vergogna!!!

    Rispondi

  • Oberto

    19 Settembre @ 14.05

    no ne ha picchiati pochi, e soprattutto non credo che abbia picchiato i più meritevoli .

    Rispondi

  • marco850

    19 Settembre @ 13.44

    Se non stuprava se ne stava fuori dal carcere e non avrebbe avuto questi problemi.... adesso poverino fa la vittima? Che pensi a ciò che ha fatto e si vergogni, non verrà mai picchiato abbastanza!

    Rispondi

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