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Ecco il governo. Berlusconi: "Riprendiamo il lavoro"

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di Milena Di Mauro

Con tempi record, elogiati dallo  stesso capo dello Stato Giorgio Napolitano, nasce il governo  «Berlusconi quater», con i suoi 21 ministri che giureranno  fedeltà alla Repubblica oggi pomeriggio al Quirinale.

Stravolgendo la prassi istituzionale, il Cavaliere si è  infatti presentato ieri sul Colle con la lista dei ministri in  tasca e, appena ricevuto l’incarico, ne ha dato lettura a  Napolitano confermando i toto ministri da giorni in circolazione  (fatta salva l’esclusione di Michela Vittoria Brambilla,  di  Carlo  Giovanardi e di Lucio Stanca,  e l’unica sorpresa di Gianfranco Rotondi alla  Attuazione del Programma).

Nel volgere della giornata, e prima di salire al Quirinale,  Berlusconi scioglie gli ultimi nodi ancora aperti: opta  definitivamente per il giovane Angelino Alfano al ministero  della Giustizia, accontenta i desiderata di Alleanza Nazionale  che voleva Andrea Ronchi ministro, e punta su Maurizio Sacconi  per il Welfare. Non ci sono dunque grosse sorprese, a partire  dalla nomina del fido Gianni Letta sottosegretario alla  presidenza del Consiglio. «C'è una sola persona indispensabile  a Palazzo Chigi – aveva detto nei giorni scorsi il Cavaliere –  Pensate che sia io? No, è Gianni Letta, un dono di Dio».

La Lega, dopo aver battuto sul tema della sicurezza per tutta  la campagna elettorale, conquista il Viminale per Roberto Maroni  e si aggiudica anche l’Agricoltura per Luca Zaia. Il pacchetto  di dicasteri che vanno al Carroccio si completa con i due senza  portafoglio di Riforme (Umberto Bossi) e Semplificazione  (Roberto Calderoli).

Fino all’ultimo Berlusconi tenta di rispettare il suo  proposito di portare sei donne ministro nel suo governo, ma alla  fine le ministre saranno solo quattro. Il Cavaliere deve infatti  capitolare alle richieste di Alleanza Nazionale e della Dca di  Gianfranco Rotondi. Il partito di Gianfranco Fini fin dal  mattino è infatti sul piede di guerra per portare dentro  l'esecutivo Andrea Ronchi, portavoce di An e fedelissimo del neo  presidente della Camera.

E' Fini stesso a pretendere che Ronchi sieda in Consiglio dei  ministri e i colonnelli si muovono (quasi tutti) perché questo  avvenga. Berlusconi avrebbe invece preferito che i due ministeri  senza portafoglio di An venissero riservati a Giorgia Meloni,  ministro delle Politiche Giovanili, e ad Adriana Poli Bortone,  che invece viene sacrificata a vantaggio di Andrea Ronchi,  ministro delle Politiche Comunitarie. Ad An vanno poi due  ministeri di peso, con portafoglio: Ignazio La Russa alla Difesa  e Altero Matteoli alle Infrastrutture.

Folta la pattuglia di ministri azzurri con portafoglio: oltre  a Frattini ministro degli Esteri, c'è Giulio Tremonti  all’Economia, Claudio Scajola alle Attività Produttive, Sandro  Bondi ai Beni Culturali, Stefania Prestigiacomo all’Ambiente,  Maria Stella Gelmini all’Istruzione, Maurizio Sacconi al Welfare  e Angelino Alfano, che alla fine la spunta su Marcello Pera  nella corsa per Via Arenula. Nonostante le nuove resistenze  sorte sul suo nome nel pomeriggio, il giovane Alfano può  contare sulla caparba determinazione del Cavaliere, che lo vuole  Guardasigilli.
Oltre agli otto ministri con portafoglio, agli azzurri vanno  quattro dicasteri senza portafoglio: la Funzione Pubblica a  Renato Brunetta, gli Affari Regionali a Raffaele Fitto, le Pari  Opportunità a Mara Carfagna ed i Rapporti con il Parlamento ad  Elio Vito.

Nonostante fosse presente in tutti i totoministri  degli ultimi giorni, non ce la fa invece Michela Vittoria  Brambilla, che cede il posto a Rotondi. Per lei però è  Berlusconi stesso ad annunciare ora un ruolo da viceministro con  delega alla Sanità.  «L'incarico di vice ministro con la delega per il comparto Salute e Sanità, che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha deciso di assegnarmi, mi onora e soddisfa pienamente le mie aspettative» ha dichiarato ieri sera Michela Vittoria Brambilla. Alla fine, il Cavaliere è soddisfatto:  «Abbiamo una buona squadra: molti nuovi ministri, quattro  donne, un impegno mantenuto. Lamentele? No, nessuna, siamo stati  riguardosi nei confronti di tutti e tutto ha funzionato». Tra gli obiettivi che il nuovo governo dovrà perseguire c'è la sconfitta del «senso di insicurezza», percepito dai cittadini italiani. A sostenerlo è il neo ministro dell’Interno, Roberto Maroni. «Lascia qualche cosa buona – ha replicato Maroni a chi gli chiedeva un commento sull'eredità del suo predecessore, Giuliano Amato – come il patto sicurezza delle città ma lascia una sensazione diffusa di insicurezza. 
 

Altre notizie e commenti sul nuovo governo si trovano sulla Gazzetta di Parma in edicola oggi.

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