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La Grecia ha detto "no". E oggi?

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(ANSA) -  I risultati definitivi del referendum greco, diffusi dal ministero dell'Interno di Atene, confermano sostanzialmente i dati parziali: con 19.159 sezioni scrutinate su 19.159 (il 100%), i no si attestano sul 61,31% (3.558.450 voti) e i sì al 38,69% (2.245.537 voti). Hanno partecipato al voto 6.161.140 cittadini, pari al 62,5% degli aventi diritto.

Ed ora si attende l'effetto del voto sui mercati alla ripresa di oggi

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La festa di Atene - Tutti a cantare «Bella ciao» a squarciagola. Si festeggia così la vittoria del NO al referendum presso la sede di Syriza ad Atene. Ad intonarlo i rappresentanti dei vari partiti della sinistra europea ospitati dal partito di Alexis Tsipras. Ci sono italiani, francesi, spagnoli, tedeschi, portoghesi, irlandesi tutti uniti dal canto partigiano.

Istituzioni europee allerta

Tornare subito al tavolo del negoziato - come chiedono a gran voce Italia, Francia e la stessa Grecia - per trovare al più presto un accordo, un compromesso compatibile con la vittoria del no al referendum e le diverse posizioni esistenti all’interno dell’Eurogruppo: questa la difficilissima sfida che attendono l’Ue e Atene nel dopo-voto su cui si confronteranno domani a Parigi Francois Hollande e Angela Merkel.
Una sfida che riguarda il futuro stesso della moneta unica - che domani sarà sottoposto alla prova dei mercati - e che è destinata a tenere ancora l’Europa con il fiato sospeso. Ma alternative non ce ne sono. Anche se il 'nò della Grecia rappresenta una sconfitta per le politiche di austerità imposte dall’Eurogruppo, le due parti sono condannate a trattare, partendo dall’attuale condizione di separati in casa, o per salvare in qualche modo il matrimonio celebrato all’insegna dell’euro oppure per avviarsi verso il divorzio, cioè la Grexit.
Dopo la vittoria del 'nò, le istituzioni europee sono in stato di massima allerta. L’Eurogruppo si riunirà presto, anche solo in videoconferenza, per valutare la situazione e compiere un primo tentativo di riavvio del dialogo. La Bce ha convocato per domattina il consiglio direttivo nelle cui mani è il destino delle banche elleniche. La Commissione europea non ha mai smesso di lavorare dietro le quinte - nonostante le smentite ufficiali - per prepararsi a qualsiasi eventualità. Nella sede del Consiglio Europeo la sala stampa è pronta ad accogliere il circo mediatico nel caso in cui venisse convocato un vertice d’emergenza dei capi di Stato e di governo dell’Unione. Mentre il G7 sta lavorando ad una dichiarazione sulla Grecia che sarà resa nota domani.
La strada maestra resta quella del dialogo. Da Atene il portavoce del governo ha detto che la Grecia farà «tutti gli sforzi possibili per arrivare a un accordo» con i creditori "anche entro 48 ore». Secondo il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che ha convocato il ministro Padoan per domattina, "si dovrà tornare a parlare, e la prima a saperlo è proprio Angela Merkel. Lavoriamo in stretto contatto con i nostri partner europei» ha poi aggiunto. Sulla stessa lunghezza d’onda il ministro francese dell’economia, Emmanuel Macron. «Dobbiamo riprendere i negoziati politici. Non rimettiamo in scena il trattato di Versailles», ha detto invitando i governi europei a non punire la Grecia come avvenne con la Germania dopo la prima guerra mondiale.
Parole concilianti che devono però fare i conti con chi, a partire da Merkel (e la cancelliera non è certo isolata, almeno tra i colleghi del Nord Europa), sente di aver subito gli effetti, a suo vedere snervanti, della strategia messa in campo da Alexis Tsipras. Sfogandosi nei giorni scorsi con alcuni colleghi di partito, Merkel ha giudicato la politica del premier greco «dura e ideologica», sostenendo che essa «lascia andare il Paese a occhi aperti contro un muro». Aggiungendo che «con questo governo la Grecia non si attiene ai principi dell’Ue» e in particolare «viola quello della collaborazione».
Sul confronto dopo-voto tra Grecia e Ue inciderà quindi anche la capacità di trovare una posizione comune tra i partner dell’Eurozona per andare oltre quelli che il commissario Ue agli affari economici, il francese Pierre Moscovici, ha definito atteggiamenti «intrusivi». «E 'abbastanza insopportabile - ha osservato - che la Commissione tenga per mano i ministri o i governi, credendo di essere legittimata a farlo, con riforme presentate in modo burocratico e che sono più o meno sempre le stesse. Quante più sono, quanto sono più dettagliate, tanto più - ha aggiunto - si dirigono verso la loro destinazione legittima, che è il cestino».
Intanto, anche Londra ha annunciato per domani un vertice sugli effetti del dopo-voto tra il cancelliere dello Scacchiere George Osborne, il premier David Cameron il governatore della Banca d’Inghilterra, Mark Carney. «La Gran Bretagna è preparata a qualsiasi cosa» ha detto Osborne. «Non c'è dubbio che la situazione greca ha un impatto sull'economia europea, che ha un impatto su di noi».

23% schede scrutinate

Con il 23,6% dei voti scrutinati, secondo il sito del Ministero dell’Interno greco, il No è al 60,53% e il Sì al 39,47%.  Primi timidi caroselli in strada ad Atene dopo che la tv ha pubblicato i dati che vedono i NO in vantaggio sui SI nel referendum voluto dal governo sul piano dei creditori internazionali per il rientro del debito ellenico.  «Potremmo avere un accordo tra 24 ore, ho detto, ma la nostra stampa velenosa si è affrettata a scrivere che ho detto di prevedere un accordo entro 24 ore». Lo scrive il ministro delle finanze greco, Yanis Varoufakis, in un tweet, polemizzando con i media ellenici.

20% schede scrutinate

Il No verso la vittoria in Grecia. I greci dovevano scegliere il «sì» o il «no» all’accordo per il pagamento dei debiti ai creditori internazionali. Sono state scrutinate oltre il 20% delle schede: i «no» volano al 60% e i «sì» sono al 40%. Secondo la prima proiezione della Singular Logic, diffuso dal ministero dell’Interno, il No al referendum in Grecia è oltre il 61%, mentre i Si sono al 39%. I greci hanno quindi respinto massicciamente la proposta dei creditori internazionali.

10% scrutinate

Con il 10% dei voti scrutinati i "no" sono al 59,8%, i "sì" sono al 40,2%. Nelle proiezioni, i No sono oltre il 61% 

Scrutinate il 7,4% delle schede

Grecia: primi dati, il No al 59,7%. Scrutinate finora il 7,4% delle schede. Il Sì al 40,3%

Sondaggi

Tutti i sondaggi delle tv greche danno il "NO" in vantaggio sul "SI" nel referendum. Ant1 dà il NO al 51% contro il 37% di Si. Mega dà il NO al 51,5%, il Si al 48,5%. Per Skai il No è al 52% contro il 48% di Si, mentre Star dà il No al 49% contro il 46% di Si.
I dati si riferiscono a sondaggi, non exit-poll, condotti dalle varie televisioni non all’uscita dalle urne.

Un urlo di gioia nella sede di Syriza ha accolto i primi sondaggi sulle indicazioni di voto pubblicati in tv subito dopo la chiusura dei seggi per il referendum. In tanti, ha constatato l’inviato ANSA sul posto, hanno fotografato con i cellulari le schermate tv che rimandavano i primi dati, mentre alcuni dirigenti del partito invitano alla calma.

Secondo la tv greca Ant1 l’affluenza al referendum è stata attorno al 65%.

Merkel domani a Parigi

La cancelliera Angela Merkel volerà a Parigi domani per incontrare il presidente frencese Francois Hollande e confrontarsi sugli sviluppi della situazione in Grecia dopo il referendum. Lo annuncia Steffen Seibert in un comunicato. 

La politica di Alexis Tsirpas è "dura e ideologica», e il premier greco «lascia andare il paese ad occhi aperti contro un muro». Lo ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel, sfogandosi nei giorni scorsi con alcuni colleghi di partito, secondo quanto scrive Spiegel on line. Il settimanale sottolinea che «più fonti» hanno confermato la frase.  «Con questo governo la Grecia non si attiene ai principi dell’Europa», ha continuato la cancelliera, parlando nel corso di un incontro interno al presidio del partito, che si è tenuto lunedì scorso. Quindi Merkel ha sottolineato che Atene «viola i principi della collaborazione». Se in ogni occasione pubblica, la cancelliera ha ribadito che «le porte restano aperte al dialogo», davanti agli amici della Cdu, Merkel avrebbe invece fatto chiaramente capire la sua frustrazione nella situazione attuale, e quanto sia delusa e snervata da Tsipras, è il commento di Spiegel. 

Affluenza alle 12

Intorno alle 12:00 locali (le 11:00 in Italia) il flusso degli elettori ai seggi della capitale per votare al referendum è notevolmente diminuito rispetto a due-tre ore prima quando davanti a qualche scuola si erano addirittura creati piccoli assembramenti di persone in attesa di entrare.
Molti hanno preferito recarsi presto a votare per poi proseguire verso le vicine spiagge e godersi al mare questa calda (30 gradi) e assolata, ma per fortuna ventosa, giornata ateniese.
Dentro ai seggi della 111.ma scuola elementare comunale, in piazza Ghisi, nel quartiere di Ambelokipi, regna la calma: gli elettori entrano, scelgono il seggio in base all’elenco alfabetico dei cognomi, ritirano le schede dai funzionari addetti, entrano in cabina e poi vanno a deporre la scheda votata. In apparenza sembra tutto normale. Ma di sottofondo si avverte un’atmosfera di tensione, rarefatta ma pur sempre tensione. E nessuno sorride.
«C'è poco da sorridere - dice Stelios Seferis, 40 anni, meccanico, sposato e con due figli -. Oggi ci giochiamo il tutto per tutto. O dentro o fuori dall’Europa, ancora con l’euro o con la dracma. Io non voglio tornare indietro, ho due figli e voglio un futuro per loro, per questo ho votato sì».
Di avviso contrario padre Demetrios, età indefinibile, un 'popè con la tonaca nera un pò lisa e una lunga barba grigia incontrato all’uscita del seggio allestito nell’edificio del 16.mo ginnasio-liceo comunale, in piazza Panormou, sull'omonimo largo viale.
«Io ho votato no - dice con sguardo indignato e a voce alta, come per farsi sentire da coloro che entrano - perchè i greci devono dire basta a quelli che vogliono comandarci in casa nostra e ci hanno ridotto alla fame».
«Io non volevo venire, sono vecchia - dice Yota Protopapas -, ma i miei figli hanno tanto insistito perchè venissi a votare sì. Mi hanno detto che solo così possiamo salvare il nostro Paese. Ma per me la Grecia ormai è morta».

Tsipras

«Oggi è un giorno di festa, perchè la democrazia è una festa», ha detto Alexis Tsipras dopo aver votato, «perchè si può ignorare la decisione di un governo, ma non la decisione di un popolo». «Da domani apriamo la strada per tutti i popoli d’Europa. Oggi la democrazia batte la paura», ha dichiarato Alexis Tsipras uscendo dal seggio, dove ha scherzato con gli scrutatori perchè non riusciva a piegare la scheda.  

Si sono aperti stamani alle 7 ora locale in Grecia (le 6 in Italia) e si chiuderanno alle 19 i seggi dove i cittadini con più di 18 anni sono chiamati ad esprimere il loro parere nel cruciale referendum indetto dal premier Alexis Tsipras sulle proposte dei creditori di Atene in cambio di ulteriori finanziamenti per il salvataggio del Paese. 

Gli aventi diritto al voto sono circa 9,8 milioni - dei quali 108.371 votano per la prima volta - e i seggi quasi 19mila.
Gli elettori riceveranno due schede: la prima contiene una domanda relativa al referendum con due caselle che dovranno essere contrassegnate da una croce sul 'si» o sul 'nò e l’altra in bianco.
Il quesito su cui i greci sono chiamati a dire sì (nai) o no (ochi) è il seguente: «Referendum del 5 luglio 2015. Deve essere accettato il progetto di accordo presentato da Commissione europea, Bce e Fmi nell’Eurogruppo del 25 giugno 2015, composto da due parti che costituiscono la loro proposta? Il primo documento è intitolato 'Riforme per il completamento dell’attuale programma ed oltrè ed il secondo 'Analisi preliminare per la sostenibilità del debitò».
Non sono previsti exit poll e le prime proiezioni attendibili dovrebbero essere disponibili attorno alle 21 locali. Affinchè il risultato del referendum sia valido è necessario che vi prenda parte almeno il 40% del corpo elettorale. 

Polizia in assetto antisommossa

Tsipras, secondo il Sunday Times avrebbe approvato lo schieramento dell’esercito in strada, al fianco alla polizia in assetto antisommossa, stasera dopo l’esito del voto del referendum nel caso di tumulti.

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  • hal

    06 Luglio @ 00.45

    Ho visto che un mio commento non e' stato pubblicato e non conteneva nulla di offensivo siamo alle solite democrazia zero in questo sito vero b simpatizzante del pd hai forse ricevuto qualche informazione da parte da un consigliere di minoranza che magari ti ha parlato del sottoscritto. saluti

    Rispondi

    • 06 Luglio @ 06.42

      REDAZIONE GAZZETTADIPARMA.IT - 1) Parlare di democrazia zero su u sito che pubblica decine di migliaia di commenti, spesso con critiche anche verso di noi, è ridicolo 2) Rimanda il commento e vediamo se davvero era tutto in regola 3) Mi spiace deluderti, non riceviamo segnalazioni nè da consiglieri di minoranza nè di maggioranza 4) Mi spiace deluderti/2: nessuno ci ha mai parlato di te. 5) Se questo sito e le sue regole non ti piacciono, puoi sempre farne uno tu, con più "democrazia"

      Rispondi

  • hal

    05 Luglio @ 22.37

    Referendum anche in italia non siamo schiavi della merkel ci ha portato alla miseria rivogliamo la nostra moneta non l euro solo il pd vuole rimanere in europa per lucrare con i clandestini

    Rispondi

  • Straiè

    05 Luglio @ 20.26

    Questo è il principio della fine. Meglio non lasciare molti soldi sul conto corrente!

    Rispondi

    • Medioman

      06 Luglio @ 00.37

      Questo è il principio del FUTURO! L'euro subirà probabilmente una ulteriore svalutazione, quindi converrà acquistare altra valuta più credibile. Se la Grecia otterrà (come è probabile) uno "sconto", non vedo perché non possa chiederlo anche l'Italia: siamo forse più fessi? Che se li mangino gli "euroburocrati" i formaggi fatti con le polverine, e le tesserine di plastica con la "valuta virtuale"; io preferisco monete in metallo pregiato, magari "fior di conio".

      Rispondi

  • Patrizia

    05 Luglio @ 20.07

    Fuori dall'euro l'unica speranza possibile di salvezza dell'economia. GRILLO è tanto che lo dice. Ci prosciugano con milioni di interessi e noi svendiamo l'Italia. Pensate come si stava meglio prima dell'austerità. Purtroppo ci hanno sempre fatto credere il contrario quei politici corrotti

    Rispondi

  • bila

    05 Luglio @ 20.06

    E' ovvio che vince il NO; non c'era nemmeno bisogno di fare un referendum. E' come dire a un drogato se vuole la droga.

    Rispondi

    • Vercingetorige

      05 Luglio @ 20.32

      SOLO CHE , QUI , NON SONO STATI CONSULTATI I "DROGATI" , ma tutto il popolo greco , che è Sovrano , nella propria Patria . Aspettiamo che altre consultazioni del genere avvengano negli altri Paesi d' Europa. Aspettiamo di vedere i risultati delle elezioni politiche generali in Spagna nel prossimo autunno. Aspettiamo di vedere i risultati del referendum del 2017 in Gran Bretagna sulla permanenza nell' Unione Europea...Tutti drogati , suppongo.............

      Rispondi

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