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NATALE

La storia del crocifisso rimosso e noi

Nel milanese, "in nome della laicità", i genitori protestano. Che cosa è giusto fare?

scuola rinvia saggio natalizio e crocifisso rimosso
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Un concerto di Natale in una scuola del Milanese è stato rinviato e il crocifisso «rimosso» in nome "della laicità». L’episodio, probabilmente destinato a suscitare polemiche, segue quello avvenuto in un istituto del Bergamasco. A riportarlo è stato il quotidiano Il Giorno, ma la questione sta opra allargandosi ben oltre i confini lombardi.

E’ accaduto all’Istituto comprensivo Garofani di Rozzano (Milano) dove «hanno deciso di applicare una linea rigorosamente improntata alla laicità in occasione dei festeggiamenti natalizi che cadono dopo la strage terroristica di Parigi. Una linea contestata da un gruppo di genitori, che sta preparando una lettera di protesta contro la scelta del dirigente scolastico reggente Marco Parma (già candidato sindaco per la lista civica 'Aria pulita' e per il M5S a Rozzano».
«Nel mirino dei genitori - scrive il quotidiano - è finita innanzitutto la cancellazione della 'Festa musicale di Natalè che negli ultimi anni si era tenuta a teatro». Un appuntamento con canti e cori non solo natalizi. Ma quest’anno alcuni genitori avevano chiesto di inserire alcun canti più squisitamente natalizi come 'Adeste fideles' e 'Tu scendi dalle stelle'.

........................................

(g.b.) - Questa è la vicenda nuda e cruda. Noi non la commentiamo, ma la giriamo ai lettori con questa domanda: che cosa è giusto fare in queste situazioni? Qual è il giusto equilibrio fra rispetto delle tradizioni e religioni altrui e difesa dei valori della nostra società? E che spazio devono avere le questioni religiose all'interno delle scuole? Dite la vostra nello spazio commenti sotto questo articolo

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  • Filippo

    28 Novembre @ 19.26

    filippo.cabassa.1970@gmail.com

    Un altro italiota che ha calato le braghe

    Rispondi

  • Gabriella Gabbi

    28 Novembre @ 14.31

    Il crocefisso in classe e gli spettacoli natalizi recitati e cantati dagli alunni sono testimonianza delle credenze religiose e delle tradizioni culturali, scolastiche e familiari del popolo italiano. Gli immigrati islamici o di altra religione, e i loro figli, anche se nati in Italia, hanno senza dubbio diverse tradizioni e convinzioni religiose, ma questo non deve comportare che gli italiani debbano essere costretti a mettere da parte le loro: si può serenamente convivere, IMPARANDO A CONOSCERE le reciproche abitudini di vita e convinzioni religiose, come in moltissime scuole si fa da anni. Pensando, raccontando, confrontando, diventano più motivate le singole scelte ed è anche possibile rendersi conto che non si tradisce il proprio patrimonio culturale-religioso conoscendo meglio quello del vicino o partecipando a un festeggiamento tradizionale nel Paese che ci ospita o vedendo in classe un simbolo religioso che ha valore solo per chi ci crede. I genitori che impediscono ai loro figli di partecipare alle feste del Paese in cui i bambini crescono a mio parere sbagliano perché li isolano, ne fanno dei "diversi", condizione che nell'età infantile e adolescenziale è considerata una disgrazia. La scelta vincente per le generazioni che crescono deve necessariamente essere il rifiuto di ogni fanatismo.

    Rispondi

    • Vercingetorige

      28 Novembre @ 15.39

      SIGNORA GABBI , il problema non sono "i genitori che impediscono ai loro figli di partecipare alle Feste del Paese in cui i bambini crescono" . Il problema sono quei genitori che vorrebbero snaturare , se non sopprimere , quelle Feste , perchè LORO non le condividono e non le gradiscono , ed il problema sono anche quei Dirigenti Scolastici e quegli Insegnanti che , per ottuso servilismo culturale ed arrivismo politico , vorrebbero che i bambini imparassero a negare le proprie radici.

      Rispondi

      • gianlucapasini

        28 Novembre @ 22.17

        D'accordo con te

        Rispondi

  • danila

    28 Novembre @ 12.50

    io credo che ci siano presidi MALATI di protagonismo che andrebbero immediatamente licenziati (prima di natale)

    Rispondi

  • ixxo

    28 Novembre @ 12.38

    In una nazione allo sfascio che sta vendendo la propria identità ,la propria cultura e la propria storia conquistata in millenni , questo gesto è solo la punta dell'iceberg, sarebbe bello , a proposito di scuola, sapere come proseguono i programmi scolastici nelle classi dove la molti bambini non parlano italiano o questo "piccolo" problema lo si schiva? L'integrazione non la si ottiene svendendo la nostra storia e la nostra tradizione ma, magari, non imponendo ai cittadini gli immigrati e la loro cultura.

    Rispondi

  • Vercingetorige

    28 Novembre @ 12.35

    L' esposizione del Crocifisso nelle Scuole , nei Tribunali e negli Uffici Pubblici era previsto dai Patti Lateranensi del 1929 , che avevano anche dichiarato la Religione Cattolica "Religione di Stato " . PER QUANTO RIGUARDA LA CENSURA DEI PRESEPI E DELLE CELEBRAZIONI NATALIZIE MI PARE UNA SOLENNE IDIOZIA , perchè fanno parte della nostra millenaria tradizione cristiana ( anche di quelli che non vanno a Messa ) , che non possiamo sicuramente rinnegare per far piacere ad estranei . Presidi ed Insegnanti che fanno queste scemenze , e che non mancano , neanche nel Parmense , sono poveri di spirito che vorrebbero proporsi come intellettuali d' avanguardia , mentre sono avanti come la coda del "gozzino" , o ambiscono a carriere politiche. I genitori dei bambini potrebbero rispondere non mandando i loro figli a partecipare a manifestazioni "alternative" .

    Rispondi

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