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La benedizione del Papa: "Pace in Palestina"

Papa  Francesco:
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«A voi, cari fratelli e sorelle, giunti da ogni parte del mondo in questa Piazza, e a quanti da diversi Paesi siete collegati attraverso la radio, la televisione e gli altri mezzi di comunicazione, rivolgo il mio augurio più cordiale», ha detto il Papa dopo la benedizione Urbi et Orbi. «E' il Natale dell’Anno Santo della Misericordia - ha aggiunto -, perciò auguro a tutti di poter accogliere nella propria vita la misericordia di Dio, che Gesù Cristo ci ha donato, per essere misericordiosi con i nostri fratelli. Così faremo crescere la pace! Buon Natale!». Ai nostri fratelli, perseguitati in tante parti del mondo a causa della fede, il Bambino Gesù doni consolazione e forza», ha detto il Papa nel messaggio natalizio Urbi et Orbi, aggiungendo poi "a braccio": "sono i nostri martiri di oggi». «Solo la Misericordia di Dio può liberare l’umanità da tante forme di male, a volte mostruose, che l’egoismo genera in essa. La grazia di Dio può convertire i cuori e aprire vie di uscita da situazioni umanamente insolubili», ha detto il Papa nel messaggio natalizio che precede la benedizione Urbi et Orbi, pronunciato dalla loggia centrale di San Pietro. «Dove nasce Dio - ha aggiunto -, nasce la speranza. Dove nasce Dio, nasce la pace. E dove nasce la pace, non c'è più posto per l’odio e per la guerra».  «Dove nasce Dio, fiorisce la misericordia. Essa è il dono più prezioso che Dio ci fa, particolarmente in questo anno giubilare, in cui siamo chiamati a scoprire la tenerezza che il nostro Padre celeste ha nei confronti di ciascuno di noi», ha detto il Papa nel suo messaggio natalizio Urbi et Orbi.

«Il Signore doni particolarmente ai carcerati di sperimentare il suo amore misericordioso che sana le ferite e vince il male», ha aggiunto. In questo giorno di festa, il Signore ridoni speranza a quanti non hanno lavoro, e sono tanti, e sostenga l’impegno di quanti hanno responsabilità pubbliche in campo politico ed economico affinchè si adoperino per perseguire il bene comune e a tutelare la dignità di ogni vita umana». "Non manchi il nostro conforto a quanti fuggono dalla miseria o dalla guerra, viaggiando in condizioni troppo spesso disumane e non di rado rischiando la vita. Siano ricompensati con abbondanti benedizioni quanti, singoli e Stati, si adoperano con generosità per soccorrere e accogliere i numerosi migranti e rifugiati". Così il Papa nel messaggio natalizio. L’apprezzamento del Pontefice è andato a quanti, «singoli e Stati, si adoperano con generosità per soccorrere e accogliere i numerosi migranti e rifugiati, aiutandoli a costruire un futuro dignitoso per sè e per i propri cari e ad integrarsi all’interno delle società che li ricevono».
«Ancor oggi - ha sottolineato Francesco nel messaggio Urbi et Orbi - schiere di uomini e donne sono private della loro dignità umana e, come il Bambino Gesù, soffrono il freddo, la povertà e il rifiuto degli uomini». «Giunga oggi la nostra vicinanza ai più indifesi - ha aggiunto -, soprattutto ai bambini soldato, alle donne che subiscono violenza, alle vittime della tratta delle persone e del narcotraffico».

«Pace e concordia chiediamo per le care popolazioni della Repubblica Democratica del Congo, del Burundi e del Sud Sudan affinchè, mediante il dialogo, si rafforzi l’impegno comune per l’edificazione di società civili animate da un sincero spirito di riconciliazione e di comprensione reciproca», ha detto il Papa nel messaggio natalizio. «Il Natale porti vera pace anche all’Ucraina, offra sollievo a chi subisce le conseguenze del conflitto e ispiri la volontà di portare a compimento gli accordi presi, per ristabilire la concordia nell’intero Paese».  «La gioia di questo giorno - ha aggiunto il Pontefice - illumini gli sforzi del popolo colombiano perchè, animato dalla speranza, continui con impegno a perseguire la desiderata pace». 

«L'attenzione della Comunità internazionale sia unanimemente rivolta a far cessare le atrocità che», sia in Siria e Libia «come pure in Iraq, Yemen e nell’Africa subsahariana, tuttora mietono numerose vittime, causano immani sofferenze» e «non risparmiano il patrimonio storico e culturale». Così il Papa ricordando anche le «efferate azioni terroristiche». «Il mio pensiero - ha detto il Pontefice nel suo Messaggio natalizio che precede la benedizione Urbi et Orbi, pur non citando espressamente lo Stato Islamico - va pure a quanti sono stati colpiti da efferate azioni terroristiche, particolarmente dalle recenti stragi avvenute sui cieli d’Egitto, a Beirut, Parigi, Bamako e Tunisi».
«Ai nostri fratelli - ha quindi aggiunto -, perseguitati in tante parti del mondo a causa della fede, il Bambino Gesù doni consolazione e forza».  In Medio Oriente, dove è nato Gesù, ha detto il Papa, «continuano tensioni e violenze e la pace rimane un dono da invocare e da costruire": «possano Israeliani e Palestinesi riprendere un dialogo» e «giungere ad un’intesa che permetta ai due Popoli di convivere in armonia, superando un conflitto che li ha lungamente contrapposti», con «gravi ripercussioni» sulla Regione.

La messa di mezzanotte

 In un mondo «ebbro» di lussi, consumi, narcisismi, l’arrivo di Gesù nel Natale richiama a «comportamenti sobri», a saper «vivere l’essenziale». E anche a lasciarsi alle spalle la «cultura dell’indifferenza», per improntare la vita alla pietà e alla misericordia. Nel Natale del Giubileo straordinario, dedicato appunto alla misericordia, celebrando la messa della notte in San Pietro papa Francesco ha voluto sintetizzare così, con parole semplici, profonde, e anche in controtendenza rispetto al pensiero corrente, il significato che deve assumere per la società d’oggi il messaggio della venuta di Gesù tra gli uomini.
«Non c'è posto per il dubbio; lasciamolo agli scettici che per interrogare solo la ragione non trovano mai la verità - ha detto il Pontefice nell’omelia, parlando della 'gioia e letizià di cui è intriso il mistero della notte di Natale -. Non c'è spazio per l’indifferenza, che domina nel cuore di chi non riesce a voler bene, perchè ha paura di perdere qualcosa. Viene scacciata ogni tristezza, perchè il bambino Gesù è il vero consolatore del cuore».
Con la nascita del Figlio di Dio «tutto cambia», ha osservato Francesco. «Questo Bambino - ha spiegato - ci insegna che cosa è veramente essenziale nella nostra vita. Nasce nella povertà del mondo, perchè per Lui e la sua famiglia non c'è posto in albergo. Trova riparo e sostegno in una stalla ed è deposto in una mangiatoia per animali». Eppure, «da questo nulla, emerge la luce della gloria di Dio». Secondo il Pontefice, «a partire da qui, per gli uomini dal cuore semplice inizia la via della vera liberazione e del riscatto perenne». «Da questo Bambino, che porta impressi nel suo volto i tratti della bontà, della misericordia e dell’amore di Dio Padre - ha proseguito -, scaturisce per tutti noi suoi discepoli, come insegna l’apostolo Paolo, l’impegno a 'rinnegare l’empieta» e la ricchezza del mondo, per vivere 'con sobrietà, con giustizia e con pietà'».
«In una società spesso ebbra di consumo e di piacere, di abbondanza e lusso, di apparenza e narcisismo - ha quindi aggiunto Bergoglio -, Lui ci chiama a un comportamento sobrio, cioè semplice, equilibrato, lineare, capace di cogliere e vivere l'essenziale». In un mondo «che troppe volte è duro con il peccatore e molle con il peccato, c'è bisogno di coltivare un forte senso della giustizia, del ricercare e mettere in pratica la volontà di Dio». «Dentro una cultura dell’indifferenza, che finisce non di rado per essere spietata - ha esortato -, il nostro stile di vita sia invece colmo di pietà, di empatia, di compassione, di misericordia, attinte ogni giorno dal pozzo della preghiera».
La sua visione del Natale, fatta di misericordia e di tenerezza, Bergoglio oggi l’ha evocata anche in un tweet sul suo account @Pontifex: «Dio è innamorato di noi. Si fa piccolo per aiutarci a rispondere al suo amore». E domani, nel messaggio natalizio e nella benedizione «Urbi et Orbi» dalla loggia centrale di San Pietro, sarà il momento per il Papa di entrare nelle tante tragedie che oggi segnano il mondo, nelle violenze terroristiche perpetrate in nome delle religioni, nei conflitti della «terza guerra mondiale combattuta a pezzi», con l’appello alla pace e alla riconciliazione che non può non venire da questo Natale dell’Anno giubilare.

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  • Dario

    25 Dicembre @ 14.09

    Pace in Palestina ??? Si chiama ISRAELE e la pace bisogna volerla in due quindi dovrebbe chiederlo ai musulmani di smettere di odiare ed uccidere.

    Rispondi

  • Giulio

    25 Dicembre @ 10.35

    Allora la chiesa è alquanto sorda!!!

    Rispondi

    • Biffo

      25 Dicembre @ 11.34

      Vade retro, Satana Giulio, come osi tu criticare gli onnipotenti, infallibili, intoccabili monsignori di Santa Romana Ecclesia, Apostolica, Cattolica e Romana? Sarai scomunicato a vita ed anche per l'Aldilà. Pentiti, e fai una dura penitenza, blasfemo!

      Rispondi

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