il caso

"Trivella tua sorella", sospeso l'autore

Interviene l'agenzia: "Noi non siamo sessisti"

Trivella tua sorella
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Ha suscitato scalpore la campagna pubblicitaria pensata da una agenzia di comunicazione per promuovere il sì al referendum del 17 aprile sulle trivelle al grido (diventato hashtag) di "Trivella tua sorella". (Leggi la notizia). Con un lunghissimo comunicato, interviene l'agenzia #beShaped, che ideato la campagna: sospeso il collaboratore che ha ideato il logo e l'hashtag, con una serie di "ma", tra cui la difesa: "Noi non siamo sessisti".

Il commento

Abbiamo atteso qualche giorno prima di intervenire pubblicamente, con una risposta che abbia il valore dell’ufficialità, sulla vicenda che vede al centro dell’attenzione mediatica dell’intero Paese la nostra agenzia di comunicazione. E vogliamo partire dal ricostruire quanto accaduto in modo corretto, dal momento che si sono susseguite, di bacheca in bacheca, di commento in commento e di giornale in giornale, versioni talvolta molto discordanti. #beShaped è un’agenzia che conta quattro membri effettivi, due uomini e due donne. Non si tratta di un team di soli uomini, quindi, come qualcuno ha sostenuto. Si avvale anche della collaborazione occasionale di altre persone, che non fanno parte dell’organico dell’agenzia. Ad uno di questi collaboratori (regolarmente retribuito, e non uno stagista sottopagato, come pure è stato scritto), era stata affidata la gestione dei social network dell’agenzia proprio per valutare le sue capacità sulla nostra pelle, prima di affidare alle sue “cure” i profili dei nostri clienti. Durante la nostra assenza, questo nostro collaboratore ha ideato e diffuso il banner e l’hashtag #trivellatuasorella, ormai noti a tutti. Lo stesso ci ha informati nella giornata di domenica 13 marzo che il banner pubblicato aveva suscitato alcune reazioni contrarie da parte di numerosi utenti, senza entrare troppo nello specifico. Sicuri delle sue capacità, gli abbiamo consigliato di motivare il senso dello stesso e scusarsi eventualmente se poteva aver offeso in qualche modo qualcuno. E così è stato fatto, anche se in modo maldestro. Abbiamo preso coscienza di quanto fosse realmente avvenuto solo nel pomeriggio di lunedì 14 marzo, quando ormai i social network e i giornali avevano ampiamente divulgato la notizia (e su questo torniamo a breve). A quel punto abbiamo tentato prima di spammare un messaggio che, nel più breve tempo possibile, potesse fornire a tutti coloro che avevano commentato sulla nostra pagina una spiegazione chiara dell’accaduto e, in seguito, abbiamo risposto con più calma prima ai commenti e poi alle mail (quattro in tutto più una telefonata!!). Al nostro messaggio nessuno ha dato alcun peso, continuando tutti a sostenere le tesi più assurde.

E ne citiamo alcune. La prima e più divertente (ci sia consentito) è che la nostra agenzia abbia avviato la campagna su commissione del Premier Renzi allo scopo di sabotare il Referendum del 17 Aprile; una versione molto simile ha riportato addirittura che sarebbero state alcune compagnie petrolifere a sovvenzionare la campagna. Uguale e contraria è stata una terza teoria, quella che ci voleva assoldati da qualcuno per ledere l’immagine del Premier Renzi.

Rassicuriamo tutti: siamo una piccolissima agenzia, nata da pochissimo tempo, che non conta clienti tanto importanti nel suo portfolio. Pertanto simili congetture sono perlopiù figlie del complottismo dilagante quando non di una singolare immaginazione. Altre campane hanno dipinto la nostra agenzia come un covo di maschilisti sessisti, senza dignità, senza cervello, ecc. ecc. ecc. Ma questo potremmo anche comprenderlo, se non fosse che dopo le spiegazioni pubblicamente fornite non è comprensibile come mai si continuino ad insultare gratuitamente i nostri collaboratori. Ci hanno accusati di aver indotto molte persone a decidere di votare No al Referendum. Altra argomentazione quanto mai bizzarra: chiunque, informato e dotato di un senso critico, sia realmente convinto della sua posizione, non lascia certamente demolire le sue convinzioni da un banner su Facebook! Ci hanno accusati di aver fatto una palese incitazione allo stupro! In un Paese, nel nostro Paese, in Italia, in cui noti politici – quelli sì noti, non la nostra agenzia, anche se ringraziamo chi ci ha voluto accordare tanta importanza! – vanno a letto con minorenni, in cui ogni giorno vengono denunciati casi di pedofilia che vedono coinvolti padri, madri e uomini di Chiesa, in cui ad ogni ora del giorno proponiamo in Tv donne nude e messaggi tutt’altro che edificanti, un banner con un omino stilizzato sarebbe considerato un’induzione allo stupro?! Un omino, s’intende, che richiama la figura di una donna; poiché, come pure abbiamo letto in alcuni commenti, se al posto della donna ci fosse stato un uomo, allora non ci sarebbero stati problemi! Alla faccia del bene amato sessismo! Per giungere alle dichiarazioni del Presidente Emiliano di questa mattina, che ci vorrebbe addirittura in arresto. Sempre qui, in Italia, dove non vengono arrestati neppure gli assassini, gli stupratori e truffatori!

Abbiamo chiesto conto all’autore del banner del suo gesto. Ha voluto accostare l’immagine della violenza perpetrata ai danni del nostro mare dalle trivellazioni a quella delle violenze subite da un corpo, con una immagine volutamente provocatoria e d’impatto, che servisse a diffondere due informazioni: il 17 Aprile c’è un Referendum; occorre votare sì. Bersagli che, anche se in modo controverso, sono stati centrati. Peraltro, la scelta della “sorella” non è motivata da un intento sessista, ma dalla ripresa di un’espressione tipicamente dialettale pugliese, per la quale quando qualcuno vuol fare qualcosa di sbagliato, lo si invita a farlo – a seconda dei gusti – alla madre, alla sorella o alla madrina di battesimo. Ma l’espressione è talvolta usata anche come intercalare, avendo ormai perso, nell’uso comune, qualunque senso volgare o sessista.

Non siamo dell’opinione che tutto va bene, pur di raggiungere l’obiettivo. Questo tipo di comunicazione non era adeguata e non sarebbe stata da noi autorizzata, se ci fosse stato chiesto preventivamente un parere. Cosa che però non è avvenuta. Basti osservare il tono del precedente banner (ripetiamo, precedente, e non successivo e realizzato per “mettere una toppa” come anche è stato scritto) per capire quale fosse lo spirito con il quale, come gruppo, intendevamo esplicitare la nostra posizione. Ed è proprio per questo che l’autore è stato sospeso.

Tuttavia riteniamo la reazione di alcuni assolutamente esagerata. Se altre esternazioni realmente sessiste suscitassero tanta indignazione, probabilmente oggi vivremmo in un Paese in cui le violenze sulle donne, il loro trattamento oggettivamente discriminatorio sui posti di lavoro, lo stato di minorità che ancora subiscono all’interno delle famiglie, lo sfruttamento del loro corpo nelle pubblicità, sui giornali, in Tv, sarebbero fenomeni ben che dimenticati. E invece quelli che molti autorevoli studiosi hanno definito “vendicatori della rete” si sono scagliati con violenza inaudita contro un semplice banner, arrivando a insultare e minacciare privatamente i nostri collaboratori, a falsificare screenshot, a invadere bacheche private con oscenità di ogni tipo; finanche a scomodare associazioni, politici e testate giornalistiche.

Su queste ultime vorremmo infine fare un appunto. È ormai fatto noto che i giornali, anche i più autorevoli, utilizzino come fonte per scrivere le notizie, i social network, i quali non sono esattamente il luogo deputato alla raccolta di notizie attendibili, quanto perlopiù alla libera opinione, alla discussione, alla condivisione. Ed è proprio procedendo in questa maniera che molte importanti testate hanno riportato notizie non aderenti alla realtà, senza fare nessun riferimento alla nostra smentita (probabilmente sono stati gli stessi giornali che ci hanno accusati di sessismo a ritenere che la trivella potesse attirare più della verità, o quanto meno del ragionamento!). Il che ci dà la misura di quanto seriamente si faccia informazione nel nostro Paese. Nessuna di queste testate giornalistiche – nessuna! – ci ha contattati; eppure i nostri recapiti erano facilmente reperibili sul nostro sito internet (andando in tilt lunedì sera – dopo la pubblicazione della maggior parte degli articoli quindi – a causa del traffico e a breve di nuovo online). E sarebbe bastata una telefonata fatta per tempo, se davvero l’intento fosse stato bloccare un messaggio insidioso, pericoloso, rivoltante e offensivo. Ma l’intento è chiaro non fosse assolutamente quello! La pubblicazione del banner è avvenuta sotto la nostra responsabilità e per questo ci scusiamo. Senza se e senza ma. Sarebbe bello anche che ogni parte coinvolta in questa vicenda si assumesse la responsabilità delle proprie leggerezze, della propria volgarità, della propria serietà.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • gianlucapasini

    22 Marzo @ 23.51

    Spero che quelli del sì - da punto di vista elettorale, s'intende - vengano umiliati

    Rispondi

  • Filippo

    16 Marzo @ 19.56

    Lo slogan era perfetto: non dovevano scusarsi di niente e men che meno ipocritamente sospendere il collaboratore, a cui va, per quel che può valere, la mia totale solidarietà. Con qualsiasi altro claim più politicamente corretto, non avrebbero raggiunto la stessa visibilità.

    Rispondi

    • victoria

      17 Marzo @ 07.46

      Infatti ha raggiunto così tanta visibilità che molte donne non andranno a votare........

      Rispondi

      • Valentina

        18 Marzo @ 15.03

        Se non vai a votare per una cosa del genere non sei una donna.... sei una marionetta che fa quello che gli altri le dicono.... e credere che le donne non vadano a votare per un banner - che personalmente trovo geniale!! - significa secondo me offendere la loro (la nostra!) intelligenza.... Io ho capito al primo sguardo il significato di quell'immagine... e mi ha fatto anche sorridere!!! E sono una donna..... e come me tante altre... E' l'ignoranza e l'ipocrisia che ti fa vedere quello che in realtà non c'è!!!!! Il collaboratore che è stato allontanato, comunque, è un genio!! E se non ha avuto successo in questo incarico sicuramente ne avrà in futuro in altri!!!! E comunque...... TRIVELLA TUA SORELLA!!!!! ;)

        Rispondi

      • Filippo

        17 Marzo @ 19.18

        E fanno molto male, se è solo per quello...

        Rispondi

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