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E' morto il cardinale Capovilla: operò a Parma durante la guerra

Capovilla, ombra di Roncalli e custode della sua memoria

Loris Capovilla

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E’ morto oggi a Bergamo il cardinale Loris Francesco Capovilla, già segretario particolare di Papa Giovanni XXIII. L’arcivescovo aveva cento anni, compiuti il 14 ottobre scorso. Dal 15 aprile era il più anziano vescovo d’Italia e il quarto del mondo. Creato cardinale da Papa Francesco il 22 febbraio 2014, aveva il titolo presbiterale di Santa Maria in Trastevere.
Durante la Seconda guerra mondiale, Capovilla si trovava a Parma all'annuncio dell'armistizio, nel 1943: cercava di aiutare avieri, per evitare che finissero in Germania. 
 
Nato a Pontelongo, in provincia di Padova, era stato ordinato sacerdote il 23 maggio 1940. Per dieci anni, dal 15 marzo 1953 al 3 giugno 1963, è stato segretario particolare di Angelo Giuseppe Roncalli, prima quando questi era patriarca di Venezia e poi durante il papato di Giovanni XXIII. Dal 10 dicembre 1988 viveva a Sotto il Monte Giovanni XXIII, paese d’origine di Angelo Roncalli.
Il 12 gennaio 2014 Papa Francesco aveva annunciato la sua elevazione a cardinale. Le sue condizioni di salute non gli avevano però permesso di essere presente durante la cerimonia del Concistoro e il Papa aveva mandato quindi un legato pontificio, nella persona del cardinale Angelo Sodano, decano del Sacro Collegio, a imporgli la berretta cardinalizia il 1 marzo 2014 proprio a Sotto il Monte, durante una cerimonia solenne. Proprio nel paese d’origine di Roncalli, monsignor Capovilla è stato custode fedele della memoria storica e spirituale di Papa Giovanni XXIII.

8 SETTEMBRE 1943: CAPOVILLA SI TROVAVA A PARMA. Storico segretario di papa Roncalli, custode della sua memoria e divulgatore del suo pontificato, vicino al «papa buono» nel momento della intuizione di indire quello che sarà poi il Concilio Vaticano II, per anni custode con Roncalli e poi con pochi altri del terzo segreto di Fatima, sacerdote, pastore e giornalista, Loris Capovilla è morto oggi a Bergamo. Aveva compiuto cento anni in settembre, a dispetto della previsione che sarebbe morto giovane che indusse il vicario capitolare di Venezia, Erminio Macacek, a sconsigliare al patriarca Roncalli di sceglierlo come segretario. «E un buon prete, bravo, non gode però di buona salute e avrà vita breve» suonò la erronea profezia del vicario, alla quale prontamente Roncalli rispose: «Bè, se non ha salute, verrà con me e morirà con me».
Così nel 1953, a 38 anni, il prete cagionevole divenne segretario del patriarca, che poi lo portò con sè a Roma. Morto Roncalli, Capovilla rimase altri quattro anni in Vaticano sotto Paolo VI, che lo nominò poi arcivescovo di Chieti e, nel 1971, prelato di Loreto. La porpora per Capovilla è invece giunta da parte di papa Bergoglio, nel 2014: ormai troppo anziano, Capovilla - al quale fu assegnato il titolo della chiesa di Santa Maria in Trastevere - non potè partecipare alla cerimonia romana, e la berretta gli fu portata a Sotto il Monte dal cardinale Angelo Sodano. Per il cardinale Bassetti, la porpora al segretario di Giovanni XXIII è stata «un rimando indiretto alle indicazioni del Concilio Vaticano II».
In pensione dal 1988 e ritiratosi a Sotto il Monte, paese natale di Roncalli, Capovilla si è dedicato sempre di più a coltivarne la memoria e a promuovere la conoscenza della sua figura e della sua opera. Ha curato la pubblicazione degli scritti principali: Il Giornale dell’anima; la trilogia «Questo è il mistero della mia vita», «Giovanni XXIII, un santo della mia parrocchia» e «Mi chiamerò Giovanni"; le raccolte Lettere ai familiari e Lettere 1958-1963. Ha scritto numerosi volumi sulla vita e le opere del pontefice bergamasco, ai quali si aggiungono centinaia di opuscoli e di articoli apparsi in quotidiani, settimanali e riviste. Iscritto all’albo dei giornalisti dal 1950, Capovilla era stato dal 1945 al 1953 redattore di Radio Venezia e dal '49 direttore del settimanale diocesano «La voce del popolo» e redattore della pagina veneziana di «Avvenire d’Italia». Per la sua opera di divulgazione del pontificato di Giovanni XXIII ha ricevuto numerosi riconoscimenti e testimonianze di stima e affetto.
Rimasto orfano di padre a 7 anni, con la madre e la sorella Lia, Capovilla visse un lungo periodo di precarietà, che costrinse la famiglia a numerosi spostamenti fino all’approdo a Mestre nel 1929. Prete dal 1940, è stato cerimoniere capitolare a San Marco, catechista alle scuole medie e superiori, cappellano dell’Opera nazionale di assistenza religiosa e morale degli operai (Onarmo) a Porto Marghera, cappellano del carcere minorile e all’Ospedale degli infettivi.
Durante la seconda guerra mondiale ha fatto il militare tra gli avieri. All’annuncio dell’armistizio, l’8 settembre 1943, è all’aeroporto Natale Palli di Parma, dove in quei giorni si adopera per sottrarre quanti più avieri possibile all’internamento in Germania. Incontra la prima volta Roncalli, allora nunzio a Parigi, nel 1950 a San Lazzaro degli Armeni.
Del Papa che ha servito e amato, compiendo cento anni Capovilla ricordò un insegnamento: «E' solo quando avrai messo il tuo io sotto i piedi che potrai dire di essere un uomo libero». Di suo, compiendo cento anni, Capovilla aggiunse la propria definizione: «vecchio uomo, vecchio italiano, prete da 75 anni».

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  • Federico

    26 Maggio @ 19.57

    Papà Ugo giovane aviere della classe 1922 al Palli in quegli anni di guerra conobbe e ricevette molto dalla guida umana e spirituale del suo don Loris, come si faceva chiamare. Ricordava anche da buon tenore una solenne celebrazione della S.Messa nel campo d'aviazione, celebrata dal suo cappellano militare e cantata secondo la musica del Perosi dal coro dei commilitoni nella quale si distinse come solista quello che sarà il ben noto tenore parmigiano Gavarini. Venne a. Parma negli anni '90 invitato dal vescovo mons. Cocchi accolto nella casa di un'altro dei suoi avieri e intimo amico di papà, Gianni Tragni recentemente scomparso. Un uomo di fede granitica, di rara e lucida intelligenza e di profondissima umanità, custode sapiente della memoria del grande papa di cui fu segretario, che si fece vivo per darci il suo sostegno in occasione della tragica morte di nostro figlio Daniele. Federico Ghillani

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