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Colpi di sonno al volante: ecco come evitarli

Colpi di sonno al volante. Ecco i consigli per evitarli
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La sonnolenza alla guida è un fenomeno difficile da stimare, ma gli esperti la considerano la seconda causa di incidenti dopo l’ubriachezza da alcol. Anche se l’Istat attribuisce all’eccessiva sonnolenza l’1% della mortalità in incidenti stradali, in realtà il fenomeno appare molto più diffuso, come rilevano recenti studi epidemiologici, che la indicano come causa o concausa di circa il 20% di tutti gli incidenti stradali.
Gli incidenti da sonnolenza si verificano più spesso di notte o nella metà pomeriggio (orari di ridotta vigilanza), su autostrade o strade statali, in cui la guida è più noiosa e la velocità è più elevata e costante, coinvolgendo un solo veicolo. Il guidatore di solito è solo e non fa nessun tentativo di frenare o altre azioni per evitare l’incidente.
Per comprendere meglio questo pericoloso fenomeno e imparare strategie di prevenzione del colpo di sonno alla guida, abbiamo chiesto consiglio a Franco Roscelli, responsabile del servizio Prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro dell’Azienda Usl di Parma, che insieme alle colleghe Silvia Pizzarotti e Ines Tollemeto, ha recentemente tenuto un corso di formazione per i dipendenti di Tep proprio sulla prevenzione degli incidenti stradali correlati a fattori umani.
Come la sonnolenza influisce sulla guida?
«Provoca la riduzione delle capacità di attenzione, di concentrazione, allunga i tempi di reazione e di risposta agli stimoli - risponde Roscelli - È inoltre stimato che gli incidenti dovuti al colpo di sonno provocano effetti più gravi, con una mortalità doppia rispetto ad altre cause. Il grado di sonnolenza è significativamente influenzato dal livello di stimolazione da parte dell’ambiente, ad esempio dalle mansioni lavorative, e dalla conseguente attivazione emozionale della persona. La guida, quindi, in condizioni monotone e di protratta inattività motoria, ad esempio per lunghi tratti rettilinei, può favorire l’insorgenza di colpi di sonno».
Ci sono orari più a rischio?
«Sì, la mattina presto o il primo pomeriggio».
Quali sono i campanelli d’allarme per il conducente?
«I sintomi sono quelli comunemente associati alla sonnolenza: frequenti sbadigli, sfregamento o abbassamento delle palpebre. Ma anche altri, meno ovvi, quali la difficoltà a mantenere una velocità costante o una linea retta, che può generare l’invasione della corsia opposta. Oppure i cosiddetti automatismi, cioè gli atti compiuti senza rendersene conto, come l’accorgersi di aver percorso una distanza senza ricordarsi di averlo fatto».
Che fare alle prime avvisaglie?
«Innanzitutto fermarsi! L’unica azione di dimostrata efficacia per ridurre la sonnolenza a breve termine è rappresentata dal fare un sonnellino di 20-30 minuti, cui eventualmente far seguire l’assunzione di una o due tazze di caffè. Se necessario, prolungare il sonno finché non ci si sente riposati e vigili. Non esistono “trucchi” per vincere la sonnolenza alla guida, se non fermarsi e dormire. Alzare il volume della radio, abbassare il finestrino, accendere il climatizzatore o mettersi a cantare non sono utili per ridurre il rischio di incidente da colpo di sonno».
Cosa fare prima di partire?
«Per evitare il colpo di sonno alla guida, è fondamentale avere dormito a sufficienza prima di iniziare il viaggio. È utile evitare turni di guida prolungati, interrompendo il viaggio con soste frequenti e, se possibile, condividere la guida con altra persona. È anche importante pianificare adeguatamente il viaggio, scegliendo orari in cui la vigilanza è fisiologicamente più alta, evitando per quanto possibile le ore notturne».
Siamo tutti a rischio sonnolenza o qualcuno lo è di più?
«Esistono condizioni fisiologiche e patologiche che possono aumentare il rischio: durante la notte vi è una fisiologica tendenza alla sonnolenza, legata ai bioritmi della specie umana, geneticamente programmata per il sonno notturno. Inoltre si tende ad avere più sonno nel primo pomeriggio, in corrispondenza di quella che viene definita la “porta del sonno secondaria”. Vi sono poi stili di vita che influenzano la vigilanza, quali il consumo di alcol e di alcune droghe che aumentano la sedazione del nostro sistema nervoso o ne alterano lo stato di allerta. Anche farmaci comuni, come antistaminici, antipertensivi, antidepressivi e ansiolitici, possono indurre sonnolenza, che può essere indotta anche da alcune patologie del sonno, tra le principali l’insonnia e la sindrome della apnee ostruttive».

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