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Turco arrestato a Venezia: nello zaino aveva mannaia e pietra appuntita

Polizia di Stato

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Aveva con sè una mannaia di 30 centimetri, comunemente usate dai macellai ed una grossa pietra appuntita, ricavata da un 'sampietrinò,  il turco arrestato a Venezia dalla Polizia che ha poi fermato altri 5 suoi connazionali, di cui 4 a Milano, visti a pregare nei pressi della stazione ferroviaria lagunare intorno alle 5 di ieri.
La scena non è sfuggita ad una guardia giurata che ha chiamato il 113, facendo intervenire agenti della polfer, della Digos e della questura di Venezia che ha fatto scattare il dispositivo antiterrorismo. Il gruppetto di stranieri, però, si era già disperso all’arrivo dei poliziotti che sono comunque riusciti a rintracciare due turchi, uno dei quali aveva nello zaino il machete. La presenza dell’arma ha preoccupato seriamente gli agenti dopo l’episodio di aggressione da parte di un adepto dell’Isis su di un treno in Germania.
L’uomo è stato così arrestato, mentre l’amico è stato trattenuto in questura e non è escluso che nei suoi confronti scatterà il provvedimento di espulsione. Nel frattempo, come riferiscono alcuni quotidiani, sono proseguite le ricerche degli altri quattro di cui si erano perse le tracce. La vicenda è stata seguita passo passo dal capo della Polizia Franco Gabrielli in stretto contatto col questore lagunare, Angelo Sanna. L’alert del 113, esteso anche alle altre forze dell’ ordine, e alle altre regioni limitrofe al Veneto ha dato esito positivo quando, nel pomeriggio, a Milano, la Digos ha informato i colleghi veneziani che avevano fermato gli altri quattro turchi e che li stavano interrogando in questura. 
«Voi sapete che dopo il Ramadam - ha detto agli agenti l’uomo, K.A. nato a Mersin (Turchia) nel 1992 - c'è il digiuno e il coltello mi serve per fare sacrifici di animali. Ma non ne ho ancora fatti».
Lo straniero è stato arrestato per false attestazioni a pubblico ufficiale, perchè aveva presentato dei documenti d’identità falsi. Un aspetto che ha fatto subito alzare il livello potenziale di pericolosità del soggetto. La polizia, dopo averli sentiti, ha invece già rilasciato gli altri cinque turchi che pregavano con lui, 4 dei quali fermati poi a Milano, perchè risultati essere conoscenze del tutto occasionali, e senza alcun contatto precedente con l’arrestato.
Per quanto riguarda quest’ultimo, la prima anomalia nei controlli è emersa proprio con i documenti: il 23enne turco ha sostenuto che il giorno prima, 30 luglio, aveva subito a Bologna il furto di tablet e smartphone, con relativa sim card, oltre che della patente di guida e del passaporto tedesco a Bologna, mostrando la copia di una denuncia fatta alla questura felsinea. L'uomo ha detto di possedere la doppia cittadinanza turco-tedesca. Ma dopo l’invio della documentazione da parte della Polizia tedesca, tramite l’ufficio di cooperazione internazionale del Dipartimento di pubblica sicurezza, la Digos ha scoperto le foto del vero titolare di quel passaporto e di quel visto, e queste non corrispondevano assolutamente al cittadino turco fermato. Nel database italiano ed europeo, inoltre, il profilo del 23enne non compare. (ANSA).

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