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Omicidio di Sarah Scazzi: Sabrina potrebbe lasciare il carcere

L'Unione camere penali: clamoroso ritardo nel deposito delle motivazioni della sentenza

Sarah Scazzi: clamoroso ritardo motivazioni. Sabrina forse fuori

Sarah con la cugina Sabrina, in primo grado condannata all'ergastolo per omicidio

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Caso Sarah Scazzi ancora sotto i riflettori. Sul mancato deposito delle motivazioni della sentenza che ha condannato Sabrina Misseri e la madre interviene oggi l’Unione delle Camere penali. «Non entriamo ovviamente nel merito, ma ciò che ora stupisce è il clamoroso ritardo nel quale versa la Corte di Assise di Appello della Sezione distaccata di Taranto la quale, a distanza di oltre un anno dalla decisione con la quale ha ritenuto di dover confermare la condanna all’ergastolo delle due imputate principali, non ha ancora provveduto a depositare le motivazioni della sentenza», sottolinea il presidente dell’Ucp, Beniamino Migliucci. Per il ritardo accumulato Sabrina Misseri, accusata del sequestro e dell’uccisione della cugina Sarah Scazzi, il 15 ottobre prossimo potrebbe lasciare il carcere.
«Il processo per l’omicidio di Sarah Scazzi - osserva Migliucci - ha occupato, a torto o a ragione, le cronache giudiziarie del nostro paese per molti anni. Come tutti i processi indiziari ha evidenziato numerosi aspetti controversi e fatto sorgere molti dubbi. La Cassazione ha più volte annullato i provvedimenti emessi in sede cautelare e la sentenza di condanna ha fatto ovviamente discutere». Tuttavia, ricorda, «il termine massimo di perenzione della custodia cautelare è prossimo a scadere e la questione relativa al computo dei relativi periodi di proroga sarà presto saggiamente risolto dal Giudice competente. Ma, ancora una volta, sembra opportuno uscire dai luoghi comuni e dalle logiche scandalistiche fuorvianti e soffermarsi, invece, su alcuni dati che spesso vengono trascurati.
Che l’imputato attenda libero l’esito del suo processo - rileva il presidente dell’Unione delle camere penali - dovrebbe essere normale, risultando chiaro dalle norme in materia la eccezionalità della custodia cautelare in carcere. Che a distanza di sei anni dall’inizio della carcerazione, in assenza di una decisione definitiva, le imputate tornino il libertà dovrebbe essere considerato un fatto del tutto normale, frutto della applicazione di una incontestabile garanzia costituzionale».
«Il ritardo dei giudici - aggiunge - sarà poi valutato nelle sedi competenti, ma a noi interessa invece sottolineare ancora una volta ciò che episodi come questo dimostrano in maniera evidente. Che i ritardi e i tempi irragionevoli dei processi non dipendono certo dalle troppe garanzie (che in verità, quando si tratta della libertà e della vita di una persona, non sono mai troppe) ma dalla stessa organizzazione degli uffici e dall’efficienza della giurisdizione». Ma, segnala Migliucci «ancora al di là di questo c'è da porsi un ultimo e più importante interrogativo. Il termine di 90 giorni previsto per la redazione delle sentenze più complesse appare più che congruo ma è del tutto sprovvisto di sanzione, e appare davvero ingiusto che il suo mancato rispetto possa ritorcersi contro un imputato detenuto in attesa di giudizio». «Possibile che, per quanto si sia rivelato complesso il processo, un anno intero (con le ripetute proroghe) non sia bastato a motivare la decisione?», conclude il presidente dell’Unione delle camere penali. 

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  • Luigina

    13 Agosto @ 10.46

    Spero che giustizia sia fatta anche nel ritardo della motivazione che non vedo cosa cambia hanno ucciso quindi non può cambiare il fatto che sia stata fatta o no la motivazione ..

    Rispondi

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