BRESCIA

Tre richiedenti asilo fermati per violenza sessuale

Avrebbero stuprato una giovane di 22 anni di Chiari

Tre richiedenti asilo fermati per violenza sessuale

La vittima è una ragazza di 22 anni

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Hanno tra i 23 i 26 anni, lo status di richiedenti asilo in tasca e da poche ore sono rinchiusi nel carcere bresciano di Canton Mombello. Sono tre pakistani fermati con l’accusa di violenza sessuale. Insieme avrebbero stuprato una ragazza di 22 anni italiana che li ha riconosciuti in fotografia dopo aver sporto denuncia.

«Non li avevo mai visti prima» ha detto sotto choc ai Carabinieri che in poche ore hanno bloccato i presunti responsabili e che stanno ancora ricostruendo il caso al quale mancherebbero dei dettagli. E’ accaduto a Chiari, in provincia di Brescia, a pochi chilometri da Castelcovati dove solo una settimana fa era stato arrestato un romeno di 32 anni per violenza sessuale sulla vicina di casa, una donna di 87 anni.

In questo nuovo caso il fermo è stato disposto dal sostituto procuratore Ambrogio Cassiani ed è ora in attesa di convalida da parte del gip. I tre pakistani fermati, come richiedenti asilo, vivevano in abitazione messe a disposizione dalle amministrazioni di Chiari e Castrezzato.

La vittima sarebbe stata bloccata lunedì sera tra le 23 e mezzanotte e trascinata nel parco pubblico del paese. Qui sarebbe stata violentata dai tre pakistani. Tutti avrebbero partecipato all'abuso che i medici hanno confermato in una relazione agli atti. C'è molto riserbo da parte degli inquirenti sulla vicenda che ha scosso Chiari, un paese di 19mila abitanti con una forte presenza di stranieri.

«Aspetto di conoscere meglio i fatti» ha spiegato il sindaco di centrosinistra di Chiari Massimo Vizzardi. «E' una vicenda gravissima e se sarà confermata la risposta dovrà essere altrettanto importante e sovracomunale. Daremo una risposta politica». Duro il commento dell’assessore regionale al Territorio Viviana Beccalossi: «Per i mostri non basta chiedere pene esemplari. Si deve esigere che venga consegnato loro un foglio di via e che non possano mai più mettere piede nel nostro Paese. Meglio se dopo essere stati sottoposti alla castrazione chimica, perché si ricordino per sempre del male che hanno causato a una giovane ragazza».

Per l’assessore alla sicurezza di Regione Lombardia Simona Bordonali «è ora che il governo si assuma le proprie responsabilità per il fatto di mantenere in hotel, in centri accoglienza e in appartamento decine di migliaia di irregolari. Per questi tre ora la pena è solo una: castrazione chimica e carcere in Pakistan».

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  • Daniela

    13 Ottobre @ 10.54

    Questi delinquenti hanno già capito che qui possono fare quello che hanno voglia....tanto nessuno li punisce per paura di essere chiamati razzisti. in pakistan sul sito guerrenelmondo ho trovato come guerra quella contro i militanti islamici. Quindi perchè questi chiedono asilo? a che titolo? e comunque finchè la richiesta non viene accettata non dovrebbero essere liberi di andarsene in giro. formalmente non sono stati accolti nel paese. o sbaglio? Poi tacciamo di apartheid il sindaco che ha detto ai migranti di non usare l'autobus della mattina per la scuola usato dai ragazzi del suo paese dopo che ci sono state molestie e discussioni. Ha fatto bene il sindaco, poche storie

    Rispondi

    • 13 Ottobre @ 11.10

      (Dalla redazione) Beh, questi li hanno presi subito. La procedura della richiesta d'asilo prevede che si vaglino le motivazioni che vengono addotte dai migranti che devono essere analizzate in modo individuale come prevede la legge internazionale. Ed è una procedura che richiede tempo. In molti casi poi si risolve in modo negativo e allora il problema è l'espulsione perché non con tutti i paesi da cui i migranti provengono ci sono trattati bilaterali che la facilitino. Intanto che la procedura viene espletata i migranti sono ospitati in strutture d'accoglienza che sono aperte.

      Rispondi

      • Daniela

        13 Ottobre @ 12.17

        L'errore a parer mio sta proprio qui: nelle strutture di accoglienza aperte per persone che non hanno formalmente il permesso di circolare, dato che sono in attesa di giudizio. Se ci fossero restrizioni in questo senso molti di quelli che fanno richiesta di asilo per poter girare liberamente con uno pseudo permesso di soggiorno non presenterebbero domanda. Per quanto riguarda i trattati bilaterali non conosco procedure e quant'altro ma dovrebbe esserci la possibilità di "restituire" al paese di origine la persona indesiderata. Assodato che la persona richiedente asilo è della tal nazionalità nel momento in cui viene negato il permesso la si accompagna alla più vicina ambasciata del paese di appartenenza. Sicuramente così è semplicistica come soluzione ma il fatto è che dobbiamo cominciare a mostrarci risoluti e non sempre e solo chinare la testa.

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        • 13 Ottobre @ 12.23

          Non sono in attesa di giudizio, è un procedimento amministrativo. Le procedure d'espulsione sono un po' più complicate - e regolate appunto da trattati bilaterali - dell'accompagnamento all'ambasciata d'origine.

          Rispondi

        • Daniela

          13 Ottobre @ 13.02

          Sbaglio mio dell'uso dei termini. Pur essendo procedimento amministrativo però NON dovrebbero essere liberi di girare. Sono in attesa di risposta (meglio così?) circa la possibilità o meno di restare in Italia? benissimo fino a che questa non risposta non arriva non possono circolare. Anche la mancanza di atti bilaterali non dovrebbe impedire l'accompagnamento all'ambasciata che rappresenta territorio straniero, li si consegna all'ambasciata con i loro documenti e poi se la sbrigheranno nel loro paese.

          Rispondi

  • jeffroy

    13 Ottobre @ 09.10

    benvoluti, coccolati e difesi dalla sinistra, dai media e dal papa che ci devono emozionare e far piangere con le loro capziose storie di immigrazione; bravi, grazie per aver manipolato una massa sterminata di gente inetta a e incapace di ribellarsi a questo sfacelo.

    Rispondi

  • Filippo

    13 Ottobre @ 03.34

    Ricordo che qualche tempo fa da un imbecille ero stato accusato di razzismo, quando criticavo l'idea di mettere i profughi a fare lavori socialmente utili a contatto con ragazzini/e giovani. In effetti, usare il buon senso è indecente, in Italia.

    Rispondi

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