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Grandi opere: arresti in tutta Italia, indagato a piede libero il figlio di Lunardi

Giuseppe Lunardi: "L'inchiesta chiarirà la mia estraneità ai fatti". Fra gli arrestati anche Giandomenico Monorchio, imprenditore e figlio dell’ex ragioniere generale dello Stato Andrea

Grandi opere e corruzione: arresti in tutta Italia, indagato a piede libero il figlio di Lunardi
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Raffica di arresti in due operazioni dei Carabinieri di Roma e della Guardia di Finanza di Genova (rispettivamente 21 e 14 misure cautelari), per presunti episodi di corruzione per contratti di subappalto nelle Grandi opere. Fra gli arrestati nell’ambito dell’inchiesta romana sulle grandi opere, c'è anche Giandomenico Monorchio, imprenditore e figlio dell’ex ragioniere generale dello Stato Andrea. Risulta indagato a piede libero Giuseppe Lunardi, figlio dell’ex ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Pietro Lunardi. 

GIUSEPPE LUNARDI: "L'INCHIESTA CHIARIRA' LA MIA ESTRANEITA' AI FATTI". In una nota alla stampa, Giuseppe Lunardi precisa: "I mezzi di informazione hanno dato ampio risalo alle notizie secondo cui sarei indagato nel procedimento che ha portato all'arresto di imprenditori e pubblici ufficiali. Resto in attesa degli sviluppi dell'inchiesta che sicuramente chiarirà la mia totale estraneità e delle società da me rappresentate, ai fatti contestati ad altri soggetti. Per quello che mi riguarda, al momento non ho ricevuto alcuna informazione di garanzia, né mi è stato comunicato alcun addebito. Non posso non rilevare che solo per il nome che porto sono diventato, mio malgrado, colui che è posto in particolare evidenza nelle notizie di stampa". 


INDAGINI SUL TERZO VALICO MILANO-GENOVA, SULL'A3 E SUL PEOPLE MOVER DI PISA.
Al centro delle indagini, in particolare, ci sono lavori che riguardano il Terzo Valico Milano-Genova (la procura di Genova contesta fra l’altro atti di corruzione, concussione e turbativa d’asta circa commesse per un valore di 324 mln); il sesto Macrolotto dell’A3 Salerno-Reggio Calabria; il People Mover di Pisa. Nei mesi scorsi l’indagine genovese si è incrociata con l’attività dei Carabinieri della capitale, e si è così proseguito con una collaborazione investigativa e giudiziaria. Quattro arresti legano le due inchieste. 

Il sodalizio capeggiato dal direttore dei lavori coinvolto nell’indagine dei carabinieri del comando provinciale di Roma sulle grandi opere, e dal suo socio imprenditore calabrese sarebbe riuscito a ottenere dalle ditte esecutrici dei lavori contratti, tra consulenze, commesse e forniture, per oltre 5 milioni di euro a favore delle aziende a loro riconducibili. E’ quanto accertato dagli investigatori. Sarebbero frutto di operazioni corruttive, con la complicità di funzionari e dirigenti del General Contractor Cociv. 

Le 14 ordinanze di custodia cautelare eseguite dalla Finanza di Genova riguardano Michele Longo ed Ettore Pagani, presidente e vicepresidente di Cociv; Pietro Paolo Marcheselli, ex presidente di Cociv; Maurizio Dionisi, imprenditore; Antonio e Giovanni Giugliano, imprenditori; Giuseppe Pretellese, tecnico che lavora nella impresa di Giugliano; Andrea Ottolin, funzionario Cociv; Giuliano Lorenzi, dipendente Cociv; Antonio Parri, dipendente Cociv; Giulio Frulloni; Marciano Ricci, imprenditore; Giampiero De Michelis, ingegnere; Domenico Gallo, imprenditore. 
Secondo l’accusa i quattordici, che sono agli arresti domiciliari, avrebbero «inquinato» quattro lotti di gare di appalti: Libarna, valore gara 67 milioni di euro; galleria Cravasco, valore 1 milione e 700 mila euro; lotto Serravalle, valore 189 milioni di euro; lotto galleria Vecchie Fornaci. Per quanto riguarda la galleria Cravasco gli inquirenti sospettano che vi siano gravi problemi strutturali vista la scarsa qualità dei materiali usati. 

"CEMENTO CHE SEMBRA COLLA". «Cemento che sembra colla». E’ quanto detto da uno degli indagati nell’inchiesta romana sulle grandi opere in una conversazione intercettata, riferendosi a lavori eseguiti con materiali scadenti. In un’altra intercettazione si sottolinea che è «fondamentale raggiungere l’amalgama» che consente di «stare tutti a coltivare l'orticello». 

IL GIP: "CONTATTI CON LA CRIMINALITA' ". Per convincere gli imprenditori ad acquistare i materiali inerti dalle proprie società, Domenico Gallo, imprenditore ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta genovese, avrebbe usato metodi di intimidazione mafiosa. Il gip Cinzia Perroni nella sua ordinanza scrive che sono state riscontrate circostanze che «destano allarme in quanto Gallo risulta avere contatti con soggetti legati alla criminalità organizzata». Avrebbe partecipato alla cresima della figlia di Domenico Borrello, affiliato alla 'ndrina Barbaru U Castanu di Platì. 
Dalle indagini «è emerso - scrive ancora il gip - un sistema alquanto spregiudicato e disinvolto adottato dai dirigenti del Cociv nell’affidamento dei lavori pubblici relativi all’imponente opera di interesse nazionale». Un imprenditore, Giuseppe Balbo confida ad alcuni dirigenti Cociv dei danneggiamenti subiti da alcuni mezzi della società Allara e dei pedinamenti fatti ai camion della stessa società da parte di mezzi riconducibili a Domenico Gallo. Il gip cita un’altra intercettazione tra l’ingegnere De Michelis e sua moglie in cui i due confermano come «si dividono tutto... ognuno ha pigliato la parte sua». 

COCIV: "SIAMO PARTE LESA". Il Cociv, contraente generale delle opere del Terzo Valico dei Giovi-Tratta AV/AC Milano-Genova, preso atto dell’attività degli inquirenti, «sottolinea di essere in questa vicenda parte lesa», e precisa che, in ogni caso, «non sussistono oneri aggiuntivi a carico dello Stato così come nessuna differente qualità delle opere il cui controllo è in capo al committente pubblico attraverso l’organo di alta vigilanza».
«In tutte le ipotesi in corso di verifica, si tratta infatti di procedure di scelta interna al Consorzio di subappaltatori e subaffidatari, il cui eventuale maggior costo ricade esclusivamente sul contraente generale, trattandosi per il pubblico committente di opera a prezzo fisso ed invariabile».
«Eventuali interferenze in corso di accertamento investigativo possono riguardare solo iniziative infedeli di funzionari venuti meno al dovere di lealtà verso l'azienda - spiega il Cociv in una nota - e soprattutto in violazione delle regole di trasparenza e di controllo predisposte allo scopo, inclusa l’adozione di gare telematiche e procedure anticorruzione».
Il Consorzio assicura che «adotterà ogni opportuno provvedimento per garantire l’operatività del progetto confidando in una veloce conclusione della vicenda giudiziaria in corso e dichiarando fin d’ora la più ampia collaborazione, sia alla magistratura inquirente che all’Autorità Anticorruzione».
«Eventuali responsabilità che dovessero emergere a carico di singoli saranno perseguite in tutte le sedi opportune», conclude il Cociv. 

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