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Sgominata una banda che vendeva Brunello contraffatto

Il vino era di scarsissima qualità. Etichette false e vendita nei mercati esteri

Sgominata una banda che vendeva Brunello contraffatto

Il vino veniva venduto soprattutto in Costarica

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Chianti, Brunello di Montalcino e Sassicaia: sono alcune delle etichette di prestigio usate per vendere vino prima contraffatto e poi commercializzato in Italia e all'estero, in particolare in Costa Rica, da un’organizzazione criminale sgominata dal comando dei carabinieri per la tutela della salute di Roma e dal Nas di Firenze. Tre persone, tra cui il titolare di fatto di un’azienda agricola di Empoli (Firenze) sono finite agli arresti domiciliari. Dieci in tutto gli indagati: tra loro anche alcuni degli imprenditori che erano rimasti coinvolti nell'inchiesta della procura di Prato sul caporalato in aziende agricole.

Il vino, di bassa qualità ma non nocivo per la salute in base alle prime analisi, veniva adulterato con l’aggiunta di alcol per aumentarne la gradazione. Poi, veniva imbottigliato e contraffatto, facendolo apparire un prodotto di pregio attraverso l’apposizione sulle bottiglie di false etichette di vini pregiati. Usate anche false fascette con il sigillo di Stato che certificavano le denominazioni doc e docg. Il tutto avveniva nell'azienda di Empoli.

La ditta, in fase di concordato preventivo, aveva convertito tutta la sua attività nella produzione di questi vini contraffatti. Una volta confezionato, il vino veniva stoccato in depositi di ditte del Lazio e Emilia-Romagna, riconducibili agli indagati, e poi venduto in Italia e, soprattutto, all'estero, in particolare in Costa Rica, dove sarebbero state spedite decine di migliaia di bottiglie. Lo stato sudamericano era considerato un buon mercato anche perché i clienti, avendo scarsa conoscenza dei vini in questione, sarebbero stati più facili da truffare.

Nel giugno 2015 per esempio è stato accertato l’invio di una partita di 18 mila bottiglie, e un’altra spedizione molto ingente è stata sventata dai carabinieri. A curare gli invii era un’azienda di import-export di Roma. Il destinatario in Costa Rica era una società del posto, avente però domicilio fiscale a Roma, il cui nome secondo quanto appreso è già emerso nelle carte dell’inchiesta Mafia Capitale. Ma il gruppo criminale, la cui attività di contraffazione era "di proporzioni devastanti" come scritto dal gip nella carte, stava allargando i propri orizzonti, pensando anche al confezionamento di casse in legno con vini pregiati per le feste di Natale e all'allargamento delle esportazioni in altri stati americani.

Le indagini sono scattate un anno e mezzo fa dopo il sequestro di due bottiglie di vino contraffatto, effettuato su segnalazione di un ristoratore in un negozio in periferia a Firenze. Lo scorso febbraio i carabinieri hanno sequestrato l'azienda agricola dell’Empolese. Nella ditta sono stati sequestrati tra l’altro circa 9 mila litri di vino rosso pronto per essere imbottigliato e un centinaio di bottiglie già confezionate. I produttori delle grandi griffe del vino si dicono sotto attacco, ma reagiscono e si difendono scegliendo, ad esempio, ologrammi e bottiglie incise.

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