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Due italiani tra le vittime. Bruno ucciso per proteggere i figli. Caccia a Moussa

Bruno Gulotta e Luca Russo

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"Ci sono due italiani tra le vittime e tre feriti" dopo l'attentato di ieri a Barcellona. Lo ha annunciato il capo dell’Unità di Crisi della Farnesina Stefano Verrecchia. La morte di uno dei due italiani, Bruno Gulotta, 35enne di Legnano, era già stata confermata dal sindaco della città e dai colleghi. Il suo datore di lavoro, Pino Bruno, ha riferito il racconto della moglie della vittima: 'Stavano passeggiando sulle Ramblas con i figli, Aria, di 7 mesi, nel passeggino, e Alessandro, di 6 anni, che il padre teneva per mano. Il van è arrivato all’improvviso".

Gulotta si è messo davanti ai figli, ed è stato travolto. 

Anche la pagina web dell’azienda informatica, ricorda Gulotta. «Ieri pomeriggio - si legge sul sito - a Barcellona i terroristi hanno ucciso l’amico e collega Bruno Gulotta, responsabile marketing e vendite di Tom's Hardware. Oggi per noi è giornata di lutto. Ci stringiamo tutti con affetto alla compagna Martina e ai due figlioletti di Bruno. Il nostro ricordo, affidato al country manager di Tom's Hardware per l’Italia, Roberto Buonanno».

"Purtroppo è vero. Il nostro carissimo amico e collega Bruno Gulotta, responsabile del marketing e delle vendite di Tom's Hardware Italia, è stato ucciso ieri a Barcellona dai terroristi. Alla compagna Martina e ai due figlioletti di Bruno vanno il nostro affetto e la nostra solidarietà». Così su Facebook Pino Bruno, collega di lavoro di Bruno Gulotta, saluta il suo collega postando una foto di tutto il team di lavoro. La morte di Gulotta non è stata ancora confermata dalla Farnesina.

Luca Russo, la seconda vittima italiana dell’attentato di Barcellona, abitava a Bassano del Grappa (Vicenza). Di Bassano anche la fidanzata, rimasta ferita.

«Stavamo camminando assieme poi ci è venuto addosso il pulmino: io sono caduta e mi sono accorta che Luca non c'era più, non l’ho più visto da quel momento, il suo corpo è stato spazzato via». Sono le parole che Marta Scomazzon, la fidanzata di Luca Russo, la seconda vittima italiana dell’attentato di Barcellona, ha riferito alla zia Lucia, raggiunta dall’ANSA.

A casa Scomazzon, a Bassano, è rimasto il padre Mirko insieme ai parenti, mentre la madre è partita con il padre di Luca Russo alle 14 con un volo da Treviso alla volta di Barcellona. I due fidanzati erano arrivati nella città spagnola domenica sera e vi si dovevano trattenere sino a domani. Poi si sarebbero spostati a Valencia per fare ritorno in Italia mercoledì.
Marta Scomazzon e Luca Russo erano fidanzati da un anno e mezzo. «Luca - spiega la zia Lucia - era l’amore della sua vita». Russo viene descritto dalla parente di Marta come «un ragazzo meraviglioso, solare, pieno di vita». Marta Scomazzan si deve laureare a ottobre in scienze politiche, mentre Luca aveva conseguito la laurea triennale in ingegneria.
In un primo tempo, riferisce la zia, Marta è stata portata in un ospedale del centro di Barcellona e successivamente trasferita in uno periferico. «Luca era un angelo - conclude in lacrime- erano due angeli».(ANSA).

Dei tre connazionali feriti, due sono stati già dimessi, uno è in ospedale. Morta una donna, il bilancio sale a 14 morti e oltre 100 feriti.  


Ancora in fuga il killer del van

Tre uomini sono stati arrestati per l’attentato a Barcellona, mentre sarebbe ancora in fuga il conducente del furgone della strage. Si tratta di Moussa Oukabir, 18 anni, il cui fratello Driss era stato indicato ieri come un presunto sospetto per l'attentato, ed è stato arrestato. Forse è sfuggito a un posto di blocco su un’auto dentro cui è stato trovato il corpo del proprietario. Due anni fa sul web scriveva di voler 'uccidere gli infedelì. A Cambrils, località turistica a pochi chilometri dalla città catalana, la polizia ha ucciso in un blitz cinque terroristi che avevano investito e ferito con l’auto sei persone e si preparavano ad un nuovo attacco a Barcellona. In totale negli attacchi sarebbe coinvolta una cellula di otto persone. ---.

Le testimonianze degli italiani in salvo

«Ho visto il furgone bianco che andava verso la Rambla ed ho sentito lo schianto, le urla. Ho pensato in quel momento ad un incidente stradale ma poi la gente scappava urlando e mi sono resa conto dell’orrore».
A raccontare il terribile attentato di Barcellona è Alice Vitiello, 37 anni di Larino che, al momento dell’attentato terroristico, si trovava in un bar a pochi metri di distanza. La giovane larinese era in compagnia di altre tre persone: un’amica di Campobasso ed altri due ragazzi di Larino. Il gruppo era in vacanza nella città europea da un solo giorno. Alice era partita due sere fa e, ieri, era la prima giornata di viaggio.
I quattro avevano scelto Barcellona perchè uno dei ragazzi larinesi aveva locato un appartamento proprio nella capitale spagnola. «Abbiamo sentito il boato e poi abbiamo visto la folla che fuggiva terrorizzata. A quel punto ci siamo resi conto che qualcosa di molto grave era accaduto, non un incidente, ma un attentato terroristico - ha detto ancora Alice Vitiello -.Abbiamo evitato di unirci alla gente che correva e ci siamo rifugiati nella hall di un albergo vicino al bar. La paura è stata tanta. Siamo stati lì fino a quando non sono venuti a prenderci e siamo riusciti ad arrivare in casa dove stiamo rinchiusi. E’ stato terribile».
I quattro hanno poi cercato di contattare le famiglie in Molise via telefono rassicurandole. Lo stesso sindaco di Larino Vincenzo Notarangelo nella serata di ieri, in un messaggio pubblicato su Facebook, aveva sottolineato che i giovani latinensi stavano bene. «Oggi Barcellona è una città fantasma. Non c'è nessuno in giro anche perchè un attentatore è ancora in circolazione. Siamo chiusi in casa». Il gruppo di molisani dovrebbe rientrare lunedì prossimo in Molise ma non si esclude un rientro anticipato. (ANSA).

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