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"Uomo spietato, mai pentito"

I familiari delle vittime di via dei Georgofili: "Giusto che sia morto al 41 bis"

Totò Riina

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Fassino, cordoglio, ma  nulla toglie a sue responsabilità

"Ogni volta che una persona scompare è giusto avere un momento di riflessione e cordoglio che non toglie nulla alle gravi responsabilità che Riina ha per gli atti che ha compiuto": lo ha detto Piero Fassino, ex guardasigilli, commentando ai microfoni di "6 su Radio 1" la scomparsa del boss Totò Riina, capo di Cosa nostra.

Prima notizia per giornali radio Francia

"Cominciamo con la principale notizia della notte, arriva dall’Italia, l’ex padrino della mafia siciliana, Totò Riina, è morto": così apre il giornale radio del mattino di France Info, emittente pubblica francese. In testa ai titoli di Europe 1 e RTL, la morte del boss di Cosa Nostra domina anche le homepage dei principali quotidiani francesi, a cominciare da Le Figaro ("Morto il padrino dei padrini della Mafia siciliana").

I familiari delle vittime di via dei Georgofili: "Morto al 41 bis"

«E' morto Salvatore Riina il boia di via dei Georgofili del 27 Maggio 1993. In via dei Georgofili ha messo in atto "La strage del 41 bis" come la definì il Procuratore Gabriele Chelazzi: 5 morti, 48 feriti sono stati il tentativo di Salvatore Riina di far abolire il 41 bis. Abbiamo speso 25 anni della nostra vita e non ce l’ha fatta Salvatore Riina a fare abolire sulla carta bollata il carcere duro ed è morto al 41 bis, questo è quanto dovevamo ai nostri morti». Così Giovanna Maggiani Chelli, dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili, commenta la notizia della morte del capo di Cosa Nostra.
«Tuttavia fin da quel 1993 e fino ad oggi - aggiunge - i passaggi da 41 bis a carcere normale, hanno denotato quanta forza nell’ambito dello Stato sia stata spesa per assecondare i desiderata della mafia, ma questo è un capitolo ancora tutto aperto. Stiamo aspettando un processo per capire chi aveva in quel 1993 promesso a Riina, in cambio di morti, l’abolizione del 41 bis».

Bindi, uomo spietato, mai pentito

«Totò Riina è stato il capo indiscusso e sanguinario della Cosa Nostra stragista. Quella mafia era stata già sconfitta prima della sua morte, grazie al duro impegno delle istituzioni e al sacrificio di tanti uomini coraggiosi e giusti. Non possiamo dimenticare quella stagione drammatica, segnata dal delirio eversivo di un uomo spietato, che non si è mai pentito dei suoi crimini efferati e non ha mai collaborato con la giustizia. A noi resta il dovere di cercare le verità che per tutti questi anni Riina ha nascosto e fare piena luce sulle stragi che aveva ordinato. La fine di Riina non è la fine della mafia siciliana che resta un sistema criminale di altissima pericolosità». Così la presidente della commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi. «La fine di Riina non è la fine della mafia siciliana che resta un sistema criminale di altissima pericolosità». Lo ha detto il presidente della commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi, ricordando che «Totò Riina è stato il capo indiscusso e sanguinario della Cosa Nostra stragista. Quella mafia era stata già sconfitta prima della sua morte, grazie al duro impegno delle istituzioni e al sacrificio di tanti uomini coraggiosi e giusti».

Maria Falcone, non gioisco ma non perdono

«Non gioisco per la sua morte, ma non posso perdonarlo. Come mi insegna la mia religione avrei potuto concedergli il perdono se si fosse pentito, ma da lui nessun segno di redenzione è mai arrivato». Così Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso dalla mafia ha commentato all’Ansa la morte del boss Totò Riina.

A Corleone si mormora, speriamo muoia pure Cosa Nostra

Corleone s'è svegliata con la notizia della morte di Totò Riina, il padrino di Cosa nostra. Nel bar della piazza gli avventori non parlano d’altro, ma nessuno ci vuol mettere la faccia. «Spero che con lui muoia anche la mafia», dice una donna. La piazza centrale è ancora semivuota. Tra un caffè e un cornetto, la gente mormora. «Era ora», dice un giovane. I più anziani sfuggono al cronista: «Ora arrivano le televisioni». Un uomo che porta al guinzaglio un cane afferma: «Che devo dire, mi dispiace per la famiglia». Un passante sbotta: «Ancora una volta si parlerà di Corleone nei giornali e in Tv per la mafia, basta...». «Forse finalmente ci toglieremo di mezzo quell'appellativo di «capitale» della mafia che ci ha segnato per colpa di Riina e dei suoi amici, ma sarà dura: è una eredità pesante», aggiunge un ragazzo in giacca e cravatta con un tablet sotto braccio». A Corleone vivono poco più di 11 mila abitanti, il comune è stato sciolto per infiltrazioni mafiose nell’agosto di un anno fa.

Salvatore Borsellino: "Scompare un'altra cassaforte"

«Ci saranno tante persone che gioiranno del fatto che Riina, morendo, non potrà più parlare» e con la sua morte «scompare un’altra cassaforte dopo quella vera scomparsa dopo la sua cattura». Così Salvatore Borsellino arrivando all’Itc di San Lazzaro di Savena (Bologna) per un incontro con gli studenti ha commentato la morte del boss Totò Riina condannato all’ergastolo anche per la strage che costò la vita a suo fratello Paolo.  «Posso perdonare mio figlio se fa una cazzata. Mi ci incazzo e poi lo perdono. Ma un assassino, un criminale: che cosa significa perdonare? C'è una legge» ha aggiunto Borsellino.

Grasso: "Nuovi problemi all'interno di Cosa Nostra"

La morte del boss Totò Riina, come quella di Provenzano, «accenderà nuovi problemi all’interno di Cosa nostra per la successione. Perchè finchè un capo è vivo, anche se in carcere, non viene sostituito». Così il presidente del Senato, Pietro Grasso, a Carrù, nel cuneese, dove celebra la figura di Luigi Einaudi. «La guardia non si è abbassata - aggiunge la seconda carica dello Stato a proposito delle ricerche del super latitante Matteo Messina Denaro. «E' sempre ricercato e speriamo presto di arrivare a un risultato positivo».

Monsignor Galantino: "Non è la sua morte che cambierà le cose"

«Il Signore lo abbia in gloria. Spero che la sua morte possa spingere tutti ad assumersi le proprie responsabilità e a pensare che le cose non cambieranno solo perchè è morto Riina, cambieranno invece se tutti ci assumeremo le nostre responsabilità e chi è chiamato ad amministrare lo faccia tenendo presente la lealtà, la legalità e le istanze di tutti». Lo ha detto il segretario della Cei, monsignor Nunzio Galantino, a margine di una presentazione.

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  • simo

    17 Novembre @ 17.00

    Cordoglio?????? Ma si rende conto Fassino di quel che dice????? Vomitevole!!!!

    Rispondi

  • simone

    17 Novembre @ 14.01

    Ci sono milioni di anziani che non hanno nemmeno accesso alle cure mediche... Ma smettiamola.. Siamo seri. Questo paese è fondato sulle iniquità. Altro che repubblica fondata sul lavoro. Quando questo personaggio fu arrestato nel 1993 a Palermo nè la polizia nè i carabinieri fecero la perquisizione nella villetta dove abitavano sotto falso nome. Si sono rimpallati le responsabilità per la mancata perquisizione (chissà quanti numeri e indirizzi si potevano trovare!) e invece niente. Fatto sta che quando hanno fatto la perquisizione dopo più di un mese hanno trovato la casa vuota e le pareti pitturate... Nemmeno in Colombia succedono ste cose... Paese corrottissimo e fondato sull'intrallazzo e su patti inconfessabili.

    Rispondi

  • Daniela

    17 Novembre @ 12.42

    Morto al 41 bis???? Ma per favore.......è stato accudito con tutti i comfort a spese della collettività!!!!!! RIFLETTETE GENTE......

    Rispondi

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