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Camorra: pronto l'esercito

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Da domani 400 superpoliziotti per combattere la criminalità organizzata nel Casertano. Non si esclude l'arrivo dei militari. L'ipotesi di uno sgarro ai Casalesi. Denunciati venti immigrati per i disordini. Roma (AGA) - Dentro la guerra scoppiata nel ghetto di Gomorra con 400 super-poliziotti sostenuti con ogni probabilità anche dall’Esercito. È così che lo Stato proverà da domani a mostrare la propria forza cercando di fronteggiare l’emergenza nel Casertano dopo la strage di Castelvolturno, in uno dei feudi inviolabili dominati dalla criminalità organizzata. La struttura interforze, nel corso di un vertice al Viminale tenuto dal vice capo della Polizia Nicola Cavaliere con i reparti investigativi di Scom, Ros e Gico, ha messo a punto un piano dettagliato che prevede non solo un’azione coordinata per accelerare le indagini su una lunga sequenza di omicidi ma in maniera più operativa dare il via ad una serie di interventi per stanare i latitanti, colpire i boss e accelerare contro gli immigrati clandestini le procedure di espulsione. 

 Nel prossimo Consiglio dei Ministri, in programma martedì, si valuterà anche l’invio di militari anche fuori dalle città, nelle aree più a rischio, secondo quanto prevede il provvedimento Maroni sulla sicurezza.  In arrivo dunque blitz, retate e maxi-operazioni alla luce anche dei primi risultati investigativi che per gli inquirenti non lasciano più dubbi. La strage di immigrati africani non ha nessuna matrice razzista ma è una «risposta terroristica» del clan dei Casalesi, in difficoltà - anche per alcune divisioni tra i «caporali» - nel controllare sul litorale domizio la criminalità d’importazione (spaccio di droga e prostituzione) di matrice africana. Ed è su questa certezza che si basa la risposta che le forze dell’ordine stanno preparando per individuare gli autori degli omicidi, catturare i caporali locali e riportare l’ordine dopo la rivolta di immigrati africani (venti i denunciati) che hanno messo a ferro e fuoco Castelvolturno distruggendo vetrine, rovesciando cassonetti e bloccando la strada statale Domiziana per diverse ore.  «Verificheremo i precedenti, le frequentazioni e le amicizie delle persone uccise, c'è da capire il motivo per cui hanno agito in maniera chirurgica i sei killer professionisti» ha detto il questore di Caserta, Carmelo Casabona. Non è comunque escluso che qualcuno delle vittime non c'entri direttamente con attività illecite. Allo stesso tempo promette mano dura con gli autori delle violenze dopo la strage. «Non è possibile che si possa ricondurre tutto ad una contrapposizione gratuita e razziale».

L’ambasciatore del Ghana nell’incontro con il prefetto ha chiesto di fatto maggiore protezione per la sua comunità, finita nel bersaglio dei clan, terrorizzata da nuovi agguati e dalla facilità (il travestimento da carabinieri) con cui i Casalesi hanno potuto scatenare l’inferno. L’appello del cardinale Crescenzio Sepe a deporre le armi non è stato ascoltato.  I sicari della camorra - che non sopportano gesti di autonomia nel controllo del territorio - sarebbero tornati in azione. Un uomo è stato ferito gravemente a Cesa, nel Casertano, raggiunto da un proiettile alla testa. È il segno che la guerra è solo all’inizio. Le indagini sulla mattanza di giovedì sera si indirizzano verso la mancata tangente per esercitare lo spaccio di droga che gli extracomunitari non hanno pagato ai Casalesi. Determinante risulterà la testimonianza dell’immigrato ghanese rimasto gravemente ferito e ora ricoverato al Cardarelli di Napoli. I sicari firmatari della strage hanno sparato con la stessa violenza usata nel primo omicidio a Baia Verde contro il titolare della sala giochi, Antonio Celiento, massacrato da una ventina di copi. Per la strage degli immigrati e l’agguato avvenuto prima della mattanza) è stato usato un solo kalashnikov, a conferma che un solo commando abbia agito in quella notte di ordinaria violenza. (Aga)

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