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Immigrazione e camorra: arrestato uno dei presunti sicari

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Catturato dalla polizia a Baia Verde un affiliato al clan legato ai Casalesi. Sulle strade già 400 uomini in più, oggi Cdm per l'invio delle forze armate. Accordo tra il ministro della Difesa e il Viminale. Roma (AGA) - Non è solo una caccia ai killer. Si vuole cercare di presidiare il territorio, pattugliare le aree più a rischio, bloccare la violentissima strategia terroristica firmata dal clan dei Casalesi. Gomorra sarà presto militarizzata. Ai quattrocento superagenti che hanno iniziato da ieri a «perlustrare» i feudi della camorra del Casertano si affiancheranno tra qualche giorno altri mille uomini della Forze Armate. Il governo non intende arretrare dopo l’ultima mattanza a Castelvolturno e alla vigilia del Consiglio dei ministri previsto per oggi, il titolare del Viminale, Roberto Maroni e il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, hanno trovato un accordo per inviare sul territorio teatro degli agguati anche militari dell’Esercito. «C'è un problema di fattibilità e di modalità che stiamo verificando» ha detto La Russa che non vuole ancora sbilanciarsi troppo sulla scelta che verrà presa dall’esecutivo. Ma l’idea è quella di portare sostanziali rinforzi, «fino a mille uomini»: «Quando serve le forze armate possono andare in aiuto per compiti che sono abitualmente e stabilmente delle forze dell’ordine» ha aggiunto La Russa negando attriti e polemiche con Maroni che sabato aveva espressamente chiesto l’intervento dell’Esercito.

L'iniziativa di militarizzare l’area ha come obiettivo anche quello di riportare l’ordine dopo la guerriglia urbana successiva alla strage e scongiurare il rischio di violenze xenofobe come è accaduto l’anno scorso nelle banlieue parigine. Prima ancora che i 400 uomini (150 poliziotti, 150 carabinieri e 100 finanzieri) iniziassero a svolgere compito di controllo nella caccia ai latitanti. Lo Stato ha subito voluto fare sentire il proprio ruolo arrestando uno dei presunti responsabili della strage di giovedì sera. Si tratta di Alfonso Cesarano, 29 anni, affiliato al clan Bidognetti legato ai Casalesi, agli arresti domiciliari e con precedenti per il 416 bis. La squadra mobile della questura di Caserta lo è andato a prendere nella casa dei genitori a Baia Verde, la stessa località dove poco prima della strage di immigrati di colore etra stato freddato con venti colpi di kalashinikov il titolare di una sala giochi. Cesarano era già stato arrestato il 17 aprile scorso, con l’accusa di associazione camorristica, nell’ambito dell’operazione «domitia». Era tra i destinatari delle 64 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dalla Dda di Napoli nei confronti di affiliati ai clan Bidognetti e Tavoletta, due delle cosche legate ai Casalesi. 

La cattura di uno dei presunti sicari - accolta con giubilo dalla comuinità degli immigrati («Grazie polizia, ora prendete anche gli altri») finiti nel mirino della camorra - ha comunque aperto uno scontro politico, per il fatto che il killer fosse agli arresti ai domiciliari. «Possibile che un affiliato ai clan più crudeli e sanguinari possa godere di un regime detentivo così leggero?» si è domandato il leader del Pd, Walter Veltroni, invitando ad una riflessione sulle misure da adottare per pericolosi appartenenti alla mafia e alla camorra.

(Aga)

 

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