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Con Obama l'America è diversa "Nulla in questo Paese è impossibile"

Con Obama l'America è diversa "Nulla in questo Paese è impossibile"
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L'era di Barack Obama è cominciata  con un boato nella notte. Il grido di gioia e incredulità di  centinaia di migliaia di persone riunite in un parco di Chicago,  ha accompagnato il momento dell’annuncio ufficiale della  vittoria dell’idolo di casa nella corsa alla Casa Bianca. Alle  dieci della sera, la speranza  del popolo di Obama è diventata certezza sulle rive del Lago  Michigan.
 E poco dopo, l’attesa di cambiamento si è  materializzata nelle parole del presidente-eletto: «Niente è  impossibile in America».
Grant Park, il parco nel cuore di Chicago dove 250 mila  persone hanno festeggiato con Obama in una insolita serata quasi  estiva, entra d’ora in poi nell’olimpo dei luoghi storici negli  Stati Uniti. Da un palco circondato da bandiere a stelle e  strisce, il nuovo leader degli Stati Uniti ha catturato la  portata della svolta strappando lacrime e applausi a una marea  umana dove volti bianchi e neri sembrano distribuiti in un  perfetto mix da un invisibile scenografo. «Se c'è ancora  qualcuno - ha detto Obama -  che dubita che l’America sia un  luogo dove tutte le cose sono possibili; che ancora si chiede se  il sogno dei nostri fondatori sia sempre vivo; che ancora si  interroga sul potere della nostra democrazia: questa notte è la  vostra risposta!».

Sul prato, piangevano abbracciati vip e gente comune, la star  nera della Tv Oprah Winfrey e le anonime volontarie  afroamericane della campagna di Obama arrivate dai quartieri  difficili del South Side, i ragazzi delle università di Chicago  e il reverendo nero Jesse Jackson, che  aveva tentato invano la strada della presidenza negli anni  Ottanta. Sulle note di «Sweet Home Chicago», in migliaia hanno  ballato, gridato e stretto in un abbraccio carico d’affetto  Barack, Michelle, Malia e Sasha Obama. La festa è  proseguita nel corso della notte nelle strade della terza  metropoli d’America, dove altre decine di migliaia di persone si  sono unita al quarto di milione che ha preso d’assalto Grant  Park, dando vita a caroselli di auto e improvvisate celebrazioni  sui marciapiedi del South Side, dove Obama vent'anni fa era un  attivista e difensore dei diritti civili alle prime armi.
Eppure, per buona parte della giornata Chicago era sembrata  avere quasi paura di crederci. L’entusiasmo e l’attesa erano  palpabili e centinaia di persone si erano messe in fila davanti  agli ingressi di Grant Park anche con 12 ore di anticipo. Ma  l'affluenza nel parco era stata più lenta del previsto. Poi però sono iniziati ad arrivare i risultati e l’atmosfera si è presto trasformata in una  Woodstock della politica.

Un clima che ha coinvolto anche i  7.000 membri dei media arrivati da tutto il mondo a seguire  l'evento: anche inviati di guerra e «anchormen» abituati a  raccontare vicende epocali, non hanno potuto fare a meno di  mettersi in posa per foto ricordo. «E' un momento storico». «Mi accorgo di far parte della  storia»: nel pubblico, i commenti si sono ripetuti, tutti dello  stesso tenore chiunque li pronunciasse. Quando Obama è salito sul palco per parlare al  mondo, avevano gli occhi lucidi anche gli agenti in gran parte  neri della Chicago Police, schierati in un enorme dispositivo di  sicurezza.
L'apparato di protezione messo in piedi dal Secret Service è  stato però anche un promemoria delle inquietudini che restano,  sottotraccia, di fronte all’ascesa di Obama alla Casa Bianca. Il  presidente eletto ha parlato protetto da lastre di vetro  antiproiettile, lucidate per tutto il giorno dallo staff perché  non rovinassero le riprese delle telecamere. Sui tetti  dell’hotel Hilton e degli altri edifici che si affacciano sul  parco, hanno preso posizione tiratori scelti e l’intera area di  Grant Park è stata blindata per giorni. A 40 anni dagli  assassinii di Martin Luther King e Robert Kennedy, i timori per  personaggi con il profilo di Obama non sono certo scomparsi  negli Usa.

Ma le preoccupazioni per l’incolumità di Obama - che  probabilmente accompagneranno la sua presidenza - restano  confinate al momento nelle retrovie. L’America del day-after  elettorale è dominata da due immagini: il boato della vittoria  nella notte di Chicago e le parole con cui Obama ha cominciato  il suo cammino. «Il cambiamento è arrivato. È il nostro  momento. È l'ora di reclamare il sogno americano e riaffermare  la verità fondamentale che siamo una cosa sola, siamo gli Stati  Uniti d’America».

L'editoriale di Giuliano Molossi: "Il sogno americano".

Che cosa vi aspettate da Obama? Riuscirà a cambiare l'America e il mondo? Dite la vostra utilizzando lo spazio commenti nella colonna centrale a fianco di questo articolo e votate il nostro sondaggio
 

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  • Roberto Castellano

    06 Novembre @ 12.22

    Che esagerazione tutto questo fermento per l 'elezione del Presidente nero. Per intanto le Borse hanno reagito con fortissimi ribassi e questo non è certo un benvenuto da parte del mondo finanziario che è quello che conta.

    Rispondi

  • roberto elli

    06 Novembre @ 08.44

    Io prima di gridare al miracolo aspetto di vedere quello che di concreto farà. Non è detto che, essendo di colore, sia quello che risolverà tutti i problemi degli USA e del mondo. Mi fanno un po' ridere tutte queste manifestazioni ( in primis quelle del PD con la solita carnevalata in piazza.... veramente triste!!!!) così a prescindere da quelli che saranno poi gli atti concreti. Se è vero che Obama guarderà più in casa sua che il suo predecessore, mi aspetto che soprattutto dal punto di vista economico, per l'Europa saranno periodi non facili. Il protezionismo americano, a difesa delle aziende USA, non può che riflettersi negativamente che sull'Europa. Negli USA noi europei non esposrtiamo certo materie prime o semilavorati, ma prodotti finiti ad alta tecnologia e a prezzi migliori e se questi venissero penalizzati da tasse doganali, per proteggere le aziende americane, per noi sarebbe come cadere dalla padella alla brace. Quanto poi al ritiro delle truppe americane nel mondo, i casi sono due : o lasciamo questi paesi al loro destino ( Afganistan ai telebani, Iraq agli integralisti, ecc..) con poi tutti i problemi che il nascondere la testa sotto alla sabbia ci comporterà ( aumento della minaccia atomica e terroristica ecc.), oppure sostitutire le truppe americane con quelle di altri paesi, con i relativi costi economici e di vite umane che questo comporterà..... quindi prima di fare delle feste.... andiamoci piano.

    Rispondi

  • Paolo

    06 Novembre @ 08.21

    Fra un anno vi chiedero a Voi gentili signori sognatori cosa sarà cambiato nella vecchia e bigotta america....

    Rispondi

  • franco ceccarini

    05 Novembre @ 23.35

    Una bella giornata,la vittoria di Obama ci fa guardare al futuro con più ottimismo .Non sarà certamente facile,ne semplice,in tanti cercheranno di fermarlo.Il mondo forse potrà rienserire la parola pace nel suo vocabolario,meno spese per gli armamenti,maggiori risorse per sfamare le tante persone affamate.E che la lezione americana insegni agli italiani che cambiare è possibile

    Rispondi

  • mariella piacentini

    05 Novembre @ 20.42

    cosa mi aspetto da obama? La speranza in un mondo più giusto. Che tutti contino per quello che sono e non per quello che hanno, che valga il criterio delle capacita' e non dell'appartenenza a una corporazione. Mi aspetto la forza del cambiamento, la tensione per costruire la pace

    Rispondi

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