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Bimbo conteso a Padova, gli Psicologi parmensi: "E' ora che gli adulti tornino a scuola"

Bimbo conteso a Padova, gli Psicologi parmensi: "E' ora che gli adulti tornino a scuola"
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Sulla triste vicenda del bambino conteso tra i genitori a Padova e prelevato con la forza dai poiziotti a scuola per affidarlo al padre, interviene con una riflessione il Gruppo di Psicologia Giuridico/Forense dell'Osservatorio Psicologi Parmensi. Sul tema delle separazioni difficili.  e nell'ottica dei figli, l'Opp sta organizzando un convegno  multidisciplinare, imminente, in collaborazione con due Associazioni di Avvocati di Parma, A.I.G.A. e Camera Civile.

 

IL SONNO DELLA RAGIONE GENERA MOSTRI

L’episodio accaduto a Cittadella il 10 ottobre ha sconvolto l’opinione pubblica, ha sconvolto i compagni di classe di L., il bambino prelevato a forza dalla Polizia a scuola, ha sconvolto perfino gli autori stessi dell’azione-blitz. Per non parlare di L., il bimbo conteso: per lui si tratta di trauma con la T maiuscola. Com’è possibile che un Tribunale, in virtù di un principio di libertà e di equità nei legami familiari, arrivi a restringersi così tanto le possibilità di azione, a ridursi in modo così impressionante i gradi di libertà nel sentenziare e di conseguenza nell’agire? La questione è molto complessa e non sempre l’essere umano è in grado di maneggiare tale complessità. Nemmeno gli addetti ai lavori (Giudici, Avvocati, Consulenti dei Giudici,Consulenti di parte). Da sempre la mente umana coltiva il sogno della riduzione alla semplicità, e da sempre – alimentata da dinamiche sociali basate sulla ricerca del  consenso e sulla difesa dalla minaccia.- procede per semplificazione. La storia ci insegna che puntualmente là dove la ragione cede alla tentazione dell’oblio, all’attrattiva illusoria dell’ “ECCO LA CAUSA DEL MALE”  e la critica si fa guidare dai pregiudizi come se si concedesse ad un pilota automatico… allora ecco che spuntano i mostri. Dalla vicenda in questione ne escono tutti dipinti in tal modo, tranne ovviamente il bambino: unica reale vittima di questo misfatto.
Il padre di L., dopo tanti tentativi, deve essersi sentito intollerabilmente frustrato e impotente di fronte al muro opposto dalla ex-moglie, lo stesso vissuto deve averlo provato verso il figlio, che a tutti gli effetti lo rifiutava come padre.  Lo stesso vissuto di impotenza, verosimilmente, è stato assorbito dal Consulente del Giudice (o C.T.U.), il quale –si dice- abbia cercato invano, con modalità più consone alla sensibilità del bambino, un accesso al padre.  L’impotenza poi ha mosso questo Consulente a trovare la scorciatoia, una motivazione pseudo-accettabile che potesse giustificare l’azione di forza, anzi di violenza che da lì a poco si sarebbe compiuta a danno del bambino. Così spunta la PAS (acronimo di Parental Alienation Syndrome. Ovvero sindrome di Alienazione Parentale), ci ha provato con questa.
Per i non addetti ai lavori: ci si troverebbe in presenza di PAS  quando, dopo una separazione, un bambino rifiuta di incontrare il genitore non affidatario spesso dicendo che ne ha paura e viene sostenuto in questo dal genitore  affidatario. Il bambino quindi, rifiuterebbe di incontrare il genitore non affidatario non perché lo teme per qualche motivo, ma perché il genitore affidatario lo avrebbe manipolato in tal senso. Ora va detto a caratteri cubitali che la PAS non esiste.

La PAS è tuttora oggetto di dibattito e ricerca e comunque in ambito scientifico e giuridico la sindrome non è riconosciuta come un disturbo psicopatologico da parte della comunità scientifica e legale.  (cfr. M. Crisma, P. Romito, 2007).
La PAS non è inclusa nell'attuale DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dell'Associazione Psichiatrica Americana, APA) e questo non permette di ufficializzarne la diagnosi. La PAS è l’escamotage che uno psichiatra americano, R. Gardner, ha inventato per risolvere le controversie tra gli ex coniugi sull’affidamento dei minori nelle separazioni conflittuali.
Aldilà della questione scientifica il dramma si consuma quando un intero sistema “salta”, ossia va in cortocircuito e trascura i bisogni più naturali di un bambino, sanciti peraltro da accordi internazionali universalmente riconosciuti (Convenzione O.N.U., Ginevra, Bruxelles).
Ci teniamo a dirlo e a ribadirlo se occorre: il bambino non è né un computer né una lavagna su cui i genitori possano scrivere a piacimento “W la mamma, abbasso il papà” o viceversa.
Il bambino è competente nelle interazioni con gli adulti di riferimento fin dai primi giorni di vita (D. Stern) e non c’è nessuna necessità reale di ricorrere alla PAS o a concetti pseudo-scientifici “alieni” alla comunità scientifica. Da anni infatti, gli addetti ai lavori (soprattutto psicologi) osservano e operano su fenomeni come la triangolazione, il conflitto di lealtà, le alleanze disfunzionali nella triade madre-figlio-padre.(S.Mazzoni; L. Fruggeri).
Ma il Tribunale ha stabilito – con quest’azione di forza- che L. finalmente potrà essere curato, anzi “resettato” e ri-programmato per installare nel suo mondo interno il legame con il padre recidendo, almeno temporaneamente, il legame con la madre.
Legame sicuramente non “perfetto”, né armonioso, né tantomeno da famiglia del mulino bianco. Ma non per scelta di L., che in tutto questo è cresciuto. E’ cresciuto dentro ad una guerra, in cui i genitori prima di tutto urlavano forte i loro diritti e lasciavano il bene per lui in secondo piano; presi dalla loro battaglia si sono dimenticati di costruirgli futuro.
Di fronte all’impotenza del comprendere e del fare l’essere umano sa diventare distruttivo.
Un tempo si distruggevano libri, ora distruggiamo file e byte, sappiamo distruggere altri esseri umani in modi sempre più sofisticati e la “novità” è che sappiamo distruggere anche la nostra discendenza: i cuccioli del genere umano.
E i Servizi Sociali? E le istituzioni preposte alla cura/tutela dei legami familiari? Come si sono mossi? Che ruolo hanno avuto in tutto questo? Sappiamo che un assistente sociale ha partecipato al blitz nella scuola di L., ma questa è solo l’ultima scena, è il fatto eclatante rimbalzato dai media. Prima di questo come hanno svolto la loro funzione? A quale punto della storia hanno perso il potere di agire a tutela del minore?  E in questo momento, sono in grado di riflettere, di rimaneggiare l’accaduto pensando strategie alternative possibili affinché lo scempio non si ripeta?
Non possiamo esimerci dall’imparare dagli errori perché ora, prima di tutto, occorre fare prevenzione per non vedere mai più un'altra violenza come quella subita da L.
Perché sembrerà strano, ma la violenza colpisce anche -e in primo luogo- chi la compie. Basti pensare a come ne escono da tutto ciò gli esecutori: i poliziotti di Padova dipinti come mostri.  La poliziotta in questione –ripresa dal video della zia di L.- ha ricevuto insulti e minacce e per giorni si è ridotta a non uscire di casa, inoltre deve tenere a casa da scuola il figlio.  Insomma anche i fautori ultimi della vicenda finiscono per essere estraniati dalle loro vite consuete e dalla rappresentazione di sé nel proprio ruolo professionale. La continuità delle loro esistenze si è rotta, proprio come per L.. Ciò significa che il trauma causato retroagisce e si estende. Gli esiti a lungo termine? Le ricerche ci dicono che in U.S.A. i figli coinvolti in conflitti tra i genitori e poi allontanati dalle madri in nome della “PAS”, in età adulta non raggiungono un livello di benessere psico-affettivo adeguato.
E allora come ne usciamo? Cosa ci resta? Ci resta la consapevolezza delle mostruosità che possiamo realizzare quando ci abbandoniamo alla volontà di potenza e alle illusioni di un sapere-potere facile, leggero, liquido. E’ ora di rimboccarsi le maniche e di ricominciare ad andare a scuola. E questo vale per tutti: giudici, consulenti, avvocati, assistenti sociali, psicologi, genitori ed educatori in genere, che dovrebbero lavorare assolutamente coordinati.

E’questa la protezione migliore per un minore: cioè una mente pensante complessa, articolata, che riesca a comprenderlo a 360° e a raffigurarselo nella sua evoluzione, integrando nella sua storia passato, presente e futuro  E il sistema Giustizia come potrebbe essere revisionato per tradurre al meglio le Leggi che abbiamo? Ci sono buone proposte in merito, speriamo di vederle realizzate in un vicinissimo futuro.
Intanto l’invito per noi adulti è a crescere, nella consapevolezza che “i vostri figli non sono i vostri figli. Essi sono i figli e le figlie  della brama che la Vita ha di sé. Essi non provengono da voi, ma per tramite vostro. E benché stiano con voi non vi appartengono. Potete dar loro il vostro amore, ma non i vostri pensieri. Perché essi hanno i propri pensieri.” ( Kahlil Gibran)
E un altro spunto ce lo offre W.R. Bion: “Purtroppo, nonostante tutte le nostre esperienze, sappiamo ancora molto poco su come educare i bambini, di qualunque età. Cominciamo a sapere di non sapere: è già qualcosa. Cominciamo ad essere capaci di sondare gli abissi della nostra ignoranza, stupidità, bigottismo, sfrenatezza; ma forse ci vorrà molto tempo prima che sappiamo molto su come educare i bambini; questa sembra una cosa straordinaria se si pensa che noi riproduciamo la nostra specie. A volte riproduciamo la nostra specie fin troppo bene: i nostri figli sono esattamente come noi.”  (Il cambiamento catastrofico, 1974 pag.288).
Con l’augurio più sentito che questi pensieri possano rappresentare una traccia, una traiettoria per il futuro di tutte le bambine ed i bambini del mondo.

Gruppo di Psicologia Giuridico/Forense di O.P.P. (Osservatorio Psicologi Parmensi).

 

 

 

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commenti 4
  • Giovanna

    18 November @ 19.00

    Dove erano questi psicologi quando per anni il bambino veniva privato del suo papà? Ma vergognatevi. Il bambino è stato salvato

    Rispondi

  • lei

    18 November @ 18.42

    mi è piaciuto moltissimo il vostro approfondimento però cerchiamo di non traumatizzare ulteriormente Leonardo..Lui è la vera vittima e non può essere trattato da detenuto.. ora deve ritornare subito a casa. La mamma ha capito d'aver sbagliato e di sicuro attuerà un avvicinamento col padre. Spero che il Ministro possa mettere fine a una violenza disumana.

    Rispondi

  • claudio

    17 November @ 23.09

    Rileggo nell'articolo: '''Ci teniamo a dirlo e a ribadirlo se occorre: il bambino non è né un computer né una lavagna su cui i genitori possano scrivere a piacimento “W la mamma, abbasso il papà” o viceversa'' Se questa frase venisse letta ogni giorno dai tribunali dei minori, forse ci sarebbero meno danni irreparabili.

    Rispondi

  • francesco brundo

    17 November @ 16.49

    Fa più danni il Tribunale dei minori che una grandinata su una pianta di ciliegie, ma che aspettano ad abolirlo ? che faccia ancora più danni ?

    Rispondi