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Il mARTEdì - Serena de Gier

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Serena de Gier

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Margherita Portelli
Si respira un orizzonte di libertà, da qualche giorno, nella sede di Spazio Audiomedica in via Repubblica. Nei giorni scorsi ha inaugurato “Con le ali”, la mostra personale dell’artista parmigiana Serena de Gier, in cui la natura è prepotente protagonista di un’esposizione assolutamente particolare. Ad essere ritratti dal pennello attento di Serena sono gabbiani, pettirossi, albatros, cinciallegre, scriccioli, cicogne; in altre parole le alate creature del cielo, che sull’artista esercitano un fascino particolare. Classe 1979, Serena si è diplomata in scenotecnica al “Toschi” e ora vive in Piemonte.
Come ti sei avvicinata al mondo degli uccelli? E come hai cominciato a concentrare la tua produzione pittorica solo sui volatili?
Ho lavorato a lungo per il Teatro delle Briciole come attrice e scenografa, e questo mi ha portato spesso in tour: nel 2010 a Strasburgo vidi un documentario dal titolo “Il popolo migratore” dedicato a questi animali; ne rimasi affascinata, totalmente commossa, fu naturale per me iniziare delle ricerche e provare a raccontare questo mondo attraverso la pittura. Prima avevo sempre dipinto, principalmente volti, e così ci provai. Non mi sento una pittrice naturalista, però, perché non vado a fondo nei particolari a sufficienza per potermi definire tale.
29 dipinti in un paio d’anni. Una produzione importante…
29 sono i quadri in mostra, in realtà quelli che ho dipinto in questo periodo sono molti di più. Ho fatto della pittura un mestiere, da quando, qualche anno fa, mi sono trasferita a Cuneo con la mia famiglia.
C’è un dipinto, o un animale nello specifico, a cui sei particolarmente legata?
Il documentario di Jacques Perrin dedicato alla migrazione degli uccelli ce citavo prima mi ha folgorata per la bellezza e la poetica vita degli esseri alati, e in particolare per le Sule Bassane. Creature incredibili: pelecaniformi simili nella corporatura a grossi gabbiani che nuotano e volano con la stessa destrezza, una vita divisa fra cielo e terra in libertà ma con una loro routine e con dei doveri, dei ruoli specifici, continuamente in viaggio, stagione dopo stagione, anno dopo anno, con lo stesso percorso da seguire. Un uccello che in un qualche modo mi rispecchia, anche perché vive dove io vorrei vivere, in nord Europa. 
Come ti sei avvicinata alla pittura?
Ha sempre fatto parte di me, avendo frequentato il “Toschi” . Diciamo che l’arte è stata anche “terapeutica” nel mio caso, perché ha contribuito a traghettarmi oltre un’adolescenza piuttosto agitata.
Questa mostra non si compone di sole tele, ma anche di parole…
Assieme ai dipinti ho portato avanti una ricerca sulle poesie in cui compaiono gli uccelli e il tema del volo; poeti e musicisti, fanno degli uccelli metafora dell'amore, di mani carezzevoli, di musiche divine, della speranza, persino della ricerca stessa della divinità e della perfezione. Ad esempio Emily Brontë, John Keats, Emily Dickinson, Antonio Machado, Cesare Pavese, sono presenti con i loro versi stampati e appesi.
La mostra “Con le ali”, curata da Camilla Mineo, è visitabile fino al 12 dicembre dal lunedì al venerdì, ore 9-12.30/15-19; sabato, ore 9-12.30 (sabato pomeriggio e domenica su appuntamento). Per saperne di più sull’artista si può visitare il sito www.serenadegier.com
 
Margherita Portelli

 

Si respira un orizzonte di libertà, da qualche giorno, nella sede di Spazio Audiomedica in via Repubblica. Nei giorni scorsi ha inaugurato “Con le ali”, la mostra personale dell’artista parmigiana Serena de Gier, in cui la natura è prepotente protagonista di un’esposizione assolutamente particolare. Ad essere ritratti dal pennello attento di Serena sono gabbiani, pettirossi, albatros, cinciallegre, scriccioli, cicogne; in altre parole le alate creature del cielo, che sull’artista esercitano un fascino particolare. Classe 1979, Serena si è diplomata in scenotecnica al “Toschi” e ora vive in Piemonte.

Come ti sei avvicinata al mondo degli uccelli?

 E come hai cominciato a concentrare la tua produzione pittorica solo sui volatili?Ho lavorato a lungo per il Teatro delle Briciole come attrice e scenografa, e questo mi ha portato spesso in tour: nel 2010 a Strasburgo vidi un documentario dal titolo “Il popolo migratore” dedicato a questi animali; ne rimasi affascinata, totalmente commossa, fu naturale per me iniziare delle ricerche e provare a raccontare questo mondo attraverso la pittura. Prima avevo sempre dipinto, principalmente volti, e così ci provai. Non mi sento una pittrice naturalista, però, perché non vado a fondo nei particolari a sufficienza per potermi definire tale.

29 dipinti in un paio d’anni. Una produzione importante…

29 sono i quadri in mostra, in realtà quelli che ho dipinto in questo periodo sono molti di più. Ho fatto della pittura un mestiere, da quando, qualche anno fa, mi sono trasferita a Cuneo con la mia famiglia.

C’è un dipinto, o un animale nello specifico, a cui sei particolarmente legata?

Il documentario di Jacques Perrin dedicato alla migrazione degli uccelli ce citavo prima mi ha folgorata per la bellezza e la poetica vita degli esseri alati, e in particolare per le Sule Bassane. Creature incredibili: pelecaniformi simili nella corporatura a grossi gabbiani che nuotano e volano con la stessa destrezza, una vita divisa fra cielo e terra in libertà ma con una loro routine e con dei doveri, dei ruoli specifici, continuamente in viaggio, stagione dopo stagione, anno dopo anno, con lo stesso percorso da seguire. Un uccello che in un qualche modo mi rispecchia, anche perché vive dove io vorrei vivere, in nord Europa.

Come ti sei avvicinata alla pittura?

Ha sempre fatto parte di me, avendo frequentato il “Toschi” . Diciamo che l’arte è stata anche “terapeutica” nel mio caso, perché ha contribuito a traghettarmi oltre un’adolescenza piuttosto agitata.

Questa mostra non si compone di sole tele, ma anche di parole…

Assieme ai dipinti ho portato avanti una ricerca sulle poesie in cui compaiono gli uccelli e il tema del volo; poeti e musicisti, fanno degli uccelli metafora dell'amore, di mani carezzevoli, di musiche divine, della speranza, persino della ricerca stessa della divinità e della perfezione. Ad esempio Emily Brontë, John Keats, Emily Dickinson, Antonio Machado, Cesare Pavese, sono presenti con i loro versi stampati e appesi.La mostra “Con le ali”, curata da Camilla Mineo, è visitabile fino al 12 dicembre dal lunedì al venerdì, ore 9-12.30/15-19; sabato, ore 9-12.30 (sabato pomeriggio e domenica su appuntamento). Per saperne di più sull’artista si può visitare il sito www.serenadegier.com 

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