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Crisi, il commercio in difficoltà: tanti negozi vuoti

Nel 2013, ventidue chiusure e 19 nuove attività. Gli imprenditori: sbagliato chiudere il centro. Di Noto: se resiste la cultura ci sono speranze

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La crisi dei commercianti a Langhirano

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Passeggiare per il centro di Langhirano, anche al sabato mattina, momento da sempre dedicato allo shopping, offre atmosfere non troppo incoraggianti. La crisi ha colpito senza distinzioni: i clienti sono calati tanto a Parma quanto nei paesi di provincia. E anche Langhirano risente del momento difficile. Tanto che in piazza Garibaldi e via Mazzini le vetrine sfitte si rincorrono e i cartelli che si rivolgono a nuovi potenziali investitori e aspiranti commercianti sono davvero tanti.
Chi volesse aprire un negozio a Langhirano oggi avrebbe l’imbarazzo della scelta. Ma sarebbe davvero una scelta saggia? Ne abbiamo parlato proprio con i commercianti che «resistono», sia quelli storici che quelli più giovani. E le risposte non rincuorano.
«Sono tempi duri per tutti – spiegano Francesca ed Elisa, del negozio IperSoap -. Gira poca gente. Il lunedì, in occasione del mercato, c'è più movimento, ma la situazione non è rosea. Il nostro negozio lavora molto sulle promozioni e dal momento che vendiamo beni necessari per la gestione e la pulizia domestica per fortuna i clienti da noi non mancano mai. Ma le cose sono cambiate molto. Cerchiamo di essere coesi, insieme agli altri commercianti, aderendo sempre alle aperture festive e serali in occasione del Festival del prosciutto e delle feste di paese, per dare sferzate che possano risvegliare tutti».
I dati non sono positivi, anche se sono meno drammatici di quando possa apparire ad una prima analisi: nell’ultimo anno hanno cessato 5 attività ma ne hanno aperte 6 nel settore alimentare; in quello non alimentare 17 hanno chiuso mentre 13 hanno aperto. Tanti invece hanno cambiato «muri»: si sono trasferiti, magari di poche centinaia di metri, per spendere meno d’affitto. Qualcuno però ha proprio cessato l’attività: un negozio di scarpe della piazza e un fruttivendolo che lavorava da tre generazioni hanno abbassato definitivamente la saracinesca.
«Le cose vanno male – spiegano alla profumeria Bergonzi di via Mazzini -. Se chiude un fruttivendolo in centro vuol dire che va proprio male... certo, oggi la gente si serve al supermercato e questo rovina i piccoli commercianti. Langhirano è cambiata molto, il mercato del lunedì ad esempio è sempre più scadente e questo rovina anche i commercianti e impoverisce il paese; l’amministrazione si illude che chiudendo il centro al traffico si possa dare nuova linfa ai negozi ma noi temiamo il contrario: non ci sono parcheggi e le persone passeggiano sempre meno. Non verrà più nessuno».
E tra i profumi del negozio, accanto alle storiche titolari, spunta il volto di una giovanissima: «Mentre studio Giurisprudenza aiuto mia madre e mia nonna qui in profumeria – spiega Costanza Montali -. La situazione è complessa: i giovani hanno sempre meno opportunità e Langhirano sta lentamente collassando su se stessa. Ci sarebbe bisogno di un’inversione di tendenza. Di riscoprire la qualità e di non guardare solo alle apparenti convenienze dei centri commerciali».
Chi compra sta sempre più attento a evitare il superfluo: la crisi ha abituato a questo. Eppure secondo qualcuno non è soltanto colpa dei disagi economici: «La responsabilità è anche di chi amministra – spiega Angela Bottazzi dell’omonima salumeria del centro -. Avevamo le fioriere in piazza e le hanno portate al Consorzio del prosciutto, quando il Comune organizza le feste per le scuole e le iniziative istituzionali si serve al supermercato anziché far lavorare a turno le piccole attività del borgo, tanti vogliono chiudere. Io resisto perché non devo pagare l’affitto. Ormai questo è un paese di disperati, c'è da rimettere a posto tutto, ricominciando da capo».
C'è anche chi ancora lavora bene, tuttavia: «Noi abbiamo il negozio da oltre 20 anni – dice Samantha Rossi del New Line -. Ci sono stati tempi migliori, sì, ma non ci lamentiamo. Se ci fossero parcheggi comodi si potrebbe davvero pensare di chiudere al traffico il centro, ma non so se basterebbe per riportare il “giro” a Langhirano».
Tra tante difficoltà, chi cerca di invertire la tendenza c'è in effetti, come Jacopo Di Noto Marrella, che ha rilevato la libreria Liberamente due anni fa, in via Mazzini: «Fortunatamente a Natale si regalano ancora i libri – sorride -. Non è facile. Essendo però l’unica libreria nel raggio di tanti chilometri resistiamo e ci sforziamo di dimostrare che una libreria in un paese è fondamentale, anche per il messaggio che porta con sé. Un paese in cui la cultura resiste è un paese che ha delle speranze».

 

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