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TESTIMONIANZA

Langhirano-Istanbul: il golpe "vissuto" in diretta

Parla Samuele Tavani, fino a marzo in Turchia: "I militari ci hanno provato ma il Paese è cambiato"

"I militari ci hanno provato. Ma la Turchia è cambiata"
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Era in Turchia con il progetto Erasmus fino a fine marzo, Samuele Tavani, langhiranese laureato in Scienze politiche e segretario del circolo Pd. Ecco la sua "lettura" del golpe fallito e i racconti degli amici ancora là.

1960, 1980, 1997. Ci provarono, in maniera "soft", anche nel 2007, quando si opposero all'elezione di Abdullah Gul a presidente della Repubblica. I militari turchi hanno una lunga storia di colpi di stato. Il ruolo di difensori dell'ordine kemalista, cucitogli addosso da Ataturk, il fondatore della moderna Repubblica turca, si è però incrinato proprio dopo il 2007, con le riforme di Erdogan che hanno tolto potere di "tutela" ai militari. Nella notte di ieri però ci hanno riprovato. Intorno alle 22 un gruppo di militari ha preso possesso della sede di TRT, la tv di stato turca, invaso Istanbul e Ankara con carri armati e fanteria e annunciato la deposizione del governo per "ristabilire i diritti umani e la democrazia".
A differenza del 1997 però, quando invece riuscirono ad arrestare il primo ministro Necmettin Erbakan, padre politico dell'attuale Pesidente, e a deporre il suo governo islamista, Erdogan ha tenuto ed è riuscito a mobilitare la popolazione, chiamarla a protestare contro i golpisti e far fallire il tentativo, maldestro, di colpo di stato. Al momento il governo ha ripreso possesso dei suoi poteri e ha ristabilito il controllo. È iniziata una catena di arresti che probabilmente durerà ancora per molto. Alcuni gruppi di militari golpisti non si sono ancora arresi ma la situazione sembra stia rientrando nella normalità.

Un collega, studente universitario, tra i primi a scendere in strada in sostegno del governo contro i golpisti, mi racconta in diretta da Istanbul di un clima di "grande mobilitazione, dove vecchi e giovani, conservatori e progressisti sono tutti scesi in strada contro i militari ribelli": 《Eravamo sul ponte e fronteggiavamo i militari, disarmati. La gente che si avvicinava ai carrarmati veniva colpita. Non avevo mai visto gente morire di fianco a me prima di ieri. È stato terribile, ma anche emozionante. E più i militari sparavano, più la gente prendeva coraggio e scendeva nelle strade. Il colpo è fallito perché i golpisti non hanno trovato sostegno tra la popolazione.

Il clima che mi viene descritto da amici e colleghi è di incredulità. Alcuni non ci potevano credere, altri parlano di vittoria della democrazia e sottolineano il fatto che in strada sono scesi sia sostenitori del governo che gente con orientamenti diversi. Pochi si aspettavano che qualcosa di simile potesse accadere in Turchia, nel 2016. La vita però continua e, come sempre, la situazione, in termini di vita quotidiana, è comunque meno tragica di come viene descritta dai media internazionali. I turchi sapranno rimboccarsi le maniche e ripartire.

Certo è che il periodo non è dei migliori: dopo i morti negli attentati jihadisti, il rinnovo delle sfide indipendentiste del PKK e la situazione nella confinate Siria, mancava giusto un colpo di stato per completare il quadro di grande instabilità politica che ha avvolto la Turchia. Personalmente, posso dire che stavo proprio parlando di questa ipotesi qualche tempo fa, con alcuni amici che vivono e lavorano in Turchia. Ragion per cui non sono del tutto sorpreso da questo tentativo. I colpi di stato fanno parte della storia turca e la storia tende a ripetersi. Comunque vada, ora è ancora presto per tirare delle conclusioni e capire le dinamiche. Il governo accusa il movimento di Gülen. Altri pensano sia stato un colpo di teatro più che di stato, orchestrato da Erdogan per favorire la riforma della costituzione in senso presidenziale - una sorta di strategia della tensione. Quel che è certo è che circa 150 persone sono morte e che Erdogan ha dimostrato di essere più saldo che mai al comando. Ci vorrà ben altro per sconfiggerlo. E questo "altro" dovrà avere le sembianze di un movimento politico in grado di offrire ai turchi una vera alternativa di governo. Con buona pace della vecchia Turchia, dove i militari facevano il bello e il cattivo tempo e avevano il sostegno incondizionato del popolo. La speranza è che questo ennesimo episodio di violenza e di instabilità apra la via a un sentimento di riconciliazione nazionale in chiave anti autoritaria.

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