LANGHIRANO

Casatico, i filari della bellezza senza Rete

La gente: «La zona più bella della provincia. Ma con Internet siamo ancora al Medioevo»

Casatico, i filari della bellezza senza Rete
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«Credo che molta felicità sia agli homini che nascono dove si trovano i vini buoni» diceva Leonardo Da Vinci. E trovare un volto arcigno a Casatico, il giardino di vigne affacciato sul castello di Torrechiara, è davvero un’impresa. La frazione del comune di Langhirano, «la nostra Franciacorta», come l’ha definita il critico gastronomico Chichibio, è una terra nascosta di cantine con vista e panorami mozzafiato.

Il paesaggio è rimasto quello di secoli fa, con coltivazioni diverse (un tempo non c’erano le tante vigne), ma con forme e toni che ammirava Pier Maria Rossi dal suo castello: è un paese fuori dal tempo, ma non sempre in senso positivo: la connessione a internet veloce resta un miraggio. Questo viaggio, alla scoperta di cose speciali e aspetti da migliorare a Casatico, tocca solo alcune case e attività, ma tante altre meritano di essere raccontate in una seconda puntata.

«E' un paese come un presepe, è tutto sparso. Da migliorare c’è la sicurezza, con più telecamere, perché ci sono stati molti furti. Fra le cose belle, invece, abbiamo un panorama stupendo, una chiesa splendida, che è stata aperta un anno fa, dopo venti anni che era chiusa» dice Alcide Alfieri, abitante di Casatico, che ha fatto per un ventennio l’agricoltore e per altri 20 anni l’antiquario, ha contribuito a restaurare la chiesa, insieme ad altri, e a ripristinare la processione di San Giorgio, che non si faceva più da mezzo secolo.

«Per me di bello Casatico ha tutto. Da migliorare? Niente» dice Anna Cavazzini, che vive nella parte alta del paese. Anna, che gestisce l’azienda agricola Ubaldi Angiolino, è stata la presidente dell’associazione Amici di Casatico, che organizzava la Festa dell’uva. «Venivano migliaia di persone - ricorda - c’era la fila di gente. Allora era l’unico mezzo per ritrovarci noi del paese. Questa è la zona più bella della provincia».

«Casatico di speciale ha belle cantine, una bella vista e le vigne. Ci vorrebbe un po’ più di turismo, anche se da qui passano molte persone - aggiunge Francesco Isi, titolare di un’azienda agricola -. Le strade sono state un po’ tutte messe a posto, è un paese che però comincia ad avere pochi giovani e molta gente anziana».

Un cortile ghiaiato, nessuna insegna, la trattoria Cavazzini non è un semplice ristorante, è un punto di ritrovo: fa da collante per il paese, così come le radici degli alberi tengono ferma la terra. Dentro ci sono Roberto e Franca, marito e moglie, un'istituzione, qui da oltre mezzo secolo. «Casatico è un bel paese. Io ci sono venuto nel 1945, a 5 anni, il paese allora contava quasi 400 anime, adesso sono poco più di 100 - dice Roberto Cavazzini -. Eravamo contadini, poi nel 1959 abbiamo aperto l’osteria. Adesso con il Comune sta andando molto bene: la viabilità l’hanno curata, hanno aggiustato dove c’era la frana. C’è il problema degli avelli, al cimitero, non c’è più posto».

«Una cosa speciale è la chiesa, sull’altura, riaperta da poco, restaurata, è molto bella, e da allora ha ospitato molti matrimoni» dichiara Franca, mentre serve un caffè fatto con la moka. Casatico, terra di vigneti, si apre ai visitatori ogni anno con l’iniziativa cantine aperte, ma anche con concerti, di fronte ai filari. Come quelli organizzati da Lamoretti, casa fondata nel 1930. Isidoro Lamoretti fu il promotore del Consorzio volontario per la tutela dei vini dop colli di Parma. «Oggi Casatico è un po’ meno paese di una volta - dice suo figlio Giovanni -. Un tempo si andava tutti da Cavazzini a giocare a carte, una volta erano tutti agricoltori e le porte delle case non erano chiuse a chiave. Più che Casatico siamo cambiati noi. Giovani ce ne sono, ma meno di prima, manca una piazza del paese. I turisti vengono qui un po’ da tutto il mondo. Dal punto di vista lavorativo, si sta facendo squadra, si sta facendo tanto e si sta crescendo. Questa è una zona vocata, se uno crede in un territorio deve seminare lì e raccogliere».

«Come tutte le piccole frazioni è un posto in cui rimangono vecchi e vanno via i giovani. - commenta Giovanni Dall’Asta, dell’azienda agricola Il Cortile - C’è il problema della linea internet Adsl. Cade la linea. Come aziende abbiamo l’obbligo di avere internet veloce ma qui non arriva. Per il resto, questo è un posto paradisiaco, nel quale il panorama è rimasto intatto, nel vero senso della parola: è una delle aree meno cementificate d’Italia. Se si guardano le vecchie incisioni dal Seicento in avanti si vede che il paesaggio è rimasto lo stesso di allora: è qualcosa di sospeso nel tempo».

«Qui con internet siamo al medioevo - rimarca a proposito di tempo Gianluca Tolot, al lavoro nella vigna, lombardo di origine -. È un problema per i privati e per le attività commerciali. E siamo solo a pochi passi da Langhirano».

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