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Monumento a Verdi, tra arte e nostalgia

Nel libro di Barbara Zilocchi la ricostruzione storica e tante immagini. Nella pubblicazione carte preparatorie, documentazione di cantiere e disegni

Monumento a Verdi, tra arte e nostalgia
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Requiem per un monumento. Perché in fondo, la storia raccontata da Barbara Zilocchi nel suo ultimo libro «Parma. Monumento a Giuseppe Verdi. Ideazione, costruzione e demolizione» non è che il ricordo di qualcosa che non esiste più. Nella sontuosa cornice della Galleria Nazionale, a pochi passi dall’ara «superstite» del grandioso impianto monumentale approfondito nel volume, è andata in scena la presentazione del libro edito da Grafiche Step (149 pagine, 30 euro).
Introdotta dalla «padrona di casa» Mariella Utili, soprintendente per i Beni storici artistici ed etnoantropologici di Parma e Piacenza, l’autrice si è poi confrontata con il numeroso pubblico, non prima, però, di aver ascoltato l’accurata presentazione ad opera del docente di Storia dell’architettura dell’Università di Parma Carlo Mambriani. L’opera dedicata al cigno di Busseto era situata di fronte alla stazione ferroviaria, nell’area dove si trova via Verdi; costituita da un arco di trionfo sormontato da leoni trainanti un carro mitologico, venne danneggiata durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. «A qualche mese dalla ricorrenza del bicentenario verdiano e a pochi giorni dalla consegna alla città del suo nuovo assetto ferroviario, ci troviamo oggi a presentare questo interessante volume, il cui oggetto di studio è davvero importante. Il confronto sorge quindi spontaneo: con lo stesso numero di anni di cantiere, quello che abbiamo realizzato oggi è paragonabile come risultato d’immagine a quello che venne fatto nel 1913? Io da architetto ho qualche dubbio». Il volume della Zilocchi approfondisce numerose tematiche relative all’opera dell’architetto Lamberto Cusani e dello scultore Ettore Ximenes, e riporta carte preparatorie, disegni esecutivi documentazione di cantiere ed interessanti fotografie. Ma perché, dopo i danni dei bombardamenti della seconda guerra mondiale si decise di non ricostruire il monumento e di distruggerlo? «Ci sarebbero volute 65 mila lire per ricostruirlo e se ne spesero 45 mila per demolirlo - ha accennato la Zilocchi -. C’era forse la volontà di recuperare l’area per insediamenti postbellici, ma non dimentichiamoci nemmeno che quel monumento era in qualche modo un simbolo, dedicato a un eroe dell’Italia unita, dell’annessione al regno di Sardegna. Diciamo che probabilmente non si comprese, al tempo, il reale valore di quel monumento». Alla presentazione sono intervenuti, tra gli altri, anche gli eredi di Lamberto Cusani, che hanno messo a disposizione dell’autrice la documentazione contenuta nell’archivio del loro avo per il lavoro di ricerca necessario alla redazione del volume.

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