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Elissa Piccinini, "Sirene, enigmi ipnotici"

Parla l'autrice di un saggio sulle creature fantastiche della mitologia e delle fiabe

Herbert  Draper, «Ulisse e le sirene» (1909)

Herbert Draper, «Ulisse e le sirene» (1909)

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I dispetti dell’iconografia. Perché a chiudere gli occhi e immaginare sirene, si pensa al fascino azzurro dell’acqua e al canto splendido e infido di donne con la coda di pesce. E invece… «quando le sirene avevano le ali»: l’affascinante saggio di Elissa Piccinini potrebbe intitolarsi davvero anche così… «Scoprirle bruttine… donne-uccello delle quali era solo la voce (ma ancor più le promesse) ad irretire i marinai, mi ha da subito incuriosito. E come me i tanti con i quali condividevo questa immagine... L’idea del libro è nata anche così». Così: per l’ennesima fatale fascinazione. Per dar voce alla voce di una figura mitologica straordinaria e complessa, infinita di rappresentazioni e interpretazioni. «Le sirene esistono - Storia di un mito divenuto simbolo, fiaba, realtà» (Ed.Ottolibri, 170 pagg., 15 euro – anche in e-book), di Elissa Piccinini – firma nota e consueta di questa pagina, oltre che docente di italiano, latino e greco del liceo Romagnosi, con impronta specialistica sulla letteratura cristiana antica - rintraccia con lo spessore lieve di un’autentica passione, la storia di un mito (così apparentemente conosciuto eppure misterioso) dal sempre ad oggi. «Il mito delle sirene si offre ai nostri occhi con una vastità semantica incredibile – spiega l’autrice - con infinite riletture (sia in senso positivo che negativo), proposte, interpretazioni… A partire appunto da quell’evoluzione/trasformazione, da quel momento di passaggio dall’iconografia aeriforme a quella ittiforme, che tanto mi ha interessato e che si è consumato tra l’VIII- IX e il XII secolo…». Snodo magico e confuso («Ci sono momenti nei quali hanno ali e coda…») e punto d’arrivo, anche questo, di uno studio ponderoso e partecipe che Elissa Piccinini offre oggi al nostro sguardo. Frutto prezioso di una ricerca iniziata in fase di laurea (Letteratura Precristiana, appunto) e che poi, come un canto, si è distesa in un viaggio periglioso e unico, che l’ha condotta a tradurre non solo passi di autori greci e latini, ma anche testi di studi ottocenteschi, questa volta in tedesco, non senza dimenticare la lingua ebraica, necessaria al confronto con testi in greco della Bibbia… «I Settanta Saggi che avevano traslitterato il testo ebraico in greco della Bibbia – ricorda la Piccinini – hanno utilizzato in diversi passi il termine ''seiren'', a indicare animali del deserto e dunque struzzi o sciacalli… In ebraico, più fedelmente, dèmoni. Dèmoni del deserto. Ennesimo spostamento, del resto utile all’interpretazione cristiana, che molto spesso indica nel deserto la dimora appunto dei demoni. La desolazione utile alle tentazioni, come la bonaccia (desolazione) delle acque che conobbe Ulisse…». Ennesimo «sacro furto», insiste, che partecipa alla trasformazione cui sono sottoposti molti esseri mitologici del mondo pagano da parte della cristianità. E’ così che dalla superficie, dal profilo invitante e mostruoso di una sirena morbida (e forse alata), si arriva alla profondità di uno sguardo sul (nostro) mondo.. «La rilettura di un ''tòpos'' serve per capire la cultura che l’ha interpretato – afferma l’autrice –. Per questo, nell’Oriente tradizionalmente meditativo, la sirena è metafora delle tentazioni sapienziali, eresie, ecc. Per la religione Occidentale, invece, assai più pragmatica e spesso molto vicina al ''do ut des'', diventa simbolo della lussuria, del peccato carnale. Sostenuto da quella coda biforcuta che rinvia all’elemento sessuale, al piacere proibito, al simbolo dell’eterno femminino…». E’ così che le ali sono davvero perdute. Resta sempre più spesso, nei loro confronti, un timore fatato e fatale, il richiamo di un pericolo dolce, che rende impotenti… «Nel tempo, le sirene sono state sempre più accostate ai pericoli del femminino e del femminile. Fascino e bellezza coincidono con fatalità e pericolosità. La stessa reazione di paura, che spesso suscita nell’uomo la donna: capace di irretire, ammaliare, far perdere il senno, dimenticare la casa, la famiglia, la patria… La donna-sirena è dunque un essere demoniaco per una bellezza che rende inermi. Negativo e positivo si confondono… Del resto un latino scrisse che ''in verità, furono meretrici''»… Accezione distorta? Chissà. Certo non quanto quella proposta da certa cinematografia e ovviamente da Disney. Capitolo attuale e finale di questa straordinaria indagine, per il quale Elissa Piccinini non risparmia un risentito cenno critico… «Non parlerei nemmeno di riuso, perché del mito non resta nulla. La cinematografia è arrivata a banalizzare totalmente questa figura, attingendo solo e in parte all’immagine anderseniana, che vuole la sirena tesa a vivere e sperimentare le gioie della vita sulla terra. Disney, poi, arriva a snaturare anche la fiaba… Del resto ha violato e violentato tutte le fiabe che ci ha proposto, in obbedienza a quel cliché culturale americano: happy end e tutela assoluta da ogni violenza, che invece partecipa educativamente al mondo delle fiabe. Davvero questa è la fine (ingloriosa) delle sirene, private di ciò che di vero avevano…». Avevano? O hanno? Le sirene esistono, no? «Esistono sì. Esseri straordinari, di una complessità e ricchezza affascinante e spaventevole. Davvero le sirene esistono e siamo noi. Esistono dentro di noi». Dispetto d’immagine, pure questo.
Le sirene esistono - Storia di un mito divenuto simbolo, fiaba, realtà
di Elissa Piccinini - Ottolibri, pag. 170, 15,00

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