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La finestra sul burrone

In «Viaggio in Italia» Roberto Napoletano racconta un Paese in bilico tra vecchio modo di pensare e nuovo che stenta a farsi largo. Della nostra città scrive: «Se si ferma Parma rischiamo davvero»

La finestra sul burrone
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Bisogna scendere in strada, sporcarsi le scarpe e incontrare la gente. Un bravo cronista deve imparare ad ascoltare gli italiani, come l’imprenditore di Trento che, alla seconda generazione, capisce che oggi produrre e costruire un’azienda in Italia è quasi una colpa. Ci sono famiglie che hanno creduto nella propria creatività, come quella di Alessandro Marcolin, e hanno iniziato a fare scarpe di qualità negli anni Settanta, tutto a mano, e il successo è stato l’export fin dall’inizio. Da Treviso raccontano i successi dei primi decenni, poi l’arrivo delle difficoltà, la crisi economica, il mondo globalizzato, la burocrazia ormai soffocante, che ti costringe a chiudere e ad aprire all’estero. Da queste piccole storie si capisce che il Nordest è in ginocchio. Poi c’è la riviera del Brenta dove fanno scarpe di lusso, e la Brianza, con i suoi studenti che chiedono una classe politica adeguata: comincia da queste piccole, grandi storie l’ultimo libro di Roberto Napoletano, prima di tutto un cronista che ha capito che bisogna ascoltare la gente e le storie per capire come sta l’Italia, per rendersi conto di come si vive e si lavora oggi in questo Paese che ha perso la bussola.
Roberto Napoletano, direttore de “Il Sole 24 Ore” ha raccolto in «Viaggio in Italia», edito da Rizzoli, i suoi “Memorandum“, la rubrica a taglio basso che apre ogni domenica il supplemento culturale del quotidiano. Una scelta precisa. Quella finestra nella pagina della cultura racconta storie, incontri, confessioni, sentimenti, stupore, come capita con i ragazzi di Merate che chiedono di poter vivere la loro passione politica. Una finestra sul mondo dell’economia reale mentre si discute di filosofia, di letteratura, di idee, di politica. Napoletano prende i pezzi, taglia, cuce e poi rimonta in una maniera molto attenta, non solo cronologica ma soprattutto tematica, queste istantanee su un’Italia divisa in nord, centro e sud, che naviga in mezzo ad una tempesta perfetta. Ne viene fuori un libro molto potente, che dalla lettura della sola rubrica settimanale non si poteva immaginare perché qui le voci si mescolano e si confrontano, e dialogano tra di loro. Il titolo che prende le mosse da quello di Goethe, è un viaggio in un’Italia complessa, articolata, difficile, dove convivono disperazione, voglia di fare, resistenze burocratiche e rassegnazione. Una rubrica che diventa alla fine un lungo racconto di voci diverse.
«Viaggio in Italia» dedica alcune pagine alla “sofferente” Parma, a una città colpita che diventa un segnale per l’Italia. “Penso che se si ferma Parma, l’Italia rischia davvero” scrive Napoletano che riporta anche le parole di Mariangela Guandalini: “E’ una città che sta andando indietro e rischia di cancellare la sua anima e la sua storia”. Una città dove le forze che frenano sono ancora molto più potenti di quelle che vogliono innovare.
Napoletano commenta, interagisce con i suoi personaggi, ma soprattutto li ascolta, in un libro corale che lascia, sottotraccia, anche una specie di secondo libro, di un viaggio memoriale molto personale fatto d’incontri d’amicizia, come il ritorno a La Spezia che chiude la prima parte. Una doppia lettura tra cronaca e autobiografia che fa i conti con il proprio passato. Un viaggio, potremmo definirlo, sentimentale, anche quando la scrittura distante del giornalista lascia intravedere rabbie, stupori e malinconie trattenute.
«Viaggio in Italia» continua, con un affondo nella terra di questo Paese, il lavoro di scrittore e giornalista che Napoletano ha compiuto in questi anni, con libri di successo sull’economia e sulla situazione politico-economica del nostro Paese, tra cui ricordiamo i più recenti «Padroni d’Italia, Può il nostro capitalismo salvare se stesso e il Paese?» (2004) e «Storie inedite e retroscena: uomini e fatti di un racconto amaro» (2005) o «Promemoria italiano. Quello che abbiamo dimenticato. Quello che dobbiamo sapere. Quello che dovremmo fare» (2012). E’ un lavoro negli anni di coerenza etica sulla vita del nostro Paese che ha bisogno di verità. In un momento come questo, dove il giornalismo sembra svilito, massacrato sotto i colpi di una crisi che moltiplica gli strumenti di diffusione delle notizie ma umilia il lavoro dei giovani che si avvicinano a questo lavoro, «Viaggio in Italia» fa venire voglia di fare questo mestiere. Perché un altro aspetto del libro è il dialogo mai interrotto con i lettori che chiedono tra l’altro: “Che ne sarà di questa classe politica tra dieci, quindici anni?” Che ne sarà dell’Italia fra dieci anni? Come la pensiamo? Sembra dire Napoletano.
Raccontare l’Italia di oggi non è facile; dire che Paese è ancora di più. Dalla lettura di questo libro che racconta i tre anni più difficili degli ultimi decenni, ne viene fuori un Paese in bilico tra un modo di pensare vecchio e un nuovo che stenta a farsi strada, tra una politica e una economica con idee morte e un nuovo difficile da rivestire con parole, idee e progetti. L’ultimo capitolo del libro è un invito alla speranza: L’Italia da ritrovare. Dalla lettera di un lettore, Napoletano coglie l’invito a ripensare a figure del nostro passato come Giuseppe Di Vittorio e De Gasperi, don Sturzo e Ezio Vanoni, Amintore Fanfani e Giovanni Menichella che a molti dicono poco o niente, ma restano statisti e politici di alto profilo. Nel libro c’è l’invito a riscoprire gli ideali non solo di un gruppo politico. Bisogna fare i conti non solo con un recente passato ma, come dicono storici e critici letterari attenti, serve ripensare il nostro Risorgimento, nei suoi ideali e nei suoi fallimenti, tra due secoli di storia che vanno ancora digeriti e dove sicuramente si nascondono gli strumenti per un futuro migliore dell’Italia. Un libro, quello di Napoletano, di etica civile, che dovrebbero leggere economisti, politici, storici e soprattutto scrittori di narrativa.
Viaggio in Italia. I luoghi, le
emozioni, il coraggio di un Paese
che soffre ma non si arrende
Rizzoli, pag. 226, 17,00

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