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Cinema, teatro, tv: vita e carriera di Mario Lanfranchi

Un saggio di Roberta Reganati Ebnet sul multiforme uomo di spettacolo. Il regista e attore parmigiano visto da vicino: pagine ricche di interviste, immagini e testimonianze

Cinema, teatro, tv: vita e carriera di Mario Lanfranchi

Mario Lanfranchi

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Un’altra deliziosa sorpresa con Mario Lanfranchi! Perfetta l’idea di Ulisse come richiamo, rispecchiamento, per affinità di viaggi, ricerca, curiosità, ogni volta nuovi approdi da cui ripartire, voglia di esplorare diversi mondi, con il piacere di fare esperienze, mettersi in gioco, affrontando formidabili imprese culturali, incontrando, e salutando, splendide donne, guardando avanti con il gusto della sfida: è Gian Piero Brunetta, storico del cinema, a svelare, per Mario Lanfranchi, nel libro a lui dedicato, nel Proemio intitolato proprio «L’Ulisside di Santa Maria del Piano», le molte somiglianze con l’eroe omerico, discendente e «avatar padano», trovando concordanze «di peripezie e di imprese, di armi e di amori». A coprire un reale vuoto negli studi, nella saggistica - motivato forse proprio dal «multiforme ingegno» di Lanfranchi, superbo sperimentatore in molteplici campi - è uscito ora il libro, scritto con rigore e passione insieme da Roberta Reganati Ebnet, edito da Santa Croce, Parma, «Mario Lanfranchi, un regista per tutte le stagioni», in copertina il suo volto intenso con l’immancabile cappello (uno dei tanti!) e, a lato, uno scorrere di immagini come su pellicola, alcuni momenti ricordo, luoghi e persone, citazioni inevitabilmente parziali di ben più vaste attività, affrontate sempre con somma competenza e ironia, tenacia e divertimento. Davvero straordinario. Magico lo sguardo estetico di Lanfranchi, sapendo riconoscere in ogni campo la bellezza e, sommo privilegio nato dal talento e dal gusto della sperimentazione, riuscendo meravigliosamente a crearla, raffinato regista d’opera e teatro, cinema e televisione, collezionista di capolavori d’arte come di volumi e oggetti rari. Il libro, che ospita diverse foto e si conclude con fondamentali apparati per premi e regie, grandi spettacoli e produzioni, bibliografia e indice analitico, ripercorre la vita del Maestro - così viene spesso interpellato Mario Lanfranchi, nato a Parma, cittadino del mondo, residente nella sua splendida villa cinquecentesca in Santa Maria del Piano - con ampi brani d’interviste, la voce in diretta per ricordare, senza particolari rimpianti o nostalgie, sempre con frizzante leggerezza, tanti passaggi della propria esistenza, spesso di sapore aneddotico che svelano intanto diversi climi di lavoro, tra estreme tensioni (la TV in diretta: e per l’opera lirica!) e speciali intuizioni, d’ogni natura, dalle geniali scelte stilistiche (interpretazioni originalissime per l’uso della macchina da presa, ritmi, colori...) alle soluzioni sorprendenti, lampi improvvisi, nel rapporto con le persone, nelle svolte definitive della propria vita. Così per le separazioni, gli abbandoni, dalle collezioni - anche da quella di maggior valore, quadri ora nei maggiori musei del mondo - al teatro lirico. Un vero diletto la lettura di questo libro/racconto. «Sarebbe bastato», dice un ritornello ebraico: a comporre un’identità, comunque eccezionale, sarebbe stato sufficiente anche uno solo dei tanti percorsi avventurosi di Mario Lanfranchi. Una vita di tante vite. La scuola d’attore, le prime regie subito con nomi di rilievo, i molti soprani d’amore e il matrimonio con Anna Moffo, il coraggio della creatività nella televisione delle origini, sempre idee nuove, fantastico iniziatore, con intere opere in diretta, ma anche con i Caroselli, e Totò e le produzioni esterne... Un animo inquieto Mario Lanfranchi, ma con una sorta di frizzante gioia nell’agire, con la continua voglia di cambiare. Uno dei capitoli del libro è dedicato a Roma, ai suoi film, da «Sentenza di morte» a «Venezia, carnevale, un amore» - ma c’è anche l’elenco dei «capolavori da evitare», con qualche Bergman, Fellini e Pasolini! Nel cuore del libro della Ebnet, nel capitolo «L’uomo: ironia, culto dell’effimero e cupio dissolvi», vanno svelandosi felicemente preziosi spunti di pensiero per le scelte, il carattere, il modo di affrontare la vita di Mario Lanfranchi, «descrivere il vero come fosse finto... amare il transitorio per difendersi dall’inevitabile caducità di ogni cosa». L’ultima parte è dedicata alle grandi passioni, cavalli e levrieri, la wunderkammer, la sconfinata raccolta di film, ma ci sono anche la motonautica, il rugby, la bicicletta, il biliardo, il tiro a volo... Piacevolissima la lettura delle parti in corsivo, il discorrere sciolto, brillante, le ultime pagine quasi ascoltando la bella voce di Lanfranchi mentre racconta della villa, il giardino all’italiana, le feste... Prodigiosa la sua capacità di saper riconoscere il valore delle persone e farle crescere con la sua stima, la fiducia. E se questo è vero infinite volte per cantanti e attrici, per le professioni dello spettacolo, o, a mo’ d’esempio in altri territori, per Ron Arad, scoperto alle origini, quando «in tuta da operaio saldava personalmente i suoi pezzi unici» (magnifiche le due ampie poltrone in alluminio), sono tanti anche ora intorno al Maestro a vedere valorizzato il proprio impegno, per il giardino, i restauri, le sculture... come per un’aura singolare che, da Mario Lanfranchi, si diffonde e si trasmette mirabilmente ad altri. Un altro dono sorprendente questo ascolto nascosto e generoso, al di là delle battute a volte gustosamente beffarde, quasi ciniche, sempre comunque di inestimabile, stuzzicante intelligenza.
Mario Lanfranchi, un regista per tutte le stagioni di Roberta Reganati Ebnet - Santa Croce, pag. 203, euro 15,00

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