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Aemilia: il boss Aracri all'attacco del "pentito"

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Subito all'attacco del "super-pentito". Alla prima udienza del processo Aemilia dopo le notizie apparse sul possibile pentimento, con relativa collaborazione con gli inquirenti, di Giuseppe Giglio (uno degli imputati: vedi articolo sotto), entra immediatamente in campo Nicolino Grande Aracri, accusato di essere il boss della cosca "importata" a Reggio Emilia ed in buona parte della regione, Parmense compreso.

In videoconferenza dal carcere di Opera, il "boss" creca subito di disinnescare il potenziale del "pentito". "Non lo conosco neppure", ha affermato Grande Aracri. Che se l'è presa poi con l'ampia risonanza mediatica del processo, minacciando anche - attraverso il suo avvocato - possibili querele ai giornalisti.

Giglio, il primo pentito «re» dell'operazione Sorbolo (Georgia Azzali - Gazzetta di Parma 17-2-1016)

Avrebbe scelto di collaborare con gli inquirenti. E la fotografia della 'ndrangheta emiliana potrebbe diventare sempre più nitida. Perché Giuseppe Giglio, imprenditore cutrese, da anni con casa e attività a Montecchio, è ritenuto un pezzo da novanta della cosca. Il primo a farsi avanti tra gli oltre 200 imputati del processo Aemilia, come anticipato ieri da Repubblica e dalla Gazzetta di Reggio. E che Giglio, 48 anni, sia considerato un numero uno, lo dimostra la richiesta di condanna fatta dai pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi nei suoi confronti: 20 anni, con tanto di sconto dovuto alla scelta del rito abbreviato, altrimenti ne avrebbe rischiati dieci in più.

Oltre trenta i capi di imputazione contestati a Giglio, a partire dall'associazione mafiosa, di cui è ritenuto uno degli organizzatori: il re degli appalti della cosca, secondo gli inquirenti, e un vero specialista del sistema delle false fatturazioni. E' uno dei grandi protagonisti della maxi operazione immobiliare di Sorbolo, insieme ad esponenti di spicco della 'ndrina, come Alfonso Diletto, i fratelli Sarcone e Michele Bolognino. Un affare da quasi 20 milioni di euro: 200 unità immobiliari - tra appartamenti, garage e cantine - tra via Genova, via Torino, via Trieste e via Marmolada. «Il gruppo criminale organizzato - aveva sottolineato il gip nell'ordinanza di custodia cautelare - ha posto in essere in piena autonomia una complessa operazione immobiliare, operando tuttavia come volano per gli investimenti provenienti dall’organizzazione criminale facente capo al Grande Aracri e con la specifica funzione di produrre ricchezza, parte della quale da retrocedere a Cutro. Una doppia, concorrente, finalità di profitto dunque, da realizzarsi nell’imprescindibile connubio tra adattamento ai modelli imprenditoriali propri della realtà emiliana e l’imprinting propriamente mafioso delle forme di definizione dei conflitti o di sopraffazione dell’altrui contraria volontà».

E' così, infatti, che Francesco Falbo, l'imprenditore edile di Sorbolo, imputato per utilizzo di soldi provenienti dalla cosca, entra progressivamente nel mirino degli uomini dell'associazione. Pressioni e minacce continue, finché è costretto a cedere gran parte delle quote delle sue società. E per risolvere l'«impasse» tre riunioni di n'drangheta, tra gennaio e febbraio del 2012, sarebbero state tenute negli uffici della Giglio srl.

Ma il giro d'affari di Giglio e famiglia a Parma è ben più ampio. A metà gennaio, su richiesta della Dda di Bologna, il gip Alberto Ziroldi ha fatto scattare il sequestro preventivo della Cts srl, ditta edile e di autotrasporto, con sede in via Emilia Est 216. Una società, intestata fittiziamente a Giulio Giglio, fratello di Giuseppe, e costituita - secondo gli inquirenti - nell'ottobre 2014 per poter «svuotare» un'altra srl, la Trs, con sede a Sorbolo, che era stata messa sotto sequestro. Il 21 ottobre dello stesso anno, infatti, il ramo d'azienda relativo alle attività di autotrasporto nella provincia di Parma è stato ceduto dalla Trs alla Cts. Un modo per salvare quell'asset, visto che erano scattati i sigilli sulla Trs.

Dall'Emilia al Veneto fino alla Calabria: questa la fetta dell'impero dei Giglio «sigillata» un mese fa. Oltre alla Cts, erano state sequestrate la Agro-Turist Giglio snc, la Giglio Società Agricola e la Service srl, tutte e tre con sede a Crotone, ma anche la Tmc srl di Bassano del Grappa. Edilizia, intermediazione immobiliare, ma anche ristorazione: vari gli investimenti dei Giglio.

Business di cui ora Giuseppe potrebbe rivelare retroscena e protagonisti. In carcere al 41 bis da più di un anno, è stato trasferito in un altro penitenziario. L'avvocato, Fausto Bruzzese, che lo difendeva, ha rinunciato al mandato. Segnali inequivocabili: Giglio ha cominciato a percorrere un'altra strada.

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  • la rivolta di atlante

    20 Febbraio @ 11.47

    la rivolta di atlante

    IL CRIMINE ORGANIZZATO HA BISOGNO DI COMPATTEZZA SE SI TOLGONO I MATTONI CHE LO SORREGGONO CADE TUTTO IL CASTELLO. IL COMPITO È DI CAPIRE CHI E QUANTO VALE. TOGLIERE IL DENARO E ESSERCI ANCHE CON UNA TRATTATIVA SULLE PENE È IN OGNI NAZIONE RICONOSCIUTA COME LA MIGLIORE STRATEGIA.

    Rispondi

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