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Bimbi emotivi? Valorizzarli

Bimbi emotivi? Valorizzarli

I bimbi ipersensibili vivono intensamente la propria affettività

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«L'ipersensibilità non è una malattia, né una carenza, né un difetto. Nessun terapeuta è in grado di ''eliminare'' l’ipersensibilità di un bambino. L’ipersensibilità è una caratteristica ereditata, un elemento distintivo e, più propriamente, un talento». Lo afferma l’autore bestseller Rolf Sellin nel suo libro «I bambini sensibili hanno una marcia in più» (Feltrinelli, pag. 180, € 13,00), sorta di manuale per comprendere a fondo l’ipersensibilità nell’infanzia e scritto per dare a genitori e insegnanti le chiavi per fare di questa qualità un importante punto di forza. Consulente e psicoterapeuta (formatosi in coaching sistemico), Sellin spiega attraverso le pagine di questo prezioso volume come i bambini dotati di grande sensibilità vivano il mondo in maniera più intensa e diversa rispetto ai coetanei. Alcuni timidi, paurosi, altri aggressivi o nervosi, altri ancora particolarmente empatici, i bimbi ipersensibili percepiscono il mondo esterno differentemente da come lo percepiscono gli altri e necessitano di aiuto per farsi rispettare ed accettare. «Se un bambino viene definito ipersensibile, significa che percepisce più stimoli e informazioni di altri, oltre che con maggiore intensità e coinvolgimento interiore. E’ come se guardasse ben oltre il proprio naso e si proiettasse verso chi gli sta di fronte, molte volte anche andando in profondità. Questo gli permette di immedesimarsi nel prossimo e, spesso, di sviluppare fin da piccolo la capacità di comprendere chi ha accanto. Ciò lo porta, ovviamente, a dover anche elaborare a livello psichico e mentale stimoli in numero e intensità maggiori, un processo che gli richiede più impegno rispetto a quello necessario a un bambino meno sensibile», spiega l’autore, che sottolinea, pagina dopo pagina, come ipersensibilità non significhi debolezza, o introversione o sofferenza e come essa possa abbinarsi a qualsiasi grado di intelligenza, predisposizione o limite. Sull’argomento interviene Paola Mendogni, psicologa parmigiana esperta in psicologia infantile: «I bambini ipersensibili sono particolarmente reattivi agli stimoli esterni, a ciò che accade loro intorno. L’ipersensibilità non è una malattia, ma è una caratteristica del bambino che lo porta a reagire con maggiore intensità a determinati stimoli. Questa caratteristica fa in genere parte della loro costituzione di base ed è un tratto distintivo della loro personalità, sebbene crescendo imparino in genere a controllarla maggiormente e a mediare la loro risposta istintiva con la razionalità». La Mendogni spiega che anche esperienze traumatiche precoci o certi modelli educativi genitoriali possono generare o incrementare tale ipersensibilità. «L’ipersensibilità può essere sia uno svantaggio che un vantaggio. I piccoli che ne manifestano i ''sintomi'' presentano, infatti, una maggiore sensibilità e profondità nel leggere il mondo esterno, ma ne sono anche maggiormente condizionati; ciò può portare benefici se gli input sono buoni e positivi, ma può accadere anche il contrario. Vivendo tutto in modo emotivamente più intenso possono sia soffrire che gioire di più. Da un parte, infatti, reagiscono con maggiore impulsività agli stimoli esterni, hanno in genere una bassa tolleranza alle frustrazioni, si irritano facilmente, sono bambini meno pronti e protetti nei confronti delle avversità e degli eventi negativi. Dall’altra, però, sono bambini in grado di cogliere più facilmente e profondamente le sfumature e le caratteristiche delle cose e delle situazioni, sono anche più pronti a ricevere il sostegno ambientale in quanto maggiormente in grado di cogliere e reagire a stimoli positivi dati per esempio dai genitori, dai pari o in generale dal mondo esterno - continua l’esperta -. Sono bambini per lo più molto sensibili, che hanno reazioni forti, spesso eccessive rispetto alla media dei loro coetanei, sia in positivo che in negativo. L’ipersensibilità li rende più vulnerabili ma anche più attenti e capaci di cogliere le cose con maggiore profondità e ricchezza e di farne tesoro. Poiché questi sono bimbi emotivamente molto reattivi e sensibili agli stimoli, anche relazionali, provenienti dall’esterno, i genitori e gli educatori devono essere in grado di capire e cogliere tale aspetto, di non banalizzarlo o minimizzarlo, ma di relazionarsi con loro con attenzione e delicatezza, tenendo conto che un’esperienza nuova, ambienti e relazioni diverse, un successo o un insuccesso, possono produrre effetti e reazioni importanti nel bambino. L’adulto deve fungere da mediatore sia emotivo che cognitivo aiutando il piccolo a leggere e a decodificare gli stimoli e le sue reazioni con maggiore serenità, razionalità e controllo emotivo. Poiché gli stimoli esterni risuonano dentro di lui con un eco maggiore, vanno aiutati ad imparare a regolarne il volume su un tono che dia benessere». Nel volume di Sellin vengono trattati temi quali: riconoscere quando nostro figlio è ipersensibile; evitare gli errori tipici con i bimbi sensibili; definire limiti, regole e aspettative per trasformare la sensibilità in un vantaggio e scegliere la scuola più adatta per questi bambini con una marcia in più, ricchi di enormi potenzialità.

I bambini sensibili hanno una marcia in più

di Rolf Sellin

Feltrinelli, pag. 180, euro 16,00

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