Alpe di Succiso

Elia Monica ricorda Vincenzo Romano: "Anche un esperto non poteva prevedere la valanga"

Il noto istruttore di scialpinismo: "Restano il dolore e l'amarezza per la perdita di queste giovani vite"

Simone Maraffi e Vincenzo Romano

Simone Maraffi e Vincenzo Romano

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Signor direttore,

scrivo in merito alla valanga dell'Alpe di Succiso con la presunzione di avere una certa competenza per poter fare qualche considerazione in merito all'incidente in cui hanno perso la vita due giovani di Berceto. Conoscevo molto bene ed ero amico di Vincenzo Romano, che aveva preso parte a due corsi di scialpinismo il primo di base e il successivo di livello avanzato. Condividendo con me questa passione, mi seguiva spesso in escursioni sulla neve anche in alta montagna e, nel corso degli anni, aveva maturato una ottima esperienza unita a un elevato livello tecnico e a una grande prestazione fisica. Di natura prudente, fino ad essere un po' timoroso, portava un grande rispetto all'ambiente alpino e mi consultava sovente o consultava guide locali per raccogliere informazioni e consigli sugli itinerari,sulla loro praticabilità, sulle condizioni ambientali, ecc.
Sono certo che Vincenzo non avrebbe mai affrontato un certo rischio, a maggior ragione sapendo di essere seguito da una persona più giovane e meno esperta. Per capire la dinamica dell'incidente, mi sono recato sul posto, ho ascoltato i miei colleghi del Soccorso Alpino intervenuti tempestivamente, ho intervistato il testimone che ha assistito all'evento. La conclusione a cui sono giunto è che purtroppo, anche ad un occhio attento ed esperto, nulla lasciava presagire quanto poi si è verificato. L'ultima nevicata risaliva a nove giorni prima, successivamente era subentrata l'alta pressione con bel tempo e notevoli escursioni termiche, condizione che procura un rapido assestamento. Il week end precedente numerosi scialpinisti ed escursionisti hanno frequentato questi pendii e zone limitrofe. Al momento del distacco (ore 13 e 40) la neve era ancora dura e compatta, come conferma il testimone, che stava scendendo un pendio a lato. Ora la causa della valanga (col senno di poi, osservando il distacco è possibile stabilirla) è dovuta ad un accumulo di neve formato dal vento di Nord Est sotto la cresta, ed è un accumulo insolito perché, per cause difficili da individuare, si è generato sopravvento. Non mi dilungo in analisi tecniche incomprensibili ai più, ma voglio ricordare che l'attività alpinistica comporta una componente di rischio non eliminabile per quanto si rispettino tutte le regole e si adottino tutte le precauzioni. In parole povere, su questo pendio era presente un insidia latente, una parte del manto nevoso restava appesa in bilico ed è stato sufficiente toccare un punto critico per innescare il distacco.
Queste considerazioni possono spiegare l'accaduto, ma restano inalterati il dolore e l'amarezza per la perdita di queste giovani vite.
Elia Monica
I
struttore nazionale di sci alpinismo e membro del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino dal 1979

 

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