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MOTO

Vins Duecinquanta

Tra i giganteschi espositori di EICMA, uno stand italiano nasconde un piccolo gioiello. Si chiama Vins Duecinquanta ed è una moto da corsa due tempi (pesa meno di 85 kg) progettata e realizzata totalmente in Italia, nei capannoni dell’azienda.

Vins Duecinquanta
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ROMANTICISMI
In un mondo che oggi ha come uniche parole chiave budget, utile e fatturato, storie e realtà romantiche sembrano avere poche possibilità. Ma c’è qualcuno che vuole dimostrare l’esatto contrario. Per esempio i cinque ragazzi di Vins, piccola startup nata nel cuore della Motor Valley, che quest’anno a EICMA ha presentato la versione definitiva della Vins Duecinquanta. Una vera e propria moto da corsa 2 tempi, elitaria per le soluzioni ingegneristiche e per la qualità delle finiture e dei materiali. Due le versioni disponibili, una solo uso pista chiamata “Competizione”, l’altra stradale.

MOLLO TUTTO E VADO
Storia romantica, dicevamo. Cinque ingegneri assunti, tempo indeterminato, in una nota azienda con sede a Maranello (viene in mente qualche nome?) e che ogni sera si trovano come fanno gli amici. Hanno un sogno: costruire una moto veloce come il vento, leggera e incredibilmente efficace. Ma soprattutto, tutta fatta in casa. Studiano, disegnano, provano ma lavorarci la sera non basta. Serve un impegno extra, per il tempo richiesto ma anche per i soldi. È il momento delle decisioni: mollano il lavoro da dipendente per dedicarsi anima e corpo nel progetto. Un atto che rasenta la follia, che tuttavia riceve l’interesse di molti, qualcuno dei quali può permettersi di aiutarli: chi può finanziare l’iniziativa, chi può fornire gratuitamente strumenti molto utili, come il banco prova. Per il resto, le spese sono contenute: tutta la parte d’ingegneria non ha costo, perché loro cinque sono autosufficienti in qualunque ambito, avendo competenze altamente professionali maturate in anni di lavoro. Così è nata la Vins Duecinquanta.

MULTIWORKING
La moto si chiama Vins Duecinquanta e i cinque ingegneri del team l’hanno realizzata con l’approccio dell’aeronautica: massima leggerezza sfruttando la multifunzionalità delle componenti. Significa che ogni elemento meccanico svolge più funzioni contemporaneamente. Un esempio? Il nodo anteriore è una struttura che oltre a collegare telaio e sospensione, sostituisce la vaschetta di espansione dell’impianto di raffreddamento perché è cavo e contiene il liquido. Anche il radiatore è pensato in quest’ottica: è posizionato davanti al serbatoio, per riuscire a canalizzare grandi quantità d’aria fresca. Così è più piccolo e leggero dei classici radiatori, solitamente sfruttati circa per il 30% della loro superficie a causa dell’ingombro della ruota anteriore.

L’andamento dei flussi: la carica fresca entra nei condotti, passa nel radiatore e poi esce dalla carena. Il radiatore posizionato davanti al serbatoio consente di sfruttare tutta la sua superficie: quelli in posizione tradizionale sono ostruiti dalla ruota e dalla forcella.

CHE TELAIO!
La ciclistica della Vins Duecinquanta è esoterica. La struttura principale è un monoscocca autoportante in fibra di carbonio: un concetto che arriva dalla Formula 1. È una struttura perimetrale che include il serbatoio e il motore. Anche le sospensioni sono tutt’altro che banali: davanti c’è un sistema a doppi triangoli sovrapposti (sistema molto utilizzato nel campo auto ma poco nelle moto: l’ultimo esempio è la Britten, realizzata nei primi anni 90, e il Duolever BMW) con mono completamente regolabile.

SUPERLIGHT
In buona sostanza, l’anteriore della Vins Duecinquanta è un braccio rigido (in carbonio) che permette di regolare offset, avancorsa, incidenza e interasse senza dover smontare nulla perché si regola direttamente dai braccetti. Inoltre ha anche una funzione aerodinamica: il profilo della forcella è alare, per ottimizzare il flusso in entrata. Al posteriore c’è una soluzione del tipo push rod a doppia attuazione (senza leveraggi): significa che il mono (molla e idraulica) è in posizione orizzontale e lavora da entrambi i lati. Così, il forcellone si muove la metà di uno tradizionale (perché il mono si comprime/estende il doppio) e l’assetto rimane “piatto”, in ogni condizione di guida. La massa di tutto questo carbonio (materiale con cui sono realizzati i cerchi, il forcellone, la forcella, il telaio e tutta la carena) è ridotta all’osso: la versione stradale pesa meno di 95 kg (a seconda dell’allestimento), la Competizione arriva a meno di 85 kg. Da notare che tutto quanto appena descritto è progettato e realizzato nel loro stabilimento, a Maranello.

MOTORE OLD SCHOOL
In tutto questo ancora non abbiamo parlato del motore. Che è stato progettato con lo stesso criterio: leggerezza assoluta. E la vera leggerezza si ottiene solo con un due tempi. È un bicilindrico a V di 90° con doppio albero controrotante, cambio a 6 rapporti estraibili. Quello della stradale eroga circa 80 cv (la potenza non è ancora dichiarata ufficialmente) e ha una cilindrata di 249 cc, mentre nella versione da corsa la cilindrata sale a 288 cc (aumenta l’alesaggio) e la potenza a circa 90 cv. Lo scarico è realizzato su misura da Jolly Moto. Particolare il sistema d’iniezione (elettronica): attualmente è indiretta, ma i ragazzi di Vins stanno lavorando sodo per iniettare direttamente in camera di combustione, una tecnologia che permetterebbe di ottenere senza grosse difficoltà l’omologazione Euro4 che (da quanto dichiarano i ragazzi di Vins) sarebbe già in dirittura d’arrivo.

QUANTO MI COSTI
Come tutti i bei sogni, però, a un certo punto arriva anche la pratica. La Vins Duecinquanta arriverà nella versione omologata a metà marzo circa. Il prezzo è importante, come si conviene a un mezzo tanto speciale ed esclusivo. Ci vogliono 40.000 euro per la stradale, 50.000 per la versione da pista. Sono esclusi gli optional, tutti a tema sportivo e che permettono di scendere ancora con il peso… A chi pensa che il due tempi sia morto e defunto, Vins risponde così.

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