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Solo gli incentivi hanno evitato il crollo dell'auto

Solo gli incentivi hanno evitato il crollo dell'auto
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di Aldo Tagliaferro

Letti a bruciapelo (2.158.010 auto vendute, -0,17% rispetto al 2008) i dati del mercato italiano sembrano indicare un paziente in buona salute. Ma quello che luccica non è oro: senza una medicina chiamata incentivi il paziente sarebbe vicino all'arresto cardiaco, più o meno a 1,8 milioni di veicoli secondo i calcoli dell'Unrae, l'associazione delle case estere.
Ma quel che è peggio è che alle vendite non corrispondono margini adeguati: per i concessionari è stato un anno di «sangue, sudore e lacrime» tanto che due autosaloni su tre hanno chiuso il 2009 in perdita. Un po' perché agli incentivi statali è stato quasi sempre aggiunto uno sconto dalle Case, un po' perché la politica di incentivazione ha favorito soprattutto il gruppo Fiat, che infatti ha guadagnato un'ulteriore fetta di mercato e ha oltre il 90% della «fetta» riservata al metano. Questo non significa che il Lingotto non abbia le sue gatte da pelare, basta guardare lo stabilimento di Termini Imerese, destinato a chiudere.
Ma a soffrire non sono solo le maestranze di mamma Fiat: nell'ultimo anno e mezzo sono stati persi circa 10mila posti di lavoro (indotto compreso) nel settore delle auto estere.
La crisi, del resto, c'è e non si può ignorare. Quello che rende però molto incerta la prognosi è una serie di sintomi tipicamente nostrani e per nulla rassicuranti. Il primo: a fronte dei circa 38 miliardi di euro spesi nel 2009 in auto nuove, gli italiani hanno prodotto un gettito fiscale dalle quattro ruote di 65 miliardi sommando le varie imposizioni. E ancora: l'utilizzo di un'auto comporta 30 documenti, 18 imposte e più di 12 soggetti coinvolti, un autentico capolavoro di burocrazia bizantina.
Aggiungiamo - e qui l'Unrae calca giustamente la mano - che per le auto aziendali esistono facilitazioni risibili, eppure in altri Paesi le flotte rappresentano il perno del mercato. L'Unrae sta lavorando proprio all’elaborazione di un disegno di legge sulle vetture aziendali che preveda l’inserimento delle auto aziendali nella Tremonti ter (includendo anche i veicoli commerciali). 
Altra proposta che il presidente dell'Unrae Loris Casadei indica come via d’uscita dalla eccessiva burocratizzazione italiana è la «pay per use», ovvero «il ritorno alla tassa di circolazione in funzione dell’uso». Le assicurazioni, più attente alle logiche di mercato, si sono già mosse in questo senso.
Va da sé che la richiesta principale riguarda però la conferma degli incentivi, senza i quali il mercato è destinato a scendere come minimo a quota 1,8 milioni di auto. Un livello - aggiungiamo noi - forse più consono alle esigenze del Paese rispetto all'ipertrofia degli ultimi anni, ma se ridimensionamento ci deve essere è bene che sia graduale.
Le note positive? La ripresa del mercato al Sud (+7,67%) e il boom di veicoli a gas, sia Gpl che metano, anche se alla crescita pirotecnica delle vendite non sembra corrispondere un identico aumento dei consumi di gas, segno che molti comprano l'auto a Gpl scontatissima e poi vanno a benzina...
Comunque i motori alimentati a gas metano sono oggi il 5,87% del totale (+60%) e quelli a  Gpl addirittura il 15,02% (+350%). Emilia Romagna e Marche sono le regioni che hanno più utilizzato gli incentivi per gli eco-carburanti: la nostra regione detiene il primato per le vetture a Gpl (il 21% degli acquisti globali) mentre i marchigiani quello delle vetture a metano con un quinto (20,23%) delle nuove immatricolazioni.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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