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Yeti, il Suv secondo Skoda

Yeti, il Suv secondo Skoda
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di Aldo Tagliaferro

Quel nome, Yeti,  evoca scenari selvaggi. Eppure il primo Suv della Skoda ha i tratti gentili: pur partendo dalla stessa base del Tiguan,  ha preferito la leggerezza ai muscoli. Aiutata da ampie vetrate ben armonizzate negli agili montanti e senza sfoggiare nervature e bicipiti eccessivi come va tanto di moda, la Yeti segna un'evoluzione importante nella storia di Skoda, che ha smesso da tempo i panni del cugino povero di Volkswagen.
Più che l'etichetta di Suv evoca quella del crossover, perché riesce a coordinare la vocazione stradale e quella dell'off-road senza dimenticare la generosità degli spazi e la funzionalità, tipiche del multispace.
Insomma, Skoda sembra aver trovato l'arma giusta per risalire la china del mercato: il 2009, dominato dalla precipitosa corsa al Gpl, ha penalizzato il marchio che aveva scelto da tempo strade diverse dal gas. Ma il discorso vale solo per l'Italia (quota scesa allo 0,7% con poco meno di 15mila auto), perché nel mondo la performance di Skoda è stata molto positiva.
Proviamo a dare una carta d'identità a questo simpatico Yeti: lunga 4,22 metri e alta 1,69,  la neonata Skoda ha un frontale reso originale dallo sdoppiamento dei fari, un profilo sobrio e il posteriore verticale; balza subito all'occhio la lunga linea vetrata che alleggerisce la vettura e al tempo stesso consente un'ottima visibilità a tutti i passeggeri. L'interno è curato, razionale nella sua semplicità, con una plancia pulita e i comandi ben visibili. La seduta è leggermente rigida, così come lo sterzo è un po' troppo duro (almeno nella versione 4x4) e la posizione del volante potrebbe essere più verticale. Ma trovare la giusta posizione non è un problema nemmeno se si è molto alti mentre i sedili posteriori offrono un ottimo comfort.
Uno dei punti di forza della Yeti è la modularità dello spazio: con i sedili si fa quello che si vuole, si spostano avanti e indietro quelli posteriori, se ne utilizzano indifferentemente da due a cinque visto che ogni unità fa storia a sé e di conseguenza il bagagliaio ha numeri importanti, da 416 a 1760 litri.
Tre versioni, cinque motori e una dotazione che fin dal livello d'ingresso è molto generosa sono le coordinate all'interno delle quali scegliere la Yeti: piacciono in particolare le tre declinazioni del 2.0 litri diesel (da 110 a 170 Cv) ma  soprattutto è intrigante la versione a quattro ruote motrici. Certo, la Yeti a sola trazione anteriore dovrebbe avere un po' più di metà dei consensi in un paese come il nostro dove il Suv è più da sfoggiare che da frustare, ma la trazione integrale che utilizza la frizione Haldex di quarta generazione è un sistema intelligente che fa rendere al massimo la vettura adeguandosi alle condizioni del terreno. Non solo: il tasto off-road (nelle versioni 4x4 ovviamente) comprende una serie di interventi  che vanno dal controllo automatico della discesa alla diversa taratura di Abs, acceleratore e trazione.
Ma proprio la dimensione “umana” di questo piccolo Suv lo rende adatto anche alle vie cittadine, dove si apprezzano visibilità e  insonorizzazione e - per chi sceglierà la 1.2 DSG - il cambio a doppia frizione.
Quanto alla sicurezza, mamma Volkswagen sorveglia premurosa e la Yeti ha fatto il pieno di stelle EuroNcap oltre ad essere imbottita di airbag (dalla versione Adventure c'è anche quello per le ginocchia del conducente).
I prezzi partono da 18.830 euro, ma come al solito lo spettro è gigantesco: la pubblicità strombazza già un 16.690 grazie al contributo dei consessionari fino al 31 marzo, mentre la Experience da 170 Cv 4x4 supera i 30mila euro.

  

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • paolo

    14 Febbraio @ 21.22

    e' un bellessimo compromesso

    Rispondi

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