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Dr. Rock - I Corvi: i ragazzi terribili del beat italiano

Schede di archeologia pop, di Riccardo Venturella

Dr. Rock - I Corvi: i ragazzi terribili del beat italiano
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Riccardo Venturella è un filologo musicale parmigiano, che al suo lavoro a Radio-Tv parma ha via via aggiunto nel tempo una serie di apprezzatissime iniziative anche pubbliche (come Controtempi) con un unico filo comune: lo studio e la passione per la musica, rock-beat-pop...... Ora ha accettato di aricchire il nostro sito con alcune "schede di archeologia musicale pop", per la rubrica "Dr. Rock".   Il primo intervento è dedicato ai Corvi. il gruppo parmigiano che Venturella definisce "i ragazzi terribili del beat italiano". Ecco  quindi la prima scheda di Dr. Rock:

 

I Corvi
I ragazzi terribili del beat italiano

Quando Angelo Ravasini, Fabrizio Levati, Italo Jimmy Ferrari e Claudio Benassi in quel lontano ma prodigioso 1965 decidono di unire le forze per tentare la sorte nella nascente scena rock italiana (allora si chiamava beat) il clima era abbastanza desolante visto che il massimo del trasgressivo erano i Rokes con la loro “strana espressione negli occhi” e l'equipe di Vandelli non ancora infatuati di Mogol Battisti, ma già molto verso i Beatles. Ecco di quest'ultimi è bene ricordare che a metà dei mitici sessanta in Italia non furono in molti ad accorgersene, e se vi sembra un'eresia andate a vedere le classifiche dei 45 giri e le foto del tour dei beatles del 65: in nessun altro posto al mondo ci furono così tanti posti vuoti,checchè oggi tutti dicano il contrario. I veri sold out li facevano Morandi, la Pavone e Celentano, allora indiscussi idoli giovanili, mentre il gusto musicale era dettato dalle varie manifestazioni canore come Canzonissima , San Remo, piuttosto reazionarie e il più avanguardistico Cantagiro (che per primo cominciò a guardare alla nascente scena beat). 

In questo panorama sconsolante esisteva però una manifestazione musicale chiamata Rapallo Davoli (la nota ditta di Parma ne era sponsor e forniva l'amplificazione) dove veniva data una chance ai gruppi emergenti, ed è proprio qui che i nostri nel 1966 sfiorano la vittoria (arrivano di fatto secondi) con la cover di un oscuro gruppo garage americano i Brogues.Il brano “Ain't A Miracle Worker” è quanto di più lontano si possa immaginare dai nostri lidi musicali, ma Ravasini e soci ne danno una lettura personalissima che alla grinta dell'originale unisce un piglio dark che rafforza il testo al quanto brutale per l'epoca (essere un ragazzo di strada, come ha ribadito Jimmy in una intervista del 1988 equivaleva all'odierno tossico, se non un delinquente) e tutto questo ai ragazzi dell'epoca piace parecchio visto che il singolo (condito da uno splendido retro “Datemi una lacrima per piangere” con tanto di chitarre fuzz distorte) sale in testa alle hit e vende milioni di copie. Come se non bastasse, oltre al sound decisamente alieno per i tempi i quattro si presentavano in scena con pizzi, merletti e mantelli neri (in buon anticipo sui New Romantics) con tanto di corvo vero appollaiato sul basso di jmmy! (video). 

Da li in avanti i nostri uccellacci sfornano un serie di singoli memorabili a cominciare da Bang Bang, cover della celeberrima hit di Cher, ma a dispetto della più nota versione dell'Equipe 84,  ha dalla sua uno stupendo arrangiamento Morriconiano con tanto di voce recitata. A seguire altre meraviglie, “Sospesa a un filo” del 1967 è presa dagli Electric Prunes e con sonorità acide e ritmo pulsante, catapulta l'Italia musicale nella California psichedelica (sul retro la superba “Luce” tenta una via personale al lirismo ballad degli Stones ) Sempre nel 67 un'altro bel singolo “Quando quell'uomo ritornerà/Si prega sempre quando è tardi”, intinto di celestiale misticismo sia lirico che musicale, è li a mostrare con parecchio anticipo su Bono e Dylan, che è possibile una via cristiana nel Rock, nonostante le provocazioni di Lennon.(video)

A questo punto esce finalmente anche il loro primo e unico Lp “I Corvi” , che oltre a contenere i singoli già menzionati, propone altre perle, come la Colours di Donovan,“Che Strano Effetto” pubblicato di li a poco come singolo, cover di “That strange effect”, che suonava già molto alternative(e infatti gli Hooverphonics...) “Resterai” (“I Don't Mind” di James Brown ), “Voglio Finirla” dal sapore molto western e “C'è un uomo che piange” di un'ancora sconosciuto Franco Califano , insomma un gioiello oltre che uno dei primi dischi italici che possano veramente definirsi rock, quasi trent'anni prima dei vari Ligabue e Vasco Rossi (che di fatto li celebrerà giustamente con la cover di Un ragazzo di strada).

A questo punta la storia si arresta, complici dissapori con la casa discografica (qualcuno dice che è finita a botte, più stradaioli di così) i Corvi entrano in crisi e purtroppo a nulla servono altri due bei singoli usciti per la Blue Bell , “Bambolina”(l'Any day now di Burt Bucharah) e sopratutto “Datemi un biglietto d'aereo”(“The Letter” che è bene ricordarlo è di quell'Alex Chilton oggi celebrata icona dell'indie rock con suoi Big Star) e dopo un cambio di formazione all'alba dei 70 si sciolgono. Si riproporranno in varie reincarnazioni con Ravasini al timone e nel 1989 incideranno un'interessante Lp “Hanno preso la Bastiglia” con 4 tracce nuove. Per chi volesse approfondire esiste un bel cd pubblicato dalla On Sale Music con l'album d'esordio e i singoli successivi, consigliatissimo perchè I Corvi , troppo spesso dimenticati, sono un tassello importantissimo nella nostra storia musicale .Concludendo “Il Rock è morto, lunga vita al Rock” cantavano Who, Lunga Vita ai Corvi, aggiungo io!

Riccardo Venturella

 

 

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