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Storia

Partigiano di Noceto ucciso a Cuneo: quasi 70 anni dopo la verità arriva grazie a un libro

La storia di Carlo Landini, soldato passato ai "ribelli", in "1945. Partigiano per un giorno, partigiano per la vita"

Partigiano di Noceto ucciso a Cuneo: quasi 70 anni dopo la verità arriva grazie a un libro

Carlo Landini in una foto pubblicata dalla Gazzetta di Parma il 30 giugno 1945

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E' il 1945, giorno della Liberazione. Due ragazze di Noceto vanno al ponte sul Taro per vedere l'arrivo dei partigiani: sperano di vedere fra loro il fratello Carlo, che da mesi non dà sue notizie. Finisce la sfilata ma lui non c'è. Le ragazze raggiungono Parma: scrutano la piazza ma il fratello non si vede. L'atmosfera è di gioia, si canta a squarciagola. Ma non tutti sono felici... Carlo Landini era già morto, a vent'anni, sulle montagne di Cuneo: era passato dall'esercito alle brigate partigiane. I parenti conoscevano pochi particolari sulla sua fine. Ci sono voluti quasi settant'anni per capire come andò davvero. Grazie all'autore piemontese Paolo Canavese, autore di «1945. Partigiano per un giorno, partigiano per la vita». 

Canavese riproduce diversi documenti degli anni '40, dalla tessera annonaria alle foto dei paesini delle montagne del Cuneese. Si sofferma sui dettagli della vita quotidiana della gente durante la Seconda guerra mondiale. E racconta le vicende dei due giovani partigiani con uno stile coinvolgente e tanti dettagli. 
Tramite interviste e documenti, Canavese ha incluso la storia di Landini in un libro sulla Resistenza in Piemonte. Ha parlato con chi conobbe il giovane nocetano, che come altri del Parmense combattè nel Cuneese con i partigiani. E alla fine ha permesso ai famigliari di conoscere particolari mai emersi finora. Lo ammette Daniele Landini, discendente del soldato Carlo: «La famiglia ha immaginato che da soldato fosse stato vittima di una rappresaglia, ma era improbabile».
Il volume è pubblicato da Pama Editore di Cuneo. Dopo una prima presentazione in Piemonte, fra maggio e giugno Paolo Canavese farà conoscere il suo nuovo libro anche al pubblico di Parma. «Partigiano per un giorno, partigiano per la vita» narra la storia di due giovani: Baldassarre Vassallo di Cuneo e Carlo Landini di Noceto. Vite distanti ma nel contempo «parallele»: entrambi si uniscono molto giovani tra i partigiani ed entrambi, nel 1945, sono gli unici del loro gruppo a perdere la vita durante un attacco dei nazifascisti. Vassallo, 17enne, fa da vedetta in un punto considerato poco a rischio: quando il nemico attacca, un colpo non gli lascia scampo. Landini muore in circostanze simili. 

CARLO LANDINI, DA SOLDATO A PARTIGIANO. CON LA "SUA" CAMPAGNA SEMPRE NEL CUORE. Se la casa editrice è al debutto, lo stesso non si può dire di Canavese. Ha pubblicato tre romanzi («Il lago delle candele», «Sulla montagna della paura» e «Il mattino dopo») e un libro storico, «Una guerra dimenticata», su vicende della Seconda guerra mondiale nella zona di Cuneo. Daniele Landini, impiegato, residente a Sorbolo, ha contattato Canavese per parlargli di Carlo, fratellastro di suo padre Emilio. Da qui l'idea del nuovo volume, con interviste e documenti dell'epoca. 

Tutto è nato per caso: «Cercavo qualcosa su internet e ho trovato su un portale di Savona riferimenti al mio parente - spiega Daniele Landini -. Un articolo di un giornale di Cuneo parlava di un libro di Canavese e mi è venuto spontaneo cercare l'autore». L'ha trovato tramite il Comune di Castelnuovo di Ceva, vicino a Mondovì. «E' un caso incredibile, mi ha molto colpito - ammette Daniele Landini -. Abbiamo fissato un incontro con le mie zie (Sergia ed Emma, sorelle di Carlo da parte di padre, ndr) con Canavese e alcuni partigiani. Un incontro toccante, grazie al quale la famiglia ha conosciuto una verità che non sapeva». Per tanto tempo c'è chi ha pensato a un'azione in qualche modo mirata, magari a una vendetta. ma dalle testimonianze emerge un'altra verità. Ci fu un attacco dei fascisti, i partigiani dovettero ripiegare. Carlo era andato a fare il pane in uno dei forni del paese, quello della famiglia Torello. Sulla via del ritorno fra i boschi fu sorpreso da un poderoso attacco dei repubblichini ma riuscì a raggiungere i compagni. «Quando abbiamo visto arrivare Carlo siamo rimasti sorpresi e ci siamo subito portati fuori del cascinale - si legge nel volume -. La situazione è tragica, colpi di mortaio ovunque. Aveva la sua cesta di pane ancora sulle possenti spalle quando lo vediamo all’improvviso lasciarsi cadere sulle ginocchia. La cesta e il pane volano sul terreno. Gli andiamo incontro. Una granata sparata da un tromboncino gli aveva trapassato lo stomaco». Insomma, scrive Canavese, «la precisione del colpo fu millimetrica e Carlo si trovò proprio nel posto sbagliato, al momento sbagliato». Spiega uno dei partigiani intervistati dall'autore: «Il tromboncino era un’arma micidiale, veniva applicato su di un moschetto di fabbricazione italiana. Consentiva di sparare una granata con una certa precisione da una lunga distanza».
I compagni volevano bene a Carlo, tanto che alcuni partigiani diedero gli intitolarono il loro gruppo. 

Carlo è un giovane classe 1924 costretto ad arruolarsi due volte: nel '43 è nel Reggimento Autieri a Cantù; dopo l'8 settembre torna a casa. Ma qualcuno fa la spia e i fascisti vanno a prenderlo nella soffitta della cascina per farlo arruolare nell'esercito della Repubblica Sociale. Prima l'addestramento in Germania, poi la guerra ai «ribelli» in Piemonte con il Battaglione San Marco. Finché con i suoi commilitoni si unisce ai partigiani.
Il libro riproduce numerose lettere che Landini invia ai famigliari dall'esercito regolare. Emerge il ritratto di un ragazzo semplice. La prospettiva di imparare a guidare, di avere un volante in mano, sembra appassionarlo. Ma per il resto, ama la campagna più delle armi. La sua famiglia è di San Pancrazio ma si è trasferita in un podere vicino alla Polveriera di Noceto. E il giovane Carlo cerca sempre di tranquillizzare il padre Ezio e i suoi cari.
«Carissimi, la vita del soldato non è una vita brutta come la fanno, ma neanche troppo bella - scrive ad esempio Landini nel giugno '43 -. Qui ci sono tanti parmigiani e proprio conoscenti di quando ero a csa; ci facciamo coraggio a vicenda».
«Se non ci danno il giorno vengo domenica a casa e saluterò dal treno lì al ponte Taro», scrive nel luglio '43. Il giovane nocetano sperava spesso in una licenza che però arrivava sempre più di rado, a quanto emerge dalle lettere, specie con la Rsi. Marzo '44, da Vercelli: «La nostra vita è come quella di uno sperso, si dorme nella paglia senza niente da coprire, e si mangia una volta al giorno se va bene».
Anche il soldato Carlo riceveva pacchi o doni dai famigliari, che però rischiavano di “alleggerirsi”: qualcuno si è preso il salame e le sigarette più di una volta.

"LA MEMORIA DELLA RESISTENZA E' QUELLA DELLE PERSONE CHE L'HANNO FATTA". Dopo il passaggio fra i partigiani ovviamente le comunicazioni con la famiglia si interrompono. Il libro raccoglie la testimonianza di Emma e Sergia, sorelle di Carlo, che nel giorno della Liberazione guardano tutto il corteo dei partigiani nella speranza di vederlo. Ma lui non c'è. Sapranno più tardi che è morto all'inizio del '45. E molto più tardi i particolari sui suoi ultimi mesi.
«Siamo soddisfatti della ricerca fatta da Paolo Canavese, anche se la casualità è stata mia - spiega Daniele Landini a Gazzettadiparma.it -. I riscontri e le testimonianze sono quelle che fanno la differenza. Non era un'imboscata, non è vero che lui non era convinto di quello che stava facendo e non era vero che qualche partigiano rosso l'avesse fatto fuori. E' uno che faceva il pane per la sua brigata!».
La famiglia Landini è stata segnata dagli eventi tragici della guerra, spiega Daniele. Tra l'altro all'epoca Renzo, zio di Carlo, era schierato con i fascisti e - si legge nel libro - «fece la spia ai capi dei fascisti parmensi» per far arruolare il nipote. Dissapori famigliari e ricordi che hanno avuto strascichi anche in seguito. La prima moglie di Ezio Landini morì quando Carlo aveva 6 anni. Ezio si risposò ed ebbe altri figli. Ma con Carlo morì del tutto la sua prima famiglia: «Il dolore è stato immenso, spiega Daniele, che ricorda come suo nonno Ezio sia morto a 103 anni senza conoscere del tutto la verità. Una ricerca della verità che poteva passare dalle testimonianze dei partigiani piemontesi - e così è stato, decenni dopo, grazie a un docente-scrittore. «Per me la memoria della Resistenza dev'essere questa - conclude Daniele Landini -. La memoria delle persone che l'hanno fatta».

 

 

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