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Fouquè, il campione che ha messo in sella mezza Parma

Maresciallo di cavalleria e istruttore, ha fondato la scuola del Castellazzo

Fouquè, il campione che ha messo in sella mezza Parma
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Ha sguainato la sciabola e ha lanciato l'ultimo assalto, l'ultima carica: anche se sapeva che questa battaglia non l'avrebbe mai potuta vincere. Lui che le ha viste tutte - ma tutte davvero -, lui che ha attraversato un secolo a cavallo: la ritirata di Russia, la prigionia, le 128 vittorie in altrettante gare internazionali. E quella volta, il 30 agosto del '50, che in sella a Wally VI saltò otto metri in lungo, record mondiale di salto in estensione. La morte per sorprenderlo ha dovuto attendere quasi un secolo, oltre 94 primavere: d'altra parte, non era facile disarcionare l'uomo che tutti chiamavano Maestro. Uno che davanti agli ostacoli, durante la sua vita, non ha mai fatto marcia indietro: ma li ha saltati tutti, uno dopo l'altro. E' inevitabile che accada, non può che essere altrimenti: quando si parla del maresciallo del reggimento Piemonte cavalleria Nicola Fouquè la storia si mischia alla leggenda e viceversa. Se avete mai avuto a che fare con i cavalli, se conoscete la differenza tra un baio e un morello, il nome di quest'uomo lo avete dovuto sentire riecheggiare per forza, magari accompagnato da racconti di imprese epiche, di gesta antiche, di episodi di coraggio e valore. Un mito intramontabile il Maestro Fouquè, l'uomo che ha messo in sella mezza Parma. Nato a Genova nel '20, passa l'infanzia ad Alessandra d'Egitto, primo di sette fratelli: l'origine del cognome è francese, come il bisnonno, che faceva parte della cavalleria dell'armata di Napoleone. Padre direttore di banca, tanti cantanti lirici e melomani in famiglia, Fouquè incontra il suo primo cavallo a Cremona, il giorno di Santa Lucia: è di panno e riposa su una bancarella, ma è già amore a prima vista. Monta i cavalli altrui perché non può permettersene uno suo, ma la passione si trasforma in vocazione solo a Pinerolo, la capitale dei cavalli e dei cavalieri (dove un picchetto d'onore, tra qualche giorno, renderà omaggio alle sue ceneri): Fouquè va laggiù per il servizio militare, sale su un cavallo e non scende più. Con lui ci sono anche i fratelli D'Inzeo, poi per tutta la vita suoi grandi amici e - leali - avversari. Scoppia la guerra e non c'è più da scherzare: l'allora sottufficiale Fouquè quell'inferno lo affronta a cavallo. Con due commilitoni, prima di partire, un po' per gioco e un po' sul serio, va a Torino da una maga: lei gli dice che ne passerà di tutti i colori, ma farà ritorno a casa, gli altri due invece...C'è la Russia, la ritirata: freddo assurdo e poco o niente da mangiare. Presi a granate, Fouquè e i due amici scavano una buca per ripararsi. Quando il fuoco nemico cessa, Nicola si alza miracolosamente incolume e fa segno di seguirlo agli altri: che non possono però più sentirlo. La previsione della chiromante si è avverata. A lui ne capitano altre mille, in una guerra maledetta dove c'è poco spazio per la cavalleria. Finisce che lo fanno prigioniero gli americani: «Mi hanno trattato bene: soprattutto perché sapevo andare bene a cavallo, anche meglio di loro», raccontava. Tanto che gli propongono di prendere un aereo e venire oltre oceano a gareggiare e a insegnare a farlo, laggiù, negli States: il contratto resta nel cassetto, insieme a qualche rimpianto. Ma ci perde di più l'America: perché Fouquè diventa leggenda anche in Italia. Nel '50 fissa il nuovo record mondiale di salto in estensione, vince gare favolose (come quelle sotto la pioggia dove lui attacca mentre tutti tirano il freno), monta un'infinità di cavalli: persino all'arena di Verona in occasione di una storica «Aida». E diventa una vera istituzione come istruttore (era, fino a ieri, il più longevo ancora in attività): grazie alla sua disciplina e alla sua determinazione, al grido di «sangue agli occhi!», plasma campioni come, tra i tanti, Franco Masseroni, Licinio Grossi, Gianluca Bormioli e il più volte numero uno italiano Giorgio Nuti. Graziano Mancinelli, un fenomenale cavaliere venuto dal niente, lo vuole con lui al suo centro di Castellazzo di Bollate, vicino a Milano. Diventa il suo braccio destro e porta il centro a vincere 4 volte i campionati italiani. Insieme vanno a comprare Ambassador, un cavallo da leggenda: in sella a quello, Mancinelli trionferà a Monaco, regalando all'Italia l'oro olimpico. Tutti vogliono Fouquè: arriva a Parma, dove si fermerà a lungo. Fonda la scuola parmense di equitazione del circolo Castellazzo: nella sua scuderia passano principesse, capitani d'industria, campioni veri. Lui tratta allo stesso modo e con la stessa filosofia chiunque: Alberto Cocconi, Rocco Bormioli, Gian Paolo Rolli, Paolo Caccioli, Lucia e Olivia Simonazzi. Quest'ultima l'ha chiamato nemmeno una settimana fa: litigava con un cavallo, non sapeva come prenderlo. «Maestro, mi aiuta lei?». Un cavallo che in mano a tutti pareva il più imbizzarrito dei destrieri, di fronte a lui diventava docile e calmo come un bronzo equestre. Ultimamente si recava spesso a Compiano, dove era istruttore a «Le Carovane».
Aveva talento, Fouquè: e pazienza. Un cavallo stava male? Ci dormiva insieme nella stalla, per vegliarlo. Lo chiamano in Toscana, che diventa la sua seconda casa: Cecina, i tempi magici della California, poi Venturina, dove oggi, alle 14.40, si celebreranno i funerali. Qui, in un lembo di terra sereno tra le spiagge di San Vincenzo e le acciaierie di Piombino, passa il testimone al giovane Cristiano Bucciantini che lo ripaga laureandosi campione italiano istruttori. Ma la gioia più grande - dopo avere messo su un cavallo la figlia Alessandra - è rivedere montare in sella sua figlia minore Nicole (collaboratrice della Gazzetta di Parma) che dopo tanti anni torna a gareggiare: vince tre medaglie in tre anni e il giorno dell'argento, che arriva a sorpresa e in rimonta, papà Nicola si commuove. Decine di premi (anche il Sant'Ilario dello Sport), motti e modi dire (un esempio? «Mai dietro a un cavallo, mai davanti a un cannone e preferibilmente lontano dai superiori...»), disciplina e rigore: oltre 70 anni in sella, insegnando a tutti a superare gli ostacoli del campo gara e quelli della vita.

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