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La strage di Parigi (Vista dai giovani)

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La strage di Parigi (vista dai ragazzi del Liceo Romagnosi)

Ecco quattro temi (Altri tre sono pubblicati sulla Gazzetta di Parma in edicola) scritti dai ragazzi del Liceo Romagnosi e dedicati alla strage di Parigi. Un evento tragico visto e interpretato dai giovani d'oggi.

 

 

‘’Occhio per occhio e il mondo diventa cieco’’
di Anna Ravasini IIB Liceo Classico Romagnosi
Sembra di essere in un film poliziesco ma non è così. Bastano cinque minuti per uccidere dodici persone, basta una frase del Corano male interpretata per sentirsi autorizzati a compiere una strage.
La sera del 7 gennaio al telegiornale si parla solo del Charlie Hebdo.
Parigi è sotto choc.
È circa mezzogiorno quando i due fratelli Saïd e Chérif Kouachi irrompono al numero 10 di rue Nicolas Appert e la strage ha inizio.
Nella sede del giornale ci sono 31 bossoli per terra e 11 morti, in strada la dodicesima vittima vanta 25 colpi.
Sono morti per aver esercitato la libertà.
I terroristi entrano al Charlie Hebdo con una lista di nomi, sanno il chi e il dove. Trovano tutti alla riunione di redazione settimanale mentre stanno lavorando. È per il loro lavoro, per delle vignette satiriche, che sono stati uccisi il direttore del giornale, il suo agente di scorta, 6 giornalisti, il correttore, un ospite e l’inserviente.
Saïd e Chérif mentre scappano si imbattono in un poliziotto, lo uccidono, non era stato messo in conto.
Li chiamano “musulmani sbagliati”, non si fermano di fronte a nulla, la loro fine può essere solo la morte. Durante gli assalti gridano il nome di Allah, si credono eroi; potrebbero essere uomini come noi, apparentemente nulla è diverso. È così che deve essere, non devono dare nell’occhio. Forse è anche per questo che un agente di polizia può diventare un facile bersaglio.
L’8 gennaio Amedy Coulibaly è in macchina e fa un tamponamento. Clarissa Jean-Philippe non sa che nell’auto c’è un uomo armato pronto ad ucciderla. La donna cade a terra e muore lì, ha 25 anni ed è morta senza un motivo apparente. Il suo omicida non si fermerà a lei. Il giorno seguente Amedy Coulibaly attacca un supermercato ebraico, davanti agli ostaggi tiene un discorso mirato a giustificare il terrorismo come vendetta sui cittadini per gli orrori di guerra che si consumano in Siria. ‘’Ai trasgressori spetterà una pena uguale alla propria colpa.’’ Con questa frase il giovane estremista sembra voler persuadere i prigionieri della sua innocenza, non è a causa sua se quattro dei suoi ostaggi sono morti per dei colpi da lui sparati, è successo tutto perché negli estremisti è scattato un desiderio di vendetta. È così che i topi in trappola diventano gatti e i gatti topi, è così che per Coulibaly diventa giusto rendere un bambino partecipe della morte di quattro uomini.
Saïd, Cherif e Amedy sono stati terroristi, hanno avuto il coraggio di uccidere ma non di vivere. Una volta circondati dalle forze speciali francesi sono tutti e tre usciti armati dall’edificio in cui erano e hanno sparato contro le teste di cuoio.
È la prassi: uccidi e muori da martire.
Progettano e eseguono le carneficine nascondendosi dietro un’infondata Legge del taglione e con la convinzione di essere nel giusto anche quando ammazzano giovani, padri e madri, innocenti.
Vogliono avere il potere sulla paura del mondo e quindi attaccano un giornale, sanno che avranno vinto nel preciso istante in cui si smetterà di esercitare appieno la propria libertà di parola. Ebbene, il giorno dopo l’assalto a Charlie Hebdo tutto il mondo aveva visto le vignette satiriche che Saïd e Cherif credevano di aver cancellato col sangue. In ogni stato europeo i cittadini di ogni età, etnia e religione scendono in piazza.
Alla loro vendetta è conseguita la nostra unione, la loro sconfitta.

Nous sommes Charlie
di Laura Gamberini IIIB Liceo classico Romagnosi
7 gennaio 2015: una data che nei prossimi anni verrà ricordata e studiata dagli studenti delle nuove generazioni. Il terrorismo, che spesso può apparire lontano, ha lasciato un segno indelebile nel cuore dell'Occidente, a Parigi. Tutto è iniziato tra le 11 e le 11.30 di quella mattina, quando i due fratelli Kouachi sono entrati nella sede parigina del settimanale satirico Charlie Hebdo. Lì, dove era in corso una riunione di redazione, hanno ucciso senza pudore 12 persone fra cui i giornalisti più importanti del giornale, probabilmente presi di mira, poiché erano state pubblicate vignette considerate irrispettose nei confronti del profeta. Nel pomeriggio è stata uccisa anche una giovane agente della polizia parigina che aveva notato movimenti sospetti nelle vicinanze di un asilo ebraico, probabilmente obiettivo designato del terrorista Coulibaly,complice dei due fratelli. Tutti e tre sono stati poi eliminati dalle forze armate il 9 gennaio: i primi, come per un gioco del destino, in una piccola tipografia in cui si erano rifugiati, il terzo in un negozio di prodotti kosher insieme a quattro persone tenutevi da lui in ostaggio. Forse la sua fidanzata, di cui non è certa la presenza in quel posto, è riuscita a scappare armata insieme agli ostaggi e la sua posizione è tuttora ignota.
Dopo l'assalto alla rivista satirica, su tutti i social network ha iniziato a diffondersi l'ashtag #JesuisCharlie e varie foto ritraenti questa frase per ricordare le vittime della strage e per sostenere il settimanale. Quella che si vuole rivendicare è la libertà di stampa, un diritto che va oltre tutti i tentativi di ammutinamento e che non si può arrestare di fronte ad essi: a una settimana dall'attacco terroristico infatti Charlie Hebdo manderà in stampa un milione di copie, come se fosse una delle solite uscite e la sua libertà fosse ancora integra, anche se macchiata dal sangue di dodici persone innocenti.
La cosa che preoccupa di più di tutti questi avvenimenti è che i musulmani fondamentalisti già dall'infanzia vengono educati per lottare contro il nemico, identificato con l'Occidente. Fra noi occidentali che canticchiamo spesso e volentieri in macchina “Imagine” di John Lennon che fin dal 1971 parla di un mondo pacifico senza contrasti religiosi, c'è chi descrive l'intero islamismo pericoloso ogni volta che accadono attentati simili a quello di Parigi, e chi arriva persino a dichiarare che chiunque abbia un vicino di casa di questa religione debba stare attento, dato che potrebbe essere ucciso da un momento all'altro. Eppure nell'elenco delle vittime dell'attacco al settimanale Charlie Hebdo rientrano due musulmani e le persone che si trovavano all'interno del negozio preso in ostaggio da Coulibaly sono state salvate dall'islamico Lassana Bathily, commesso originario del Mali che ha fatto nascondere i superstiti nella cella frigorifera e per il quale sul web è stata richiesta una medaglia di riconoscimento.Va inoltre considerato il fatto che si ha paura degli estremisti anche nei paesi da cui questi provengono, come dimostra una ricerca fatta in 14 Paesi a prevalenza islamica nel luglio 2014 dagli studiosi americani del Pew Research Center: i dati rilevati da questa indagine testimoniano come il fondamentalismo sia temuto sempre di più, e che quindi non sia solo un problema dei Paesi occidentali o a maggioranza cristiana.
Ora le minacce continuano a perseverare contro l'Europa e i controlli stanno notevolmente aumentando. Tornano anche a farsi risentire le parole dette da Oriana Fallaci nel 2001 in seguito all'attacco alle Torri Gemelle, secondo la quale è e sarà sempre inutile cercare di trattare con i musulmani estremisti i quali, come acciecati, continueranno a distruggere noi occidentali insistentemente; in futuro, secondo le sue parole, nemmeno la maggioranza dei musulmani, laboriosa e pacifica, riuscirà a frenare questa minoranza arrogante.
Nel frattempo due milioni di persone, fra cui capi di Stato di governi europei ed internazionali, compresi il presidente palestinese e il premier israeliano, quindi cristiani e musulmani insieme, hanno preso parte alla manifestazione parigina contro le sette terroristiche in nome della libertà, in nome di Charlie.
Questo testimonia come le religioni diverse possano convivere civilmente e pacificamente, e sostenersi a vicenda per arginare il più possibile le proprie sette estremiste.

Una risposta d'amore
di Benedetta Bergonzi IIB Liceo Classico Romagnosi
“Attacco alla libertà”: ecco la frase che in questi ultimi giorni ha dominato le prime pagine dei giornali. Tre parole che bastano a definire la gravità dell’accaduto. Un episodio di un’atrocità e crudeltà disumana tale da venir considerato un attacco alla libertà, un attacco contro l’umanità stessa. L’intero Occidente è partecipe di una forte sensazione di sgomento e impotenza. Mentre impazzano sul web gli hashtag #jesuischarlie, probabilmente ognuno si chiede ripetutamente questo: cosa si può fare concretamente per affrontare il problema della diffusione del radicalismo islamico? Non esiste una soluzione che istantaneamente ponga fine a questo fenomeno.
Il Presidente francese François Hollande richiama la Francia al’unità: ”Dobbiamo reagire con fermezza, ma con uno spirito di unità nazionale. Dobbiamo essere compatti, mostrare che siamo un Paese unito. Siamo in un momento difficile: molti attentati erano stati evitati, sapevamo di essere minacciati perché siamo un Paese di libertà.” Non è sicuramente un caso che proprio a Parigi si sia consumata la strage. Parigi racchiude in sé tutte le ideologie fondanti dell’Occidente che il terrorismo integralista disapprova e combatte: la libertà, l’uguaglianza, la fraternità che stanno alla base della democrazia. Ma la violenza religiosa è un problema ramificato, che presenta molteplici sfaccettature, differenti manifestazioni e motivazioni. Perciò le risposte dell’Europa devono tener conto delle molteplicità del fenomeno muovendosi attraverso diversi livelli.
Innanzitutto secondo il parere degli esperti occorre rafforzare il sistema europeo di contrasto per prevenire gli attacchi terroristici, esattamente come è avvenuto dopo l’attacco alle Torri Gemelle nel 2002 con il mandato d’arresto europeo e dopo le bombe dell’undici marzo a Madrid, quando fu istituito l’ufficio del coordinatore europeo. E’ necessario perciò che i servizi di sicurezza europei collaborino attraverso uno scambio di informazioni per un controllo ancor più stringente degli spostamenti in entrata e uscita dall’UE e per una maggiore vigilanza del web.
Altro punto fondamentale sono il dialogo interculturale e la controradicalizzazione. Si tratta di una risposta sociale e propositiva che venga messa in pratica a stretto contatto con le comunità islamiche in modo da individuare e avvicinare i soggetti a rischio. La controradicalizzazione, attraverso il lavoro di psicologi e social network, fornirebbe un aiuto materiale e psicologico agli individui più deboli, attratti dall’ideologia dello jihadismo. Si prospetta anche uno scambio maggiore tra religioni che consenta una migliore conoscenza reciproca. Così parla il cardinale francese Jean-Louis Tauran, che crede fermamente in un dialogo interreligioso: ”La religione non è causa di questo misfatto, come delle varie crisi che attanagliano il Medio Oriente, ma la religione non può non essere parte della soluzione. Non si può capire il mondo di oggi senza prendere in considerazione le religioni.”
L’Islam si divide. Da una parte i musulmani francesi condannano l’”orrore” del crimine che non può essere in alcun modo giustificato, dall’altra spopolano sul web gli estremisti che esaltano i loro “eroi”. Eppure anche il Corano sembra non giustificare un atteggiamento violento e una spudorata presunzione di potere di vita e di morte: Sura 2,256 :  Non c'è costrizione nella religione*. La retta via ben si distingue dall'errore. Chi dunque rifiuta l'idolo e crede in Allah, si aggrappa all'impugnatura più salda senza rischio di cedimenti. Allah è audiente, sapiente.
Infine ecco la risposta cristiana di Papa Francesco: #PrayersForParis. Il Pontefice ha manifestato la sua solidarietà spirituale e la vicinanza alle famiglie delle vittime commemorando l’episodio nell’omelia della Messa e nel’incontro con l’arcivescovo di Parigi André Vingt-Trois. Francesco, di fronte alla crudeltà dell’episodio, chiede di pregare anche “per i crudeli, perché il Signore cambi il loro cuore.”…”Dio è amore e soltanto per la strada dell’amore tu puoi conoscere Dio. Amore ragionevole, accompagnato dalla ragione, ma amore.” Invita i cristiani ad amare il prossimo, anche i propri nemici, richiamando l’invocazione iniziale per le vittime e i loro carnefici. E’ attraverso una risposta d’amore che si possono contrastare le cause dell’odio. Una risposta d’amore come impegno al servizio della pace, della fraternità, della libertà.

Occidendalismi
di Rocco Biazzi IIIE liceo classico Romagnosi

L'orrore provocato dagli attacchi terroristici compiutisi ha recato un danno inestimabile alla coscienza e alla sensibilità dell'intera comunità europea. L'impatto generato dalla deflagrazione di questi tristi fatti ha rimarcato la profonda lacerazione creatasi ormai da tempo tra due grandi aree mondiali: l'Oriente e l'Occidente. Un conflitto apparentemente insanabile vede contrapposte entrambe le parti da secoli; si può infatti individuare storicamente una costante che accompagna i vari tentativi di dialogo ovvero la perenne necessità di vivere un rapporto di conflittualità tra lo spirito occidentale e quello orientale. Fino ad ora infatti la differente identificazione culturale è sempre stato motivo di ostilità; ma, sebbene effettivamente sussista una differenza sostanziale, ontologica ed epistemologica, tra queste due aree culturali, l'errore consiste nell'attribuzione di una natura ostile alla diversificazione stessa. Nella produzione di Edward Said, il cosiddetto “Orientalismo” assume una connotazione critica in quanto “insieme delle istituzioni create dall'Occidente al fine di gestire le proprie relazioni con l'Oriente” (da “Orientalismo” di Edward Said). Ciò illustra come nel corso della storia si siano alternate stagioni di politiche occidentali espansionistiche a scopo economico e strategico, quali il colonialismo e l'imperialismo o le più recenti guerre nel Vicino Oriente, essendo questo da sempre fonte di risorse utili al sistema produttivo occidentale oltre che destinatario del commercio di armi prodotte dall'Occidente. Si delineano quindi problematiche di diversa natura assorbite negli anni dalla coscienza orientale, in aggiunta alle nondimeno importanti situazioni di tensione già presenti all'interno dell'Oriente stesso; si pensi all'irrisolta e secolare spaccatura nella cultura islamica tra sunniti e sciiti che rappresentano rispettivamente circa il 90% e il 9% della comunità islamica, spaccatura quasi visibile geograficamente. Tutto ciò, oltre a rendere più problematici i rapporti costituitisi col tempo tra le due aree, determina inoltre all'interno della comunità europea una mistificazione della cultura islamica acuita dalla scarsità di informazioni e da giudizi superficiali. L'attentato commesso ai danni della redazione giornalistica di Charlie Hebdo e la nefanda vicenda svoltasi nel supermercato kosher rischiano indubbiamente di generare un efficace proselitismo non solo nelle zone più retrive in cui domina la componente integralista della religione islamica, ma anche negli istituti in cui si annida un forte risentimento, quali i penitenziari o i moderni ghetti quale la banlieue. Occorre quindi attuare delle politiche di integrazione realmente valide che possano efficacemente affrontare l'inevitabile processo migratorio, fornendo ai migranti la possibilità di ridefinirsi come individui significanti e dignitosi all'interno della civiltà europea, aborrendo invece la discriminazione e la conseguente emarginazione. In questo modo l'Occidente, nel rispetto dei suoi nobili valori fondanti quali la tolleranza, la libertà di pensiero e il cosmopolitismo, favorirebbe un effettivo progresso nel relazionarsi con l'Oriente.

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